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ANTIPASTI, fagioli, Foto, LEGUMI, LUOGHI&FOTO, RICETTE, RISTORANTI, spinaci, VERDURE

…se vai a Siena fermati alla Sosta di Violante

9 aprile 2017

Le crete senesi. L’argilla o creta, col il suo colore grigio-azzurro rende caratteristico il territorioLe ferie ormai sono diventate un bene prezioso, bisogna saperne fare buon uso perchè in ferie ci si deve riposare; questa è la priorità. Così siamo riusciti a conquistarci faticosamente due giorni per visitare Siena e dintorni. Ci siamo voluti godere anche il paesaggio che da Livorno ti conduce a Siena, partendo dal mare, attraversando le campagne per giungere alle colline toscane, fino alle famose crete senesi.

Un itinerario in cui i piccoli borghi scandiscono il tempo, ti riportano a tempi antichi, lontani. Tra borghi privati e luoghi sacri la prima tappa è stata Torri, una frazione del comune di Sovicille, nella provincia di Siena. Qui abbiamo avuto la fortuna di trovare aperto Il Chiostro dell’Abbazia delle Santissimi Trinità e Mustiola, costruito con bicromia di marmi, con lo stesso stile del duomo di Siena, la cui parte originaria risale al XII secolo.

“Il Chiostro è suddiviso in tre ordini sovrapposti di logge: uno, il più antico, è del 1189 ed è costituito da marmi policromi bianchi, rossi e nero-verdi. Le colonnine che sorreggono gli archi sono una diversa dall’alta: tonde, ottagonali, lisce, decorate a basso rilievo e poggiano su un muretto ornato a losanghe. Il pavimento del chiostro è interamente in cotto. I capitelli rappresentano soggetti naturali, mentre scene dell’Antico Testamento sono scolpite sui pulvini: Peccato Originale, Caino e Abele, l’Anello di Re Salomone, la Sirena bicaudata e il Grifone che divora un pesce.

Negli archi sono alternati il travertino bianco e l’albarese nero, che formano così una dicromia che si ritrova anche nel colonnato. Gli altri due loggiati, più tardi, furono costruiti nel XIII e nel XIV secolo.” (da toscanaeturismo)

Dopo aver fatto un giro del paese siamo rimontati in macchina inoltrandoci per le colline senesi passando da Grotti con sosta a Buonconvento, per giungere a Siena. L’ultima volta che ci sono stata era inverno ed era sera, il tempo di affacciarmi in piazza del campo e scappare via, non mi ricordavo come fosse bella la Fonte Gaia, la monumentale fontana rivolta verso il Palazzo pubblico in piazza del Campo, risalente al 1346.

Dopo aver fatto il giro della piazza e qualche foto ricordo, tra turisti, studenti e gente del posto siamo andati verso porta Romana a cena all‘osteria la Sosta di Violante sotto suggerimento di Giulia. Oltre ai pici al ragù di capocollo che dovevo assolutamente aassaggiare, ho ordinato degli involtini di lardo di cinta ripieni di spinaci cotti al vapore serviti su crema di fagioli cannellini, il tutto accompagnato da un calice di vino rosso toscano e la cordiale ospitalità dei proprietari; degna conclusione di una splendida gita.

Tutto molto buono a tal punto che appena rientrata mi sono messa a fare sia i pici a mano (…lavoro lungo e certosino per chi come me non lo fa abitualmente ma di soddisfazione) che gli involtini di spinaci e lardo, tanto buoni che ormai stanno diventando un classico delle nostre cene casalinghe. Condivido con voi la ricetta per come l’ho interpretata io.

Involtini di lando e spinaci saltati su crema di cannellini

per la crema di cannellini

  • 200 g di fagioli cannellini lessati e un poco della loro acqua di cottura
  • olio evo
  • sale q.b.

per gli involtini

  • 4 fettine di larno
  • 400 g di spinaci gia lessati e ben strizzati
  • 1 aglio in camicia
  • olio
  • sale

Frullare i fagioli con un po’ della loro acqua di cottura ancora calda con un po’ di olio evo e sale, deve risultare una crema di media densità. Saltare gli spiaci in una padella con l’olio e laglio in camicia per qualche minuto in modo da togliere l’umidità. Stendere su un tagliere le 4 fettine di lardo, mettere ad una estremità una grossa quenelle di spinaci e formare gli involtini. Vesare in ogni piatto due cucchiai di crema di cannellini ed adagiarci sopra un involtino. Servire caldi.

Suggerimento: Non lasciate raffreddare gli spinaci in modo che il lardo inizi leggermente a sciogliersi con il loro calore. Nella foto della mia ricetta ho usato un coppapasta di forma quadrata per dare un tocco di originalità all’involtino che è diventato un cubo.

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Cerreto Guidi, una passione che dura nel tempo, Medicea 2016

17 luglio 2016

Una passione, la mia, che dura da anni da quando per la prima volta nel 2012 sono stata ospitata in questo paese nel cuore della Toscana; una passione per il paese stesso ma soprattutto per le persone che ho incontrato, una passione, la loro, che riescono a trasmettere con entusiasmo ogni volta.

Anche quest’anno la grande manifestazione Medicea 2016 che si conclude stasera ha avuto un grande successo tra mostre, spettacoli ed eventi. Dal 6 al 17 luglio le innumerevoli iniziative hanno focalizzato l’attenzione su Cerreto Guidi ed in particolare quest’anno, grazie al lavoro di Lorenzo Caponi sommelier del Ristorante PS, il concorso Rubino Mediceo ha coinvolto ben 28 Aziende toscane che hanno partecipato con 94 vini, un risultato di cui poter esser fieri.

La prima giornata a cui ho partecipato è stata intensa a partire dalla visita alla Villa Medicea che nel giugno 2013, insieme ad altre 11 ville e 2 giardini medicei della Toscana, è entrata a far parte del Patrimonio dell’Umanità Unesco. Insieme all’Assessore all’Agricoltura Paolo Feri e accompagnati da Silvia, guida preparatissima, ho visitato le sale del museo della Villa. Nella prima sala, la sala degli arazzi, sono esposti quattro arazzi del 1637 recentemente restaurati che rappresentano le quattro stagioni. Bellissimi i particolari che ci raccontano la vita e gli usi dell’epoca. 

A CENA CON BACCO 2016 (4) Continue reading “Cerreto Guidi, una passione che dura nel tempo, Medicea 2016” »

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Dolci estivi: gelato al cioccolato, pere giugnoline e meringa – tiramisù con gelato alla crema

23 giugno 2016

Anche quest’anno ho ricevuto in regalo da Gianna dell’Osteria del Ghiotto di Canneto le pere giugnoline! E siccome la voglia di qualcosa di dolce è irresistibile anche in estate ho pensato a due classici dolci dei pranzi della domenica di quando ero piccola, crostata pere e cioccolato e tiramisù ma in una versione più fresca e soprattutto facile e veloce da realizzare. 

dolci estivi, gelato al ciocolto con pere giugnoline (8)

L’ispirazione viene dal sito di DALANI, fonte di nuove idee e shopping perchè oltre alla passione per la cucina ed il buon cibo ho anche una stana mania relativa all’arredamento della casa, ogni tanto sento il bisogno di cambiare disposizione dei mobili in una stanza o di sostituire qualche vecchio oggetto con uno nuovo per cambiare stile o di dare nuova vita ad un angolo della casa cambiando l’illuminazione ecc… Non credo di essere l’unica donna che subisce il fascino del desing e dell’arredo!

Nel sito c’è una sezione Magazine con articoli e suggerimenti sempre molto interessanti, quello che mi ha fatto venir voglia di un dolcino estivo è stato l’articolo Banana split e Iced coffee: dolce estate retrò.

dolci estivi, gelato al cioccolato con pere giugnoline (8)dolci estivi, gelato al cioccolato con pere giugnoline (5)dolci estivi, gelato al ciocolto con pere giugnoline (2)

Da piccola non mangiavo dolci ma ricordo benissimo quelli che mangiavano i miei. La domenica si consumava il pasto in sala da pranzo, una stanza con una delicata carta da parati che veniva usata solo nei giorni di festa e non mancava mai un dolce a fine pasto. mio padre andava matto per i cannoli alla crema ma mia madre sapeva fare solo crostate e un dolce alto e morbido alla ricotta più adatto a merende e colazioni. La crostata cioccolato e pere era un classico e spesso, se avevamo ospiti, c’era il tiramisù servito in una grande pirofila di vetro. Adesso al pranzo della domenica ci penso io e non sempre c’è il dolce a fine pasto ma con l’arrivo dell’estate è giunta anche la voglia di qualcosa di dolce e fresco. Queste sono due proposte veloci da fine pasto, un gelato alla cioccolata con pere giugnoline sciroppate e meringa e un tiramisù con gelato alla crema, biscotti savoiardi sbriciolati, caffè liofilizzato e cacao in polvere.

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Le ricette del Sor Fattore #8 – dal latte al raveggiolo passando dalla Fattoria Il Palagiaccio

4 maggio 2016

Questa volta il Sor Fattore è andato in fattoria per seguire le fasi della lavorazione del latte fino a diventare formaggio. Un percorso dalla stalla al caseificio, dai formaggi freschi a quelli stagionati, dalla grotta del Gran Mugello Ubaldino alla tavola passando anche dai prodotti della Tuscany Farm , grande sorpresa ma di questo parlerò in un post dedicato alla cosmesi. 

FORMAGGI AL PALAGIACCIO

Ospite dell’Antica Fattoria il Palagiaccio per aver vinto il primo premio del contest #lattidamangiare nell’ottobre del 2015, ho avuto la possibilità di visitare l’Azienda della famiglia Bolli sotto la guida di Carlo, uno dei due figli, che insieme a sua madre mi hanno ospitata con la fondamentale collaborazione dello loro staff. Con me c’era Daniela del blog chiediloalladani terza classificata, per motivi di lavoro mancava Giovanna del blog acquacottaefantasia seconda classificata.  

i formaggi al Palagiaccio (10)

FOTO 1 – ELEONORA VIVOLI

Abbiamo iniziato dalla produzione della ricotta dove Eleonora (FOTO 1) ci ha spiegato il procedimento e quali sono gli ingredienti con cui viene fatta, siero di latte vaccino con aggiunta di latte vaccino pastorizzato e sale. Il latte ed il siero vengono scaldati  80-90°C, poi si attende la coagulazione che si vede dal formarsi dei tipici fiocchi che caratterizzano la tessitura leggera e delicata della ricotta (FOTO 2) e dopo la spannatura manuale con dei grandi ramaioli si mette la ricotta negli appositi cestelli per far uscire il liquido in eccesso (FOTO 3).

i formaggi al Palagiaccio (16)

FOTO 2 – SCHIUMAROLA

i formaggi al Palagiaccio (33)

FOTO 3 – RIEMPIMENTO DELLE FUSCELLE

Le fuscelle colme di ricotta vengono trasferite nella cella refrigerata a 0-2°C, raggiunta la temperatura di raffreddamento il prodotto è pronto per la vendita e viene etichettato come FIOR DI RICOTTA. Continue reading “Le ricette del Sor Fattore #8 – dal latte al raveggiolo passando dalla Fattoria Il Palagiaccio” »

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Gita in Salento, una minestra di ceci, la ricetta di ciceri e tria

30 gennaio 2016

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Per la prima volta in vita mia sono stata in Puglia e ne sono rimasta affascinata nonostante il mal tempo (ha iniziato a nevicare…). Tre giorni a Lecce e dintorni nel cuore del Salento. Niente macchina fotografica; per problemi di spazio (e di peso) ho dovuto rinunciare sia alle foto che ai souvenir mangerecci che avrei portato volentieri a casa,  solo qualche scatto con il cellulare ed un libro di cucina pugliese. E’ solo una piccola parte della Puglia quella che vi racconto oggi, spero sia il punto di partenza per nuovi viaggi perchè c’è tanto da vedere, da visitare, da raccontare e da assaggiare.

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Lecce è una città d’arte con le sue bellissime Chiese ed i Palazzi storici in stile Barocco, le facciate di questi affascinanti edifici, i cortili e le corti offrono immagini da cartolina. Sono rimasta incantata da questa architettura che nonostante la sua ricchezza riesce a non risultare pesante, i colori e le forme tra la cartapesta ed le ceramiche (famose quelle di Grottaglie) rendono unica questa città.

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Percorrendo la strada lungo le campagne, in queste distese a perdita d’occhio di ulivi secolari si vedono delle particolari costruzioni chiamate pajare o caseddhi che servono da rifugio a pastori e contadini per ripararsi dal maltempo, dalla calura, per riposare ma anche per riporre gli attrezzi. Sono realizzate con le pietre che venivano tolte dai campi da coltivare e usate anche per i muretti di confine.

Esteticamente più suggestivi sono i trulli che ho visitato ad Alberolello, delizioso paese in provincia di Bari, il cui centro storico è interamente costituito da trulli che lo rendono unico al mondo tanto da essere stata iscritta nella lista dei siti Patrimonio Mondiale Unesco dal 1996.

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Trullo siamese di Veneziano Albano Via Monte Nero, 50 Alberobello, L’arigianato di Qualità, bellissimi souvenir e accoglienza squisita!!!

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La prima cosa che ho voluto assaggiare la sera a cena è stato un bel piatto di ciceri e tria che con quel freddino ci stava proprio bene. Ho cucinato diverse volte questa ricetta ma sempre in versione rivisitata come finger food, il mio classico finger food, ciceri e trie in bianco e nero, la versione semplificata e toscanizzata direinon l’ho mai preparata seguendo la ricetta originale e prima di farlo volevo assaggiare un vero piatto di ciceri e tria, l’originale, a regola d’arte. 

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E’ un piatto di origini antichissime, sembra che ce ne sia traccia nelle Satire del poeta latino Orazio, scritte tra il 35 il 30 a.C., dove descrive una minestra di ceci, porro e lagane ovvero qualcosa di simile alla nostra pasta fresca, in seguito verrà sostituito dal termine tria diffuso nel Salento ed in Sardegna di origine araba  ytria o ytrya, che significa pasta secca. Questo è un piatto della tradizione, uno di quei piatti poveri della cucina contadina che ancora oggi è protagonista della tavola il giorno di San Giuseppe, il 19 marzo. La particolarità di questa minestra di ceci è che una parte della pasta fatta in casa, tipo tagliatelle larghe 1 cm e lunghe 15 cm,  viene fritta donando una piacevole croccantezza al piatto. La ricetta che vi propongo mi è stata venduta come quella originale ma in realtà ci sono molte versioni simili tra loro con qualche ingrediente in più o in meno, non me ne vogliano i pugliesi, a mia discolpa posso dire che comunque sia è un piatto buonissimo.

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La tria

  • 400 g di semola di grano duro rimacinata (siccome non riesco a seguire alla lettera le ricette, per la mia tria ho usato 250 g di semola di grano duro e 150 g di farina di farro integrale aggiungendo un po’ più d’acqua)
  • 100 ml di acqua tiepida
  • sale qb

Lavorare la farina con l’acqua unendo circa mezzo cucchiaino di sale per 10 minuti fino ad ottenere un impasto elastico, liscio ed omogeneo. Lasciar riposare mezz’ora in un panno umido. Staccare dall’impasto una parte di pasta e stenderla fino ad ottenere una sfoglia alta 2 mm. Tagliare le trie larghe 1 cm e lunghe 15 cm circa. Continuare con il resto dell’impasto.

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Ciceri e tria

  • 300 g di tria
  • 250 g di ceci secchi
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato
  • 2 foglie d’alloro
  • 1 gambo di sedano con le foglie
  • 1/2 cipolla bianca
  • olio evo
  • olio di semi di mais per friggere
  • sale e pepe qb

La sera prima mettere a mollo i ceci in acqua con il bicarbonato che dovrebbe aiutare a renderli più morbidi in cottura. 

Sciacquare i ceci e metterli in una pentola capiente, ricoprirli d’acqua. aggiungere 2 foglie d’alloro e cuocere a fuoco basse fini a cottura. Tenere da parte con la loro acqua. Cuocere 200 g di tria in acqua bollente salata nella quale avete messo il sedano spezzato in due e scolare al dente. I restanti 100 g di tria vanno fritti in olio di mais fino a doratura. In una padella capiente mettere 3 cucchiai d’olio evo, far appassire la cipolla tritata, unire i ceci con un po’ della loro acqua e la tria sia lessata che fritta. Far insaporire per qualche minuto, aggiustare di sale e aggiungere il pepe (facoltativo) e servire la minestra di ceci ben calda.

 

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La perfetta padrona di casa… il piacere di invitare e i mini cornetti con patè di olive taggiasche

13 gennaio 2016

Il blog è nato proprio dal piacere di invitare le amiche a cena, non c’è gusto a cucinare senza condividere! Questo è uno dei progetti per il nuovo anno: invitare cercando di essere una “perfetta” padrona di casa perchè mio padre mi ha insegnato ad impegnarmi ed essere orgogliosa del mio lavoro qualunque attività io stia svolgendo. Almeno ci provo.

Accogliere amici e parenti nella propria casa, alla propria tavola non è solo una questione di offrire un buon pasto, si tratta di manifestare il piacere di accogliere dal momento in cui si apre la porta di casa, dall’arredamento comodo ed ordinato, dalle luci che creano la giusta atmostera, alla mise en place alla quale tengo in maniera particolare che cambia in base al menù, all’occasione ed alla stagione, può essere una cena tra amiche in estate in giardino, un compleanno in famiglia, una cena romantica per qualche ricorrenza, l’arrivo di parenti da lontano durante le vacanze, o un qualsiasi pranzo domenicale da rendere semplicemente speciale, ogni scusa è buona per stare insieme.

Per potervi dare qualche consiglio troverete di seguito alcune idee prese dal sito di  DALANI che ho messo in pratica in più di un’occasione, nei pranzi e nelle in casa e all’aperto, per la casa e per la tavola, un negozio fornitissimo. Continue reading “La perfetta padrona di casa… il piacere di invitare e i mini cornetti con patè di olive taggiasche” »

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Storica Fattoria il Palagiaccio, una giornata da non dimenticare

11 ottobre 2015

Ci sono momenti nella vita che ti mettono a dura prova, dolori da affrontare di cui è difficile parlare ma ci sono gioie e soddisfazioni che ti danno la forza di affrontare tutto, momenti di serenità che alleggeriscono la vita. Chi mi conosce sa di cosa sto parlando ma sa anche che sono una persona che affronta la vita con coraggio, sono una persona a cui piacciono le cose semplici e di cose semplici e pure vive.  La passione per la cucina non è solo un passatempo, è aggregazione, cultura, impegno e condivisione ed aver partecipato al contest “lattidamangiare” organizzato dalla Storica Fattoria Il Palagiaccio mi ha fatto scoprire una realtà che conoscevo solo marginalmente in cui ho ritrovato tutto questo.

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Qualche giorno fa sono stata contattata dall’Ufficio Commerciale del Palagiaccio che mi invitava al taglio del primo Gran Mugello Ubaldino presso il Palazzo de’ Vicari a Scarperia, località famosa in tutto il mondo per i suoi coltelli, tradizione che si tramanda da cinque secoli di generazione in generazione, dove si sarebbe svolta anche la premiazione al contest al quale avevo partecipato informandomi che ero tra le 10 finaliste! Un bel traguardo visto il gran numero di partecipanti e l’alto livello delle ricette. Queste le ricette delle 10 finaliste in ordine di classifica:

 10° classificata Nadina Serravezza di Pasticciando con magica Nanà con

Pizza con funghi misti e Tartufino del Mugello

9° classificata Shamira Gatta di Lovely Cake con

Tatufino d’Oro

8° classificata Alice Del Re di Pane Libri e Nuvole con

Ravioli alle fave e robiola con fonduta di Gran Mugello

7° classificata Irene Dell’Acqua di Dolceamaro con

Gnocchetti fritti su fonduta di Tartufino del Mugello

6° classificata Letizia Cicalese di Risotto perfetto con

Risotto semintegrale al prosecco con radicchio rosso, uvetta e Galaverna del Mugello

5° classificata Valentina Ermini di Le cosine buone con

Grissini di cacio e pepe con formaggio Gran Mugello 

4° classificata Consuelo Tognetti di I biscotti della zia con

Gnocchi alle castagne con fonduta di Gran Mugello Ubaldino e pinoli tostati

3° classificata Daniela Stratta di Chiedilo alla Dani con

Tratufino del Mugello nell’uovo su fiore di chips di patate e ketchup di rape rosse

2° classificata Giovanna Menci di Acqua cotta e fantasia con

Falò del carbonaio

PRIMA classificata Enrica Palandri di UNACENACONENRICA con

GNOCCHI COLORATI SU FONDUTA DI GRAN MUGELLO

A tutte e dieci è stato consegnato questo importante riconoscimento

 ATTESTATO DI MERITO per l’importante risultato ottenuto nel Food Blogger Contest “Latti da Mangiare” , dovuto all’assiduo impegno teso alla divulgazione, alla corretta informazione e alla proposta delle Eccellenze Agroalimentari di filiera corta a km 0: viene per tali meriti conferita la qualifica professionale onorifica di “SOR FATTORE” della Storica Fattoria Palagiaccio dal XIII sec. Tale riconoscimento per l’impegno, la passione e l’inventiva Le attribuisce di diritto per un anno l’incarico di “AMBASCIATORE” della vera cultura agroalimentare toscana, che Ella vorrà adempire con professionalità e passione nell’interesse generale del Paese. Scarperia, 04/10/2015 – Dr Luigi Achille Bolli.

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Quando hanno pronunciato il mio nome per la prima classificata mi è preso un colpo! Felicissima, onorata per questo grande riconoscimento e terrorizzata al pensiero di dover parlare in pubblico per raccontare la ricetta che non ricordavo… il commento di chi ha assaggiato la ricetta è stato “meglio la ricetta del discorso” tanto per levarmi dall’impaccio, per sdrammatizzare da bravi labronici buttandola sul ridere. Dopo aver ascoltato la spiegazione delle ricette di Daniela e Giovanna ero certa che non avrebbero pronunciato il mio nome per il primo posto ed invece… Nell’illustrare la mia ricetta mi sono veramente emozionata e non ricordandola bene (l’avevo preparata a febbraio…) sono stata molto ma molto sintetica. Avrei voluto dire che nel partecipare a questo concorso ho voluto mettere in primo piano i formaggi del Palagiaccio esaltandone sapori e profumi in tutte e tre le ricette che avevo preparato, la ricetta vincente in particolare racchiude tre aspetti fondamentali della mia cucina, la qualità con il formaggio Gran Mugello Ubaldino, la stagionalità con il cavolo viola, le carote e le erbe aromatiche e semplicità con il recupero del nostro ottimo pane toscano raffermo col quale si preparano gli gnocchi di questo piatto. Vi invito a provarla e a dare un’occhiata a tutte le ricette del concorso a partire da quelle nella top ten.

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Il primo premio, un magnifico cesto con i prodotti della Storica Fattoria il Palagiaccio e del territorio, mi è stato consegnato da Carlo Bolli e Matt Reilly della Cheese marker Eataly di Chicago che dopo la premiazione ha condiviso il bellissimo momento del taglio della prima forma di formaggio Gran Mugello Ubaldino con il padrone di casa Luigi Bolli che nel suo discorso ha ringraziato tutti i collaboratori, tutte quelle persone che lavorano con lui fondamentali per il successo di questa incredibile Azienda e questo mi è piaciuto moltissimo.  Continue reading “Storica Fattoria il Palagiaccio, una giornata da non dimenticare” »

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Livorno-Bruxelles, andata e ritorno 42 anni dopo…

20 giugno 2015

Una della cose belle di partire per le ferie è il rientro a casa. Si, a me piace tornare a casa, nella mia amatissima casa, con le mie comodità portando con me ricordi, momenti, sensazioni, esperienze, incontri, oggetti, sapori, profumi, luoghi… Quando si parte per un viaggio si hanno occhi grandi e si fa tesoro gelosamente di tutto ciò che si è visto. Quest’anno sono voluta tornare in Belgio, a Bruxelles, per ritrovare la casa dove ho vissuto per tre anni quando ero molto piccola, esattamente in Chaussée de Waterloo Rhode-Saint-Genèse, fuori Bruxelles. Potrei raccontarvi molte cose di questo viaggio ma non riesco a descrivere con le parole l’emozione che ho provato…

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Mio padre fu trasferito in Belgio per lavoro quando io avevo circa 5 mesi, mia madre non parlava una parola di francese e tanto meno di fiammingo ma si è saputa destreggiare in qualche maniera con tre figli piccoli imparando anche a guidare sul ghiaccio facendo scuola di derapagè, impresa che per una veneziana non deve essere stata cosa semplice. 

Avevo il desiderio di rivedere quei luoghi della mia infanzia da tempo ma negli ultimi mesi era diventata quasi un’esigenza e siamo partiti affrontando un piacevole viaggio in macchina verso il Belgio passando per la Francia. La prima tappa è stata Lione, non era la prima volta che visitavo quella che viene chiamata la piccola Parigi e meno male perchè avendoci soggiornato domenica e lunedì abbiamo trovato la maggior parte delle attività chiuse, Lundi fermè!! 

Lione 2015 (21)

LIONE

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LA BASILICA DI NOTRE-DAME DE FOURVIERE

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RESTAURANT AMPHITRYON, 33 RUE SAINT-JEAN 

Lione

BARCONI SUL RODANO – THE CROCK’ROLL, 1 RUE DESIREE

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Seconda tappa Reims, una bella cittadina del nord della Francia che mi è piaciuta moltissimo, una città che vive ad un ritmo umano, con una bellissima cattedrale intorno alla quale si muove un turismo moderato, mi ha dato l’idea di una città dove si vive serenamente. Ma da amante del buon cibo la cosa che mi è piaciuta di più è una piccola èpicerie gestita da una coppia molto cordiale.

Reims 2015 (1)REIMS

CATHEDRALE NOTRE-DAME DE REIMS

REIMS

Reims

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L’ ÉPICERIE AU BON MANGER – Épicerie + Cave + Restauration – 7 RUE COURMEAUX, 51100 REIMS

Abbiamo trovato questa épicerie casualmente, come spesso ci capita nei viaggi, attratti dai tavolini in formica stile anni ’50 e soprattutto dai due banchi di formaggi, affettati e terrine che avevano un aspetto molto invitante, oltre all’esposizione di vini, champagnes e dei vari prodotti di alta qualità. Era tardi per il pranzo e presto per la cena o per un aperitivo, insomma era l’ora della merenda e abbiamo chiesto di poter fare una piccola degustazione con un piccolo vassoio di affettati e formaggi giusto per accompagnare un bicchiere di champagne ed uno di vino rosso. Eric, il proprietario insieme alla bella e giovane moglie Aline, ha voluto specificare che l’assiettes che sono nel menù sono molto più ricchi di quello che abbiamo richiesto noi, e vi assicuro che ci ha comunque saziato.

Tra tutti ho appezzato moltissimo il formaggio Morbien per non parlare del prosciutto che si scioglieva in bocca, francese anche questo ma molto simile a quelli spagnoli. Lo champagne ed il vino meravigliosi, un rosso greco – prodotto e imbottigliato da Evriviadis Sklavos, Cefalonia – (mai bevuto vini greci avendoli sempre sottovalutati e di questo mi pento amaramente), lo champagne – Emmanuel Brochet, Extra Brut Le Mont Benoit – della zona mi ha fatto ricredere, ho sempre preferito i nostri spumanti ma ora capisco che non avevo mai assaggiato un vero champagne di qualità. Questo posto ci è rimasto nel cuore non solo per la bontà e l’eccellente qualità dei prodotti assaggiati ma anche per la gentilezza, la disponibilità e la simpatia di Aline ed Eric che siamo tornati a trovare anche il giorno seguente.

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Riguardo a Bruxelles voglio parlare di persone e personaggi, la città capitale del Belgio con le tipiche casette fiamminghe dai frontoni triangolari realizzate per lo più in mattoni rossi, vi voglio parlare di un negozio aperto da poco da una coppia di italiani, siciliani per l’esattezza, il Settebello.

Bruxelles 2015 (77)

 

SAINT-GERY, ex mercato coperto di frutta e verdura costruito nel 1881

BRUXELLES

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TINTIN – MANNENKEN PIS

Prima ancora di Heidi, nei miei ricordi c’è TinTin, il cartone animato che guardavo da piccolina. Anche tornati in Italia, granzie all’antenna francese, guardavamo il canale antennedu dove mandavano in onda Le avventure di TiTin con l’inseparabile Milou! 

Dell’Mannenken Pis non ne avevo ricordo invece, probabilmente la storia belga non era tra i miei interessi di bambina. Questa piccola statua in bronzo alta 50 cm è il simbolo dell’indipendenza di spirito degli abitanti di Bruxelles, ironici e scherzosi. La leggenda narra che questo ragazzino fece la pipì sulla miccia accesa di una bomba destinata alla Grand-Place, spengendola e salvando la città, in realtà questa stata è semplicemente una fontana costruita sotto il regno degli arciduchi Alberto e Isabella D’Asburgo per rifornire il quartiere d’acqua potabile. 

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BIRRERIA POECHENELLEKELDER, LEFFE – MORT SUBITE

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BIRRERIA AU BON VIEU TEMPS, PERSONAGGIO DEL LUOGO – TRAPPIST WESTVLETEREN 12

Questa birreria pur essendo in pieno centro non è facile da trovare, tra le grandi vetrine di Chocolatiers, le varie Friterie con le famose frites e attività varie abbiamo scorto una piccola entrata che prometteva qualcosa di antico e vero. La birreria Au Bon Vieu Temps è una tra le più antiche e più belle di Bruxelles, sembra di entrare in una Cattedrale ed in questa atmosfera tra luci basse, arredamenti in legno scuro, il caminetto in marmo e il bancone in rame abbiamo incontrato un allegro personaggio che pare si facile da incontrare nelle varie birrerie della città, mi si è palesato davanti così come lo vedete nella foto per farsi fotografare in quella posa!! Accontentato. Dopodichè abbiamo ordinato quella che viene definita la migliore birra del mondo, la Trappist WESTVLETEREN 12, 15 euro a bottiglia ma ne vale la pena. Queste sono proprio le mie origini, non ci sono dubbi!!!

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SETTEBELLO, 59 RUE DE FLANDER, 1000 BRUXELLES

Il Settebello è una gastronomia dal designer moderno ed essenziale con prodotti tipici italiani selezionati con cura dal proprietario Francesco, in particolar modo vini e caffè ma c’è anche un angolo con prodotti biologici e di qualità come olio, passata di pomodoro, sali aromatizzati, confetture e specialità sott’olio.

Per noi è stato soprattutto il posto ideale per prendere un buon caffè, evento raro sia in Belgio che in Francia perlomeno per noi italiani; è possibile bere anche dell’ottimo vino al bicchiere guidati dai consigli e dai racconti più che piacevoli del proprietario.

Il locale ha un’aria fresca e pulita, è in una bella zona della città ed invoglia ad una sosta, io ci sono tornata un paio di volte e se vi capita di soggiornare a Bruxelles ve lo consiglio come tappa obbligatoria.

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Lasciamo Bruxelles per andare a visitare Brugge, capoluogo delle Fiandre occidentali. Il centro storico è circondato da canali chiamati reien, un tempo servivano per il trasporto merci oggi vengono usati solo per i turisti. Brugge non ha subito danneggiamenti durante le guerre riuscendo a mantenere l’originale architettura Medioevale e dal 2000 è Patrimonio dell’umanità tutelato dall’UNESCO.

Brugge (11)

BRUGGE

BruggeBrugge

REIEN – VISMARKT 

Il Vismarkt è l’antico mercato del pesce dove per secoli è stato venduto pesce fresco tra le colonne di queste suggestive bancarelle in marmo, oggi di pescherie ne rimangono pochissime ed al loro posto nel fine settimana si vendono articoli di antiquariato, modernariato e bric-à-brac.

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Lille, ultima tappa francese prima del rientro in Italia, città di confine capoluogo della regione Nord-Pas-de-Calais, la porta d’ingresso verso l’Europa del Nord, città dinamica e variopinta la più fiamminga tra le città francesi.

Lille (37)

LILLE

Devo dire onestamente che nonostante il centre ville sia molto bello e ricco di splendidi monumenti, non sono rimasta particolarmente colpita da questa città. Si sa a volte si capita nel posto sbagliato al momento sbagliato, sarà stato un caso certamente ma aver mangiato a pranzo un’insalata con del pollo grigliato che non sembrava del tutto fresco, aver cenato in uno dei ristoranti più belli dove come contorno ad un filetto in salsa di champignon de Paris c’era un ammasso di tagliatelle all’olio (scotte), aver fatto colazione con un caffè “ristretto” lungo quanto un bicchiere da bibita ed aver caricato i bagagli in macchina importunati da un paio di ragazzi totalmente ubriachi alle 9.00 di mattina non ha lasciato in me una bel ricordo della città. 

Lille (2)

LE BEFFROI, CAMERA DI COMMERCIO DI LILLE

Lille

GLI UNICI 5 MINUTI DI PIOGGIA IN TUTTA LA VACANZA

A favore di Lille devo dire che sono comunque riuscita a gustarmi un ottimo foie gras con il classico pian brioches ed il burro salato, chissa per quanto tempo non potrò più mangiarne e non per una questione etica ma per una questione di fornitori…

Adieux Belgio, adieux Francia!

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Asti (6)

Si riparte verso l’Italia, ultima tappa Asti per una meravigliosa cena tutta italiana, nonostante la stagione abbiamo ordinato un piatto di pasta (fatta in casa) e fagioli e uno di taglierini ai broccoli, tra un bicchiere di Barolo ed uno di Barbaresco, uno più buono dell’altro. Il ristorante, Angolo del Beato, Vicolo Cavallieri 2, lo abbiamo trovato per caso, senza guide o altro, come si dice “a naso” ma ci hanno poi detto che ad Asti è difficile non mangiar bene! 

Foto, LUOGHI&FOTO, VARIE

Girellando per la Toscana e due posti dove fermarsi a mangiare

15 gennaio 2015

L’ultimo post risale esattamente ad un mese fa, era 15 dicembre 2014. Mi sono impigrita, è vero ma non nel senso che mi sono data all’ozio senza muovere un dito, no affatto. Mi sono impigrita nel senso che tra cene, pranzi e compleanni ho cucinato tantissimo, soprattutto ho rigovernato tantissimo (cosa che non mi piace affatto) e mi sono stancata tantissimo quindi quando potevo dedicarmi a ciò che mi piaceva rinunciavo per riposarmi; in questo senso mi sono impigrita senza più allestire set per le foto dei post o scrivendo due righe, niente, la stanchezza ha preso il sopravvento. Un cosa per me però l’ho fatta, ho girellato per la Toscana, regione in cui vivo ma che non smetto mai di scoprire; il mare di Livorno del primo gennaio, la spiaggia della Mazzanta, il lungarno di Firenze, le terrazze nascoste di Monte San Savino, gli scorci di Cortona, i casali abbandonati nella campagna toscana… è innegabile, la Toscana è bella in qualsiasi stagione la si visiti.

 

Livorno – 1 gennaio 2015

1 gennaio (36)1 gennaio (4)1 gennaio (26) Continue reading “Girellando per la Toscana e due posti dove fermarsi a mangiare” »

DOLCI, Foto, FRUTTA & AGRUMI, pere, RICETTE, RISTORANTI

La pera giugnolina sciroppata

24 giugno 2014

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Ogni tanto la vita ti fa delle belle sorprese! L’altra sera sono stata a cena a Canneto, allOsteria del ghiotto, come al solito siamo stati bene, ottima carne, spesa giusta ed infine anche un regalo: Sandra mi ha regalato le pere giugnoline dell’albero del suo babbo. Non conoscevo questa varietà molto antica che sembra sia stata individuata intorno al 1700 nei terreni prossimi al padiglione di caccia dei marchesi Guerrini Gonzaga nella località di Moglia, nel basso Mantovano. Il frutto è piccolo, dolce, aromatico e la polpa è soda e mediamente succosa. Ha la caratteristica, da cui il nome, di maturare precocemente rispetto alle altre varietà di pere, a fine giugno.

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Dopo averle fotografate, perché son troppo carine, le ho assaggiate e sono deliziose e dal momento che Sandra è stata veramente generosa regalandomene una bella quantità ho pensato di preparare dei vasetti di pere giugnoline sciroppate da poter servire durante l’inverno con gelati, creme e cioccolato. Ci vuole un po’ di pazienza perché sono piccoline e vanno lavate, asciugate e sbucciate una per una ma ne vale la pena. Se non trovate questa rara varietà cercate delle pere che abbiano la polpa soda e compatta.

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pere giugnolile sciroppate 006

Pere sciroppate

  • 1 kg pere giugnoline 
  • il succo di 1 limone e 1/2 biologico
  • un ciotola con acqua e il succo di 1/2 limone biologico
  • 200 g zucchero
  • 1 l d’acqua
  • 3 vasetti di vetro

Lavare le pere, sbucciarle, dividerle a metà per la lunghezza, eliminare il torsolo con l’aiuto di uno scavino e immergerle in una ciotola con acqua e il succo di mezzo limone per non farle annerire. In una pentola capiente mettere il succo dei limoni rimasti, lo zucchero, un litro d’acqua e girare con un cucchiaio di legno per sciogliere lo zucchero. Unire le pere e cuocerle per 5 minuti dall’inizio del bollore. Passato questo tempo tirarle su con la schiumarola e disporle nei vasi di vetro. Continuare a cuocere il liquido rimasto nella pentola fino a ridurlo della metà. Lasciarlo raffreddare e riempite i vasi a coprire le pere. Mettere i vasi ben chiusi con tappi nuovi in una pentola con una strofinaccio (lo metto per non rischiare di rompere i vasi durante la sterilizzazione) e fate bollire per 30 minuti. Lasciate raffreddare i vasi nell’acqua fino a quando non sentirete il “click” del tappo che ha fatto il sottovuoto. Conservate i barattoli in un luogo asciutto e al buio; chiusi durano circa un anno, aperti 10 giorni in frigo.