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RISTORANTI

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Rubini in Villa, a spasso per Cerreto Guidi con lo chef Stefano Pinciaroli

11 luglio 2017

Anche quest’anno è giunto uno degli appuntamenti più attesi della stagione, il Festival Medicea a Cerreto Guidi che si svolgerà dal 14 al 16 luglio 2017. Come ogni anno si susseguiranno molte manifestazioni ed iniziative con una particolare attenzione alla serata di venerdì 14 che avrà come protagonisti i vini vincitori del Concorso Enologico Regionale Rubino Mediceo 2017. A celebrare questi vini sarà il menù dello chef Stefano Pinciaroli del PS Ristorante di Cerreto Guidi che, con il suo satff e con il sommelier Lorenzo Caponi, ha studiato un menù in abbinamento ai vini vincitori delle varie categorie: Continue reading “Rubini in Villa, a spasso per Cerreto Guidi con lo chef Stefano Pinciaroli” »

ANTIPASTI, fagioli, Foto, LEGUMI, LUOGHI&FOTO, RICETTE, RISTORANTI, spinaci, VERDURE

…se vai a Siena fermati alla Sosta di Violante

9 aprile 2017

Le crete senesi. L’argilla o creta, col il suo colore grigio-azzurro rende caratteristico il territorioLe ferie ormai sono diventate un bene prezioso, bisogna saperne fare buon uso perchè in ferie ci si deve riposare; questa è la priorità. Così siamo riusciti a conquistarci faticosamente due giorni per visitare Siena e dintorni. Ci siamo voluti godere anche il paesaggio che da Livorno ti conduce a Siena, partendo dal mare, attraversando le campagne per giungere alle colline toscane, fino alle famose crete senesi.

Un itinerario in cui i piccoli borghi scandiscono il tempo, ti riportano a tempi antichi, lontani. Tra borghi privati e luoghi sacri la prima tappa è stata Torri, una frazione del comune di Sovicille, nella provincia di Siena. Qui abbiamo avuto la fortuna di trovare aperto Il Chiostro dell’Abbazia delle Santissimi Trinità e Mustiola, costruito con bicromia di marmi, con lo stesso stile del duomo di Siena, la cui parte originaria risale al XII secolo.

“Il Chiostro è suddiviso in tre ordini sovrapposti di logge: uno, il più antico, è del 1189 ed è costituito da marmi policromi bianchi, rossi e nero-verdi. Le colonnine che sorreggono gli archi sono una diversa dall’alta: tonde, ottagonali, lisce, decorate a basso rilievo e poggiano su un muretto ornato a losanghe. Il pavimento del chiostro è interamente in cotto. I capitelli rappresentano soggetti naturali, mentre scene dell’Antico Testamento sono scolpite sui pulvini: Peccato Originale, Caino e Abele, l’Anello di Re Salomone, la Sirena bicaudata e il Grifone che divora un pesce.

Negli archi sono alternati il travertino bianco e l’albarese nero, che formano così una dicromia che si ritrova anche nel colonnato. Gli altri due loggiati, più tardi, furono costruiti nel XIII e nel XIV secolo.” (da toscanaeturismo)

Dopo aver fatto un giro del paese siamo rimontati in macchina inoltrandoci per le colline senesi passando da Grotti con sosta a Buonconvento, per giungere a Siena. L’ultima volta che ci sono stata era inverno ed era sera, il tempo di affacciarmi in piazza del campo e scappare via, non mi ricordavo come fosse bella la Fonte Gaia, la monumentale fontana rivolta verso il Palazzo pubblico in piazza del Campo, risalente al 1346.

Dopo aver fatto il giro della piazza e qualche foto ricordo, tra turisti, studenti e gente del posto siamo andati verso porta Romana a cena all‘osteria la Sosta di Violante sotto suggerimento di Giulia. Oltre ai pici al ragù di capocollo che dovevo assolutamente aassaggiare, ho ordinato degli involtini di lardo di cinta ripieni di spinaci cotti al vapore serviti su crema di fagioli cannellini, il tutto accompagnato da un calice di vino rosso toscano e la cordiale ospitalità dei proprietari; degna conclusione di una splendida gita.

Tutto molto buono a tal punto che appena rientrata mi sono messa a fare sia i pici a mano (…lavoro lungo e certosino per chi come me non lo fa abitualmente ma di soddisfazione) che gli involtini di spinaci e lardo, tanto buoni che ormai stanno diventando un classico delle nostre cene casalinghe. Condivido con voi la ricetta per come l’ho interpretata io.

Involtini di lando e spinaci saltati su crema di cannellini

per la crema di cannellini

  • 200 g di fagioli cannellini lessati e un poco della loro acqua di cottura
  • olio evo
  • sale q.b.

per gli involtini

  • 4 fettine di larno
  • 400 g di spinaci gia lessati e ben strizzati
  • 1 aglio in camicia
  • olio
  • sale

Frullare i fagioli con un po’ della loro acqua di cottura ancora calda con un po’ di olio evo e sale, deve risultare una crema di media densità. Saltare gli spiaci in una padella con l’olio e laglio in camicia per qualche minuto in modo da togliere l’umidità. Stendere su un tagliere le 4 fettine di lardo, mettere ad una estremità una grossa quenelle di spinaci e formare gli involtini. Vesare in ogni piatto due cucchiai di crema di cannellini ed adagiarci sopra un involtino. Servire caldi.

Suggerimento: Non lasciate raffreddare gli spinaci in modo che il lardo inizi leggermente a sciogliersi con il loro calore. Nella foto della mia ricetta ho usato un coppapasta di forma quadrata per dare un tocco di originalità all’involtino che è diventato un cubo.

acciughe, LUOGHI&FOTO, PESCE, RISTORANTI, tonno, VARIE

La tonnina di Porto Azzurro

18 settembre 2016

Finalmente ferie, vacanze, sole e mare e che mare!!! Stare tutto il giorno, per giorni, immersa nel sole e nelle acque cristalline dell’Isola d’Elba mi ha rimesso al mondo. Rientro ricaricata con tante esperienze da ricordare nei mesi che verranno; dall’escursione in miniera, ad un paio di prove speciali del rally storico, dalla camminata verso il Monastero di Monserrato ad un pranzo alla Tonnina di Porto Azzurro dove ho conosciuto la simpaticissima Costanza Vanni che ha posato per me con le magliette della Tonnina.

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La Tonnina è un bistrot mediterraneo che serve piatti di alta qualità, semplici e buonissimi, dalle acciughe del Cantabrico accompagnate da pane tostato e burro, ai panini e alle insalate con la tonnina che è una tipica ricetta elbana ma che troviamo anche in sicilia (tummina), è uno street food del tutto italiano, ci si può sedere all’aperto in una caratteristica piazzetta nel cuore di Porto Azzurro. Non ho trovato la ricetta della tonnina, Costanza mi ha spiegato che ognuno ha la sua e la tiene segreta… in sostanza la tonnina è il filetto di ventresca di tonno conservato sotto sale o in salamoia che poi viene dissalato in acqua e tagliato a fette o sfilettato a seconda della ricetta. L’ho assaggiata sul pane appena tostato con un filo d’olio ed è la fine del mondo, così in purezza come piace a me. Continue reading “La tonnina di Porto Azzurro” »

birra, caffè, Fornitori, Foto, LUOGHI&FOTO, RISTORANTI, VARIE, vino

Livorno-Bruxelles, andata e ritorno 42 anni dopo…

20 giugno 2015

Una della cose belle di partire per le ferie è il rientro a casa. Si, a me piace tornare a casa, nella mia amatissima casa, con le mie comodità portando con me ricordi, momenti, sensazioni, esperienze, incontri, oggetti, sapori, profumi, luoghi… Quando si parte per un viaggio si hanno occhi grandi e si fa tesoro gelosamente di tutto ciò che si è visto. Quest’anno sono voluta tornare in Belgio, a Bruxelles, per ritrovare la casa dove ho vissuto per tre anni quando ero molto piccola, esattamente in Chaussée de Waterloo Rhode-Saint-Genèse, fuori Bruxelles. Potrei raccontarvi molte cose di questo viaggio ma non riesco a descrivere con le parole l’emozione che ho provato…

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Mio padre fu trasferito in Belgio per lavoro quando io avevo circa 5 mesi, mia madre non parlava una parola di francese e tanto meno di fiammingo ma si è saputa destreggiare in qualche maniera con tre figli piccoli imparando anche a guidare sul ghiaccio facendo scuola di derapagè, impresa che per una veneziana non deve essere stata cosa semplice. 

Avevo il desiderio di rivedere quei luoghi della mia infanzia da tempo ma negli ultimi mesi era diventata quasi un’esigenza e siamo partiti affrontando un piacevole viaggio in macchina verso il Belgio passando per la Francia. La prima tappa è stata Lione, non era la prima volta che visitavo quella che viene chiamata la piccola Parigi e meno male perchè avendoci soggiornato domenica e lunedì abbiamo trovato la maggior parte delle attività chiuse, Lundi fermè!! 

Lione 2015 (21)

LIONE

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LA BASILICA DI NOTRE-DAME DE FOURVIERE

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RESTAURANT AMPHITRYON, 33 RUE SAINT-JEAN 

Lione

BARCONI SUL RODANO – THE CROCK’ROLL, 1 RUE DESIREE

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Seconda tappa Reims, una bella cittadina del nord della Francia che mi è piaciuta moltissimo, una città che vive ad un ritmo umano, con una bellissima cattedrale intorno alla quale si muove un turismo moderato, mi ha dato l’idea di una città dove si vive serenamente. Ma da amante del buon cibo la cosa che mi è piaciuta di più è una piccola èpicerie gestita da una coppia molto cordiale.

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CATHEDRALE NOTRE-DAME DE REIMS

REIMS

Reims

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L’ ÉPICERIE AU BON MANGER – Épicerie + Cave + Restauration – 7 RUE COURMEAUX, 51100 REIMS

Abbiamo trovato questa épicerie casualmente, come spesso ci capita nei viaggi, attratti dai tavolini in formica stile anni ’50 e soprattutto dai due banchi di formaggi, affettati e terrine che avevano un aspetto molto invitante, oltre all’esposizione di vini, champagnes e dei vari prodotti di alta qualità. Era tardi per il pranzo e presto per la cena o per un aperitivo, insomma era l’ora della merenda e abbiamo chiesto di poter fare una piccola degustazione con un piccolo vassoio di affettati e formaggi giusto per accompagnare un bicchiere di champagne ed uno di vino rosso. Eric, il proprietario insieme alla bella e giovane moglie Aline, ha voluto specificare che l’assiettes che sono nel menù sono molto più ricchi di quello che abbiamo richiesto noi, e vi assicuro che ci ha comunque saziato.

Tra tutti ho appezzato moltissimo il formaggio Morbien per non parlare del prosciutto che si scioglieva in bocca, francese anche questo ma molto simile a quelli spagnoli. Lo champagne ed il vino meravigliosi, un rosso greco – prodotto e imbottigliato da Evriviadis Sklavos, Cefalonia – (mai bevuto vini greci avendoli sempre sottovalutati e di questo mi pento amaramente), lo champagne – Emmanuel Brochet, Extra Brut Le Mont Benoit – della zona mi ha fatto ricredere, ho sempre preferito i nostri spumanti ma ora capisco che non avevo mai assaggiato un vero champagne di qualità. Questo posto ci è rimasto nel cuore non solo per la bontà e l’eccellente qualità dei prodotti assaggiati ma anche per la gentilezza, la disponibilità e la simpatia di Aline ed Eric che siamo tornati a trovare anche il giorno seguente.

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Riguardo a Bruxelles voglio parlare di persone e personaggi, la città capitale del Belgio con le tipiche casette fiamminghe dai frontoni triangolari realizzate per lo più in mattoni rossi, vi voglio parlare di un negozio aperto da poco da una coppia di italiani, siciliani per l’esattezza, il Settebello.

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SAINT-GERY, ex mercato coperto di frutta e verdura costruito nel 1881

BRUXELLES

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TINTIN – MANNENKEN PIS

Prima ancora di Heidi, nei miei ricordi c’è TinTin, il cartone animato che guardavo da piccolina. Anche tornati in Italia, granzie all’antenna francese, guardavamo il canale antennedu dove mandavano in onda Le avventure di TiTin con l’inseparabile Milou! 

Dell’Mannenken Pis non ne avevo ricordo invece, probabilmente la storia belga non era tra i miei interessi di bambina. Questa piccola statua in bronzo alta 50 cm è il simbolo dell’indipendenza di spirito degli abitanti di Bruxelles, ironici e scherzosi. La leggenda narra che questo ragazzino fece la pipì sulla miccia accesa di una bomba destinata alla Grand-Place, spengendola e salvando la città, in realtà questa stata è semplicemente una fontana costruita sotto il regno degli arciduchi Alberto e Isabella D’Asburgo per rifornire il quartiere d’acqua potabile. 

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BIRRERIA POECHENELLEKELDER, LEFFE – MORT SUBITE

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BIRRERIA AU BON VIEU TEMPS, PERSONAGGIO DEL LUOGO – TRAPPIST WESTVLETEREN 12

Questa birreria pur essendo in pieno centro non è facile da trovare, tra le grandi vetrine di Chocolatiers, le varie Friterie con le famose frites e attività varie abbiamo scorto una piccola entrata che prometteva qualcosa di antico e vero. La birreria Au Bon Vieu Temps è una tra le più antiche e più belle di Bruxelles, sembra di entrare in una Cattedrale ed in questa atmosfera tra luci basse, arredamenti in legno scuro, il caminetto in marmo e il bancone in rame abbiamo incontrato un allegro personaggio che pare si facile da incontrare nelle varie birrerie della città, mi si è palesato davanti così come lo vedete nella foto per farsi fotografare in quella posa!! Accontentato. Dopodichè abbiamo ordinato quella che viene definita la migliore birra del mondo, la Trappist WESTVLETEREN 12, 15 euro a bottiglia ma ne vale la pena. Queste sono proprio le mie origini, non ci sono dubbi!!!

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SETTEBELLO, 59 RUE DE FLANDER, 1000 BRUXELLES

Il Settebello è una gastronomia dal designer moderno ed essenziale con prodotti tipici italiani selezionati con cura dal proprietario Francesco, in particolar modo vini e caffè ma c’è anche un angolo con prodotti biologici e di qualità come olio, passata di pomodoro, sali aromatizzati, confetture e specialità sott’olio.

Per noi è stato soprattutto il posto ideale per prendere un buon caffè, evento raro sia in Belgio che in Francia perlomeno per noi italiani; è possibile bere anche dell’ottimo vino al bicchiere guidati dai consigli e dai racconti più che piacevoli del proprietario.

Il locale ha un’aria fresca e pulita, è in una bella zona della città ed invoglia ad una sosta, io ci sono tornata un paio di volte e se vi capita di soggiornare a Bruxelles ve lo consiglio come tappa obbligatoria.

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Lasciamo Bruxelles per andare a visitare Brugge, capoluogo delle Fiandre occidentali. Il centro storico è circondato da canali chiamati reien, un tempo servivano per il trasporto merci oggi vengono usati solo per i turisti. Brugge non ha subito danneggiamenti durante le guerre riuscendo a mantenere l’originale architettura Medioevale e dal 2000 è Patrimonio dell’umanità tutelato dall’UNESCO.

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BRUGGE

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REIEN – VISMARKT 

Il Vismarkt è l’antico mercato del pesce dove per secoli è stato venduto pesce fresco tra le colonne di queste suggestive bancarelle in marmo, oggi di pescherie ne rimangono pochissime ed al loro posto nel fine settimana si vendono articoli di antiquariato, modernariato e bric-à-brac.

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Lille, ultima tappa francese prima del rientro in Italia, città di confine capoluogo della regione Nord-Pas-de-Calais, la porta d’ingresso verso l’Europa del Nord, città dinamica e variopinta la più fiamminga tra le città francesi.

Lille (37)

LILLE

Devo dire onestamente che nonostante il centre ville sia molto bello e ricco di splendidi monumenti, non sono rimasta particolarmente colpita da questa città. Si sa a volte si capita nel posto sbagliato al momento sbagliato, sarà stato un caso certamente ma aver mangiato a pranzo un’insalata con del pollo grigliato che non sembrava del tutto fresco, aver cenato in uno dei ristoranti più belli dove come contorno ad un filetto in salsa di champignon de Paris c’era un ammasso di tagliatelle all’olio (scotte), aver fatto colazione con un caffè “ristretto” lungo quanto un bicchiere da bibita ed aver caricato i bagagli in macchina importunati da un paio di ragazzi totalmente ubriachi alle 9.00 di mattina non ha lasciato in me una bel ricordo della città. 

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LE BEFFROI, CAMERA DI COMMERCIO DI LILLE

Lille

GLI UNICI 5 MINUTI DI PIOGGIA IN TUTTA LA VACANZA

A favore di Lille devo dire che sono comunque riuscita a gustarmi un ottimo foie gras con il classico pian brioches ed il burro salato, chissa per quanto tempo non potrò più mangiarne e non per una questione etica ma per una questione di fornitori…

Adieux Belgio, adieux Francia!

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Asti (6)

Si riparte verso l’Italia, ultima tappa Asti per una meravigliosa cena tutta italiana, nonostante la stagione abbiamo ordinato un piatto di pasta (fatta in casa) e fagioli e uno di taglierini ai broccoli, tra un bicchiere di Barolo ed uno di Barbaresco, uno più buono dell’altro. Il ristorante, Angolo del Beato, Vicolo Cavallieri 2, lo abbiamo trovato per caso, senza guide o altro, come si dice “a naso” ma ci hanno poi detto che ad Asti è difficile non mangiar bene! 

asparagi, crespelle, pecorino, PIATTO UNICO, PRIMI, RICETTE, ricotta, RISTORANTI, VARIE, zafferano

Una cena Da Burde e le crespelle agli asparagi

9 aprile 2015

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Finalmente sono riuscita ad andare a cena alla Trattoria Da Burde! Quest’anno per il mio compleanno ho passato una magnifica giornata a Firenze, tra shopping e gastronomia. Ho scoperto la cucina di Paolo Gori qualche mese fa, come ho già raccontato qui, guardando alla televisione l’esecuzione della ricetta del cacciucco di ceci. E’ stato amore a prima “ricetta”… una cucina semplice, della tradizione toscana e fiorentina in particolare, che esalta i sapori veraci e la qualità dei singoli prodotti. Sfortunatamente non sono riuscita ad incontrare Paolo, che era impegnato altrove quella sera ma i suoi collaboratori hanno reso la serata veramente piacevole raccontandomi la storia e gli aneddoti che nel tempo hanno fatto di Burde la trattoria tanto amata e frequentata da fiorentini e non.

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Il locale è molto caratteristico, si entra dal bar-bottega per passare ad altre sale, due molto grandi ed una più piccola, la più caratteristica e suggestiva alla quale si giunge passando davanti alla grande cucina a vista. La cucina è il regno di Paolo e delle sue collaboratrici, il menù cambia spesso a seconda di quel che la stagione ed il mercato offrono, mentre Andrea si occupa della cantina e dei vini. Per iniziare ci hanno servito un piccolo antipasto di ottimo prosciutto di cinta, finocchiona fatta da Paolo e olive verdi servito su un tagliere di legno tanto per accompagnare il vino consigliatoci, Barone Ricasoli Chianti Classico DOCG Brolio Riserva 2011, per proseguire con l’assaggio di tre zuppe, una di cavolo nero e farinata, una di farro e fagioli e la classica ribollita toscana. Continue reading “Una cena Da Burde e le crespelle agli asparagi” »

LUOGHI&FOTO, MENU', PRANZI&CENE, RISTORANTI, VARIE

MEDICEA 2014

18 luglio 2014

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Ci siamo anche quest’anno all’appuntamento con MEDICEA a Cerreto Guidi, sei giornate tra il 12 e il 20 luglio, ricche di eventi e spettacoli tra cui la Mostra mercato del vino Chianti DOCG con aziende locali che partecipano al Concorso enologico Rubino Mediceo, la cena in piazza ai piedi della Villa Medicea durante la quale si svolgerà la premiazione dei vincitori. Sono stata invitata nel 2012 durante un intenso press tour e nel 2013 con tanto di ripresa televisiva ma la novità di quest’anno è che la cena volta a valorizzare i prodotti tipici locali, tra tradizione ed innovazione  “A cena con Bacco”, è a cura dello chef Stefano Pinciaroli, del Ristorante PS, mentre il sommelier Lorenzo Caponi presenterà La guida dei vini cerretesi. Questo è il menù di stasera, io non mancherò e vi aggiornerò sulla serata prossimamente!

Stefano Pinciaroli

“a cena con bacco”
menù
 

flan di Dolico con Coulis di pomodoro fresco

terrina di fegatini al vin santo con marmellata di cipolle rosse e croccante di pane

trofie di pasta con ragù di coniglio, prugne, pistacchi e pomodorini secchi

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dolce del Rubino

Prezzo € 35,00
(prenotazione obbligatoria)
ridotto bambini fino a 12 anni € 20,00
 

Sconto Soci Pro Loco 10%
Tutti i partecipanti riceveranno calice da degustazione omaggio
per info e prenotazioni
tel 0571 55671

 

DOLCI, Foto, FRUTTA & AGRUMI, pere, RICETTE, RISTORANTI

La pera giugnolina sciroppata

24 giugno 2014

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Ogni tanto la vita ti fa delle belle sorprese! L’altra sera sono stata a cena a Canneto, allOsteria del ghiotto, come al solito siamo stati bene, ottima carne, spesa giusta ed infine anche un regalo: Sandra mi ha regalato le pere giugnoline dell’albero del suo babbo. Non conoscevo questa varietà molto antica che sembra sia stata individuata intorno al 1700 nei terreni prossimi al padiglione di caccia dei marchesi Guerrini Gonzaga nella località di Moglia, nel basso Mantovano. Il frutto è piccolo, dolce, aromatico e la polpa è soda e mediamente succosa. Ha la caratteristica, da cui il nome, di maturare precocemente rispetto alle altre varietà di pere, a fine giugno.

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Dopo averle fotografate, perché son troppo carine, le ho assaggiate e sono deliziose e dal momento che Sandra è stata veramente generosa regalandomene una bella quantità ho pensato di preparare dei vasetti di pere giugnoline sciroppate da poter servire durante l’inverno con gelati, creme e cioccolato. Ci vuole un po’ di pazienza perché sono piccoline e vanno lavate, asciugate e sbucciate una per una ma ne vale la pena. Se non trovate questa rara varietà cercate delle pere che abbiano la polpa soda e compatta.

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Pere sciroppate

  • 1 kg pere giugnoline 
  • il succo di 1 limone e 1/2 biologico
  • un ciotola con acqua e il succo di 1/2 limone biologico
  • 200 g zucchero
  • 1 l d’acqua
  • 3 vasetti di vetro

Lavare le pere, sbucciarle, dividerle a metà per la lunghezza, eliminare il torsolo con l’aiuto di uno scavino e immergerle in una ciotola con acqua e il succo di mezzo limone per non farle annerire. In una pentola capiente mettere il succo dei limoni rimasti, lo zucchero, un litro d’acqua e girare con un cucchiaio di legno per sciogliere lo zucchero. Unire le pere e cuocerle per 5 minuti dall’inizio del bollore. Passato questo tempo tirarle su con la schiumarola e disporle nei vasi di vetro. Continuare a cuocere il liquido rimasto nella pentola fino a ridurlo della metà. Lasciarlo raffreddare e riempite i vasi a coprire le pere. Mettere i vasi ben chiusi con tappi nuovi in una pentola con una strofinaccio (lo metto per non rischiare di rompere i vasi durante la sterilizzazione) e fate bollire per 30 minuti. Lasciate raffreddare i vasi nell’acqua fino a quando non sentirete il “click” del tappo che ha fatto il sottovuoto. Conservate i barattoli in un luogo asciutto e al buio; chiusi durano circa un anno, aperti 10 giorni in frigo.

RISTORANTI, VARIE

La “disfida” dell’olio nuovo al Ristorante PS di Stefano Pinciaroli

24 novembre 2013

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Giovedì scorso sono stata a cena con i mie figli al Ristorante PS dal Pincia per la “disfida” dell’olio extra vergine d’oliva nuovo. Lo chef Stefano Pinciaroli e il Maitre Sommelier Lorenzo Caponi hanno organizzato una serata con degustazione-confronto di due prodotti d’eccellenza, l’olio della zona del Montalbano dell’Azienda Agricola Bardelli Giuliana e la migliore tradizione dell’olio di Cerreto Guidi del Frantoio Ancillotti. Non avrei potuto trovare serata migliore per portare la prole a cena perchè la degustazione alla cieca è stato un momento per far capir loro l’importanza della qualità delle degli alimenti che mangiano e quanta differenza ci può essere tra un prodotto e l’altro al fine della buona riuscita di un piatto. Tutte e quattro le portate della cena sono state preparate e servite con entrambi gli oli, uno contrassegnato da un’etichetta bianca e l’altro da un’etichetta nera, quindi senza sapere quale olio fosse l’uno e quale l’altro, tutti i partecipanti alla cena hanno indicato quale olio preferiva nelle diverse portate. Ad esempio nella fantasia di bruschette e nella sorpresa dolce con gelato all’olio noi abbiamo preferito l’olio con l’etichetta nera che alla fine si è rivelato essere quello del Montalbano, mentre abbiamo gradito di più l’olio con l’etichetta bianca, quello di Cerreto Guidi, nel tagliolino all’olio e nell’arista di suino grigio con patate montate all’olio.  Anche i miei figli si sono prestati al gioco ed anno assaporato ogni piatto, soffermandosi, gustando, annusando le pietanze ed esprimendo un giudizio personale; ma quando mai succede una cosa simile, solitamente tornano da scuola stanchi ed affamati ed ingurgitano il pranzo senza quasi sentirne il sapore… E’ stata una bellissima esperienza per tutti, organizzata molto bene e accompagnata da un ottimo vino bianco di Cerreto Guidi.

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A dire il vero io ho gradito tutte le versioni di quello che ho mangiato, ogni doppia portata perchè in realtà gli oli erano tutti e due molto buoni ed il Pincia è uno tra gli chef che preferisco in assoluto, la sua cucina è un perfetto equilibrio tra tradizione ed innovazione, riesce a fare di un semplice tagliolino all’olio un piatto eccezionale, oppure a trasformare un fegatino in un Rochè di fegatini al vin santo con granella di nocciola salate che io che non sopporto il fegato ho gustato piacevolmente.  Quando poi il palato è più fine e viene educato all’assaggio non sfugge il miglior accostamento, un olio più delicato e gentile si sposa meglio con i piatti caldi, in questo caso il tagliolino e l’arista di suino che ne hanno sottolineato la leggerezza, mentre un olio più deciso e schietto come il caratteristico olio toscano esalta al meglio piatti freddi come le bruschette dell’antipasto e il gelato all’olio.

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cous cous, PIATTO UNICO, RICETTE, RISTORANTI, VERDURE

Cous Cous piccante

30 luglio 2012

Domenica mattina, presto, molto presto, in casa c’è silenzio, fuori i gabbiani; mi bevo il caffè nella pace più assoluta mentre sfoglio l’ultimo numero di Sale&Pepe, per certe attività è necessario creare l’atmosfera. Ehi!! Questa signora la conosco, è Rita Salvadori la Signora dei Peperoncini… trovare articoli dedicati a luoghi e persone che conosco è sempre una piacevole sorpresa. Ho cenato alla sua Bio Osteria , PEPERITA, circa un paio di mesi fa per il compleanno di un’amica ed è stata una piacevolissima serata, un’esperienza tutta nuova per me. Avevo deciso di provare la cucina di PEPERITA di mercoledì con le serate a tema per conoscere questa cucina bio tutta a base di peperoncino ed ho conosciuto Rita, una bella donna dai modi cortesi con un carattere deciso. Mi ha parlato a grandi linee dei peperoncini che coltiva nella sua tenuta nel comune di Bibbona (LI), circa 200 varietà!! Mi ero ripromessa di tornare per approfondire l’argomento ma per il momento mi limito a prendere spunto dalla ricetta della rivista. 

Stavo appunto dicendo, domenica mattina ho letto in tutta tranquilità la ricetta di Peperita su Sale&Pepe di agosto (bulgur di verdure con salsa allo yogurt) e mi è venuta voglia di prepararla per pranzo. Bene, in casa non avevo praticamente nessun ingrediente richiesto oltre al peperoncino e alle carote! Di yogurt neanche l’ombra, finito, niente bulgur ma cous cous, niente zucchine e peperone ma porro e cipollotto, insomma ne è venuta fuori tutta un’altra ricetta che è riuscita ad esaltare ugualmente il signor peperoncino in questione! 

Couscous piccante (per due)

  • 2 tazzine di cous cous
  • 4 carote
  • 1 cipollotto bianco, piccolo
  • 1 porro
  • 1 peperoncino (consigliato la varietà “erotico”: aromatico, di media piccantezza)
  • 1 mazzetto di erbe aromatiche (basilico, timo e menta)
  • olio e.v.o.
Tritare finemente, a piccoli dadini, le carote, il cipollotto e il porro. Farli appassire in una padella con 2 cucchiai d’olio. Intanto coucere il cous cous secondo le indicazioni della confezione. A fuoco spento aggiungere alle verdure anche il peperoncino e le erbe aromatiche tritati. Condire il cous cous mescolando bene e servire. A piacere finire con un filo d’olio a crudo.

Peperita torno a trovarti, il bulgur lo mangio direttamente cucinato da te!!

Fornitori, Foto, RISTORANTI, vino

3. Cerreto Guidi, prodotti ed ospitalità di un territorio ricco di storia e di eccellenze

25 luglio 2012

ATTO TERZO

Tenuta Colle Alberti – Ristorante PS – Vini Biodinamici

Di buon mattino ci aspettano Cesare e Lorenzo, due dei quattro fratelli della Tenuta di Colle Alberti, conosciuti la sera prima alla cena della Forchetta medicea. La storia della tenuta ha lontane origini, si parla di terre e di possedimenti dei maggiori feudatari del 1100, i conti Alberti, i Cadolingi e i Guidi. Dopo vari passaggi  tra il 1567 e il 1607 è appartenuta alla Famiglia fiorentina Strozzi, in seguito, con ulteriori cambi di proprietà, è stata di diverse famiglie fiorentine fino a che nel 1803 passa ad un cittadino spagnolo, Don Giuseppe Perez Quintero.

“Nel 1819 Don Perez Quintero vende la proprietà per motivi di salute e la fattoria entra a far parte del patrimonio della società commerciale “Giovanni Antonio Sappa e C.”, specializzata nel commercio della seta. Alla morte di Giovanni Antonio Sappa, socio principale, la società cessa di esistere e la Tenuta di Colle Alberti viene attribuita ad Antonia, una delle due figlie, moglie di Leopoldo Valle. Da allora fino ad oggi, la fattoria non è mai stata più venduta, ma solo trasmessa per via ereditaria di generazione in generazione.”

Dopo aver conosciuto il vecchio fattore, orgoglioso di aver contribuito con il suo prezioso lavoro e la sua esperienza alla Tenuta Colle Alberti per tanti anni, ha inizio la visita nelle cantine con degustazione finale del Vin Santo di loro produzione; passiamo da quelle moderne a quelle antiche dove “scopriamo” un antico pozzo e un piccolo museo della tenuta stessa.

Le botti che custodiscono il Vin Santo…

Piccolo Museo degli attrezzi della tenuta con il bancone originale del falegname.

Per la degustazione del Vin Santo ci vengono offerti degli ottimi Cantuccini classici e al cioccolato:

Vin Santo del Chianti – Trebbiano 90%, Malvasia 10 %, colore ambrato intenso, profumo intenso ed etereo;

Vin Santo del Chianti Occhio di Pernice – Sangiovese 50%, Canaiolo 20%, Malvasia 10%, Trebbiano 10%, colore bruno e ambrato con riflessi granati, profumo delicato e fruttato con sentori di amarena, prugna e frutta rossa.

Oltre alla maestosità degli spazi e la cura nella gestione della Tenuta, quello che si respira a Colle Alberti è la storia di questo luogo, così come nell’Agriturismo Podere Casanova collocato nel cuore dell’azienda, tra vigneti, uliveti, campi di grano e girasoli, una casa colonica ristrutturata nel rispetto del paesaggio con criteri moderni. Sfortunatamente, per mancanza di tempo, non ho potuto fotografare l’esterno dell’edificio e il magnifico paesaggio in mezzo al quale ci troviamo, da restare senza fiato per la bellezza.

 

 

Ed eccoci ad uno dei miei momenti preferiti, il pranzo da Stefano Pinciaroli al Ristorante PS; ebbene si, l’accoglienza che ci hanno riservato fino ad ora, tutti, è stata ottima ma la cucina del Pincia è un’esperienza non da poco, ogni volta l’arte si materializza nei suoi piatti. Ad accoglierci con la sua naturale cortesia è  il responsabile di sala, sommelier, Lorenzo Caponi, definito l’altra faccia della medaglia, l’uomo di fiducia dello Chef.

“Così come un musicista crea una melodia combinando le note musicali o come un pittore componendo i vari colori fa nascere un ritratto, io accostando i diversi ingredienti creo un piatto, ovvero un’opera unica. ”  Stefano Pinciaroli.

Terrina di fegatini di pollo con sale avvolto nel cioccolato amaro, uvetta e cipolla caramellata, pane toscano croccante

Vin santo del chianti Occhio di pernice Tenuta Colle Alberti

Tagliatella rossa con concentrato di pomodoro cotta nel sugo di suino grigio, uva passa, pomodori semi-secchi, pinoli tostati, olive nere e maggiorana fresca

L’imbrunire Toscana IGT Rosso Villa Petriolo

Filetto di manzo alla demi-glace ritirata all’aceto di Modena su patata lessa schiacciata con Olio Extravergine del Montalbano IGP

L’imbrunire Toscana IGT Rosso Villa Petriolo

Ricordando il Castagnaccio, in chiave stiva, sfoglia di farina di castagne, cremoso fondente al rosmarino, mousse di ricotta fresca e gelato all’Olio Extravergine d’Oliva del Montalbano

Vin santo del chianti Occhio di pernice Tenuta Colle Alberti

 momento da immortalare con l’inevitabile foto di gruppo

La terrina, di cui presto posterò la ricetta, è delicata ed elegante persino per me che decisamente non amo i fegatini di pollo, è la risposta dello Chef al foie gras che invece adoro e vi assicuro che gli tiene testa benissimo, personalmente trovo che sia molto più prelibata del foie gras e soprattutto “autoctona”, provate.

Qualcuno rientra alla propria vita, nella propria città e ci salutiamo felici di aver trascorso insieme questa esperienza che, per chi rimane, continua con ancora tre appuntamenti…

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“Il concetto di conoscenza ha assunto ai nostri tempi una forma tale da indurci a credere che l’essenza dei processi

naturali si possa esprimere soltanto col coniare concettualmente delle leggi.

E se invece l’attività creatrice della natura avesse alla sua base degli impulsi d’arte?

In tal caso, chi partisse dal concetto che si possa esprimere la loro essenza soltanto per mezzo del ragionamento

non si accosterebbe nemmeno da lontano a ciò che è l’essenza intera della natura”  (Rudolf Steiner)

Proseguiamo il tour con una degustazione di vini da viticoltura biodinamica. Spiegare cos’è la biodinamica moderna non è semplice. “E’ un metodo di coltura fondato sulla visione spirituale del mondo elaborata dal filosofo Rudolf Steiner Due principi che si possno ritenere tipici della teoria biodinamica hanno a che vedere col compostaggio e con le fasi lunari.”  Le spiegazioni dei nostri oratori sono state affascinanti ed esaustive. Le fasi lunari, le forze cosmiche, l’energia vitale e della materia s i fondono con la scienza agraria; la mia curiosità è stata catturata in particolare dal il rituale della concimazione del terreno con il cornoletame 500 e cornosilice 501, detti anche  preparati. “Le condizioni in cui vengono realizzati i preparati sono importanti quanto i componenti stessi. Molti materiali hanno bisogno di un ciclo annuale completo per maturare.

Preparato Cornoletame (500)
Involucro: Corno di vacca che abbia figliato almeno una volta
Contenuto: Letame di vacca, preferibilmente di animali che abbiano accesso a pascolo.
Procedura: Il corno viene riempito con letame fresco all’inizio dell’autunno e sotterrato fino a primavera in un’area verde di un campo o di un orto. Il contenuto viene prelevato dal corno e conservato in un luogo fresco in un contenitore circondato da torba.

Preparato Cornosilice (501)
Involucro: Corno di vacca che abbia figliato almeno una volta
Contenuto: Quarzo finemente triturato.
Procedura: Dopo Pasqua, il quarzo viene frantumato fino ad ottenere una polvere finissima, mescolato con acqua piovana fino a formare un impasto e inserito nelle corna. Dopo parecchi giorni, l’acqua in eccesso può essere drenata. Le corna vengono messe sotto terra fino a tarda estate. Alla fine di settembre o all’inizio di ottobre, si recuperano le corna e il contenuto viene estratto e conservato in un barattolo di vetro in un luogo soleggiato. Le corna, dopo essere state vuotate, possono essere riutilizzate se conservate in una stalla durante l’inutilizzo.”

 

Aithera Biodinamic IGT Poggiosecco – Malvasia quasi in purezza con una piccola parte di Chardonnay

Rosso Toscana Chianti IGT Pieve Vecchia II –

Tindilloro IGT Podere Fornace – Canaiolo nero

Ilios Biodinamic IGT Poggiosecco – Sangiovese in purezza

I vini degustati sono certamente il risultato di questo lavoro, vini che esprimono le caratteristiche e le peculiarità della biodinamica moderna.

…segue – ATTO QUARTO venerdì 27 luglio 2012…