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ANTIPASTI, LUOGHI&FOTO, MENU', RISTORANTI

Rubini in Villa, a spasso per Cerreto Guidi con lo chef Stefano Pinciaroli

11 luglio 2017

Anche quest’anno è giunto uno degli appuntamenti più attesi della stagione, il Festival Medicea a Cerreto Guidi che si svolgerà dal 14 al 16 luglio 2017. Come ogni anno si susseguiranno molte manifestazioni ed iniziative con una particolare attenzione alla serata di venerdì 14 che avrà come protagonisti i vini vincitori del Concorso Enologico Regionale Rubino Mediceo 2017. A celebrare questi vini sarà il menù dello chef Stefano Pinciaroli del PS Ristorante di Cerreto Guidi che, con il suo satff e con il sommelier Lorenzo Caponi, ha studiato un menù in abbinamento ai vini vincitori delle varie categorie: Continue reading “Rubini in Villa, a spasso per Cerreto Guidi con lo chef Stefano Pinciaroli” »

LUOGHI&FOTO, MENU', pic-nic, PRANZI&CENE, RICETTE, SALSE E CONDIMENTI, VARIE

Il mio primo Brunch

21 maggio 2017

Sono passati molti anni dal mio primo brunch ma lo ricordo ancora con entusiasmo, la prima volta che ne ho sentito parlare era il 1988 ed ero a New York City. Mio padre doveva partire per gli Stati Uniti per un viaggio di lavoro, prima tappa la capitale Washington D.C. dove avrebbe partecipato ad una conferenza dell’allora Presidente degli Stati Uniti d’America Ronald Reagan, seconda tappa New York City per poi rientrare in Europa, Londra e Roma. La data del suo viaggio coincideva con quella del mio compleanno e decise di portami con se, solo per le prime due tappe, a Londra andò solo, io tornai direttamente a Roma dove fui ospite per qualche giorno di amici di famiglia a causa di un lungo sciopero dei treni e degli aerei che mi impedì il rientro a casa. Di Washington ricordo il verde dei parchi, i musei come il National Air and Space Museum con la navetta che porto’ Armstrong a calcare i primi passi sulla Luna, la Milestones of flight, i monumenti nazionali come la Casa Bianca, il Lincoln Memorial ed il Campidoglio ma soprattutto rimasi colpita dal Cimitero nazionale di Arlington, 300.000 lapidi bianche ordinatamente disposte su questa distesa d’erba verde brillante. Qui mio padre si volle fermare davanti alla Tomb of the Unknowns -tomba al milite ignoto – dove è stato scolpito il motto che dice: Here rests in honored glory an american soldier know but to God – Qui riposa con gloria onorevole un soldato americano conosciuto solo a Dio.

Dall’ordine della capitale mi sono ritrovata nel caos della grande mela… sabato sera a New York è una cosa che non si può dimenticare tra luci, insegne, un frenetico vortice di persone e personaggi, limousine, centinaia di taxi gialli, suoni, rumori, ascensori supersonici e il ristorante girevole dove eravamo stati invitati a cena, il The View Restaurant & Lounge a Broadway dove mi servirono una magnifica aragosta con burro fuso e ketchup, fortunatamente in due ciotoline a parte. La mattina dopo, scendendo nella sala colazione dell’Hotel, mio padre mi informò che gli americami la domenica mattina, tra le 10.30 e le 15.00 circa, erano soliti consumare il brunch. Esatto, una sorta di pasto a metà tra la colazione, brekfast, e il pranzo, lunch, il brunch appunto perchè avendo fatto tardi il sabato sera non si alzano all’ora giusta per la colazione e comunque potrebbe essere presto per il pranzo o potrebbe essere tardi per il pranzo e si alzano con la voglia di una colazione abbondante… insomma noi diremmo che spilluzzicano un po’ di tutto.

Ieri ho fatto il mio secondo brunch americano con le mie colleghe blogger a casa di Marta e Chiara di La cucina spontanea con Alice di Panelibrienuvole e Ambra di A ogni pentola il suo coperchio e come al solito abbiamo passato una bellissima giornata insieme tra chiacchiere, rivelazioni, ricordi, scambi ma soprattutto a domandarci dove sono questi guadagni stratosferici di cui parlavano su Rai Tre l’altra sera durante la trasmissione di Report, no perchè a noi non risulta.

Impeccabile ospitalità, compagnia gradevolissima e menù da far invidia a quello del 1988 a New York, del resto il nostro è un duro lavoro e questi sono i sacrifici a cui andiamo incontro: pan brioche, burro aromatizzato alle erbe, uova strapazzate, guacamole, pomodori, bagel ai semi farciti in due maniere diverse, club sandwich classico e con arista e frittata, canapè con robiola e salmone, tè freddo, acqua aromatizzata con limone e menta, bloody mery analcolico, pancake con sciroppo d’acero e fragole, bakewell tart. Mi sembra di non aver scordato niente oltre al caffè ovviamente.

Club sandwich classico

  • 3 fette quadrate di pane in cassetta (possibilmente fatto in casa o dal panettiere)
  • 1 pomodoro
  • 1 fetta di tacchino
  • 2 fettine di bacon (pancetta o guanciola di maiale)
  • 2 foglioline di insalata
  • maionese
  • senape all’antica

Club sandwich alternativo

  • 3 fette quadrate di pane in cassetta
  • 1 foglia di insalata
  • 1 fetta di arista
  • 1 piccola frittata fatta con 1 uovo e 1 cucchiaio di parmigiano reggiano
  • 1 cucchiaio di formaggio spalmabile condito con sale, pepe, olio e maggiorana fresca
  • 1 pomodoro
  • senape
  • maionese

Tostare leggermente le fette di pane.

Per il club sandwich (o ClubHouse): spendere la maionese sulla prima fetta di pane in cassetta tostato, mettere l’insalata e la fetta di tacchino taglaita molto fine e grigliata, mettere la secoda fetta di pane, cospargerla con altra maionese, mettere il bacon abbrustolito, qualche fetta di pomodoro, cospargere la parte interna dell’ultima ferra di pane con la senape all’antica e chiudere il sandwich. Tagliare a metà il sandwich formando due triangoli e fermare le fette con un bastoncino di legno.

Per l’altro sandwich: spalmare la prima fetta di pane con la senape. Mettere l’insalata,  l’arista di maiale cotto al forno e tagliato molto fine, spalmare la seconda fetta di pane con la crema di formaggio da entrambe i lati, mettere la frittata. due fettine di pomodoro, plalmare l’ultima fetta con la maionese e chiudere il sandwich. Tagliare a metà il sandwich formando due triangoli e fermare le fette con un bastoncino di legno.

Servire con il bloody mary analcolico (dalla ricetta originale: 9 cl di succo di pomodoro, 1,5 cl di succo di limone, 2/3 gocce di Salsa Worcester, 1 pizzico di sale e di pepe nero, Tabasco, servire con un gambo di sedano come decorazione).

ANTIPASTI, MENU', PESCE, PRANZI&CENE, RICETTE, sarde, sgombro

Rillettes di sgombro e sarde in saor per “Una cena con Enrica”

31 ottobre 2016

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Non che abbia mai smesso di invitare i nostri amici a cena e certo non mancava il piacere di farlo ma adesso è cambiato qualcosa. In questo ultimo anno e mezzo tutto è passato senza troppo entusiasmo, senza sentire il gusto delle cose, il piacere della compagnia anche se graditissima, tutto era superficiale, distaccato. Il tempo si sa è l’unica cura, la distanza crea equilibrio. Ieri sera infatti ho ritrovato l’entusiasmo, dalla preparazione del menù e la sua presentazione alla preparazione della tavola, dall’accoglienza degli amici al piacere della loro compagnia e così ho ritrovato lo spirito di “Una cena con Enrica”.

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Menù di pesce, molta preparazione, molto lavoro non lo nego soprattutto per la pulizia di 3 sgombri, 500 g di sarde, 1 chilo di acciughe, 2 chili abbondanti di frutti di mare senza contare la lunga frittura ma quando le cose le si fanno volentieri, con passione, non pesano. Di questa cena vi racconto i due antipasti, le sarde in saor servite con polenta grigliata e la rillettes di sgombro, da servire su crostini di pane tostato, caldi, entrambe da preparare il giorno prima. Continue reading “Rillettes di sgombro e sarde in saor per “Una cena con Enrica”” »

Fornitori, Foto, LUOGHI&FOTO, MENU', VARIE, vino

Cerreto Guidi, una passione che dura nel tempo, Medicea 2016

17 luglio 2016

Una passione, la mia, che dura da anni da quando per la prima volta nel 2012 sono stata ospitata in questo paese nel cuore della Toscana; una passione per il paese stesso ma soprattutto per le persone che ho incontrato, una passione, la loro, che riescono a trasmettere con entusiasmo ogni volta.

Anche quest’anno la grande manifestazione Medicea 2016 che si conclude stasera ha avuto un grande successo tra mostre, spettacoli ed eventi. Dal 6 al 17 luglio le innumerevoli iniziative hanno focalizzato l’attenzione su Cerreto Guidi ed in particolare quest’anno, grazie al lavoro di Lorenzo Caponi sommelier del Ristorante PS, il concorso Rubino Mediceo ha coinvolto ben 28 Aziende toscane che hanno partecipato con 94 vini, un risultato di cui poter esser fieri.

La prima giornata a cui ho partecipato è stata intensa a partire dalla visita alla Villa Medicea che nel giugno 2013, insieme ad altre 11 ville e 2 giardini medicei della Toscana, è entrata a far parte del Patrimonio dell’Umanità Unesco. Insieme all’Assessore all’Agricoltura Paolo Feri e accompagnati da Silvia, guida preparatissima, ho visitato le sale del museo della Villa. Nella prima sala, la sala degli arazzi, sono esposti quattro arazzi del 1637 recentemente restaurati che rappresentano le quattro stagioni. Bellissimi i particolari che ci raccontano la vita e gli usi dell’epoca. 

A CENA CON BACCO 2016 (4) Continue reading “Cerreto Guidi, una passione che dura nel tempo, Medicea 2016” »

cous cous, la tavola, LUOGHI&FOTO, MENU', PIATTO UNICO, PRANZI&CENE, RICETTE

Pranzo multietnico con il Cuscussù alla livornese

22 marzo 2016

E’ passato un anno dal primo pranzo a casa mia tra blogger, quest’anno c’era Ambra di A ogni pentola il suo coperchio, Chiara e Marta di La cucina spontanea e Valentina immancabile presenza, qualche assente ma trovare una data che vada bene a tutte non è facile. Ormai siamo un gruppetto affiatato ma aperto a nuove entrate se qualcuna si volesse unire. Quest’anno il tema proposto da Ambra è stata la cucina multietnica e a me è venuto in mente subito il Cuscussù alla livornese

“il cous cous, piatto della tradizione nord africana e mediorientale, fu portato a Livorno dalle prime comunità di Ebrei Levantini giunti in seguito alle Costituzioni Livornine di fine 1500. In seguito la tradizione sostituì l’originale presenza di carne di montone e capra con le polpette di manzo che oggi contraddistinguono il cuscussù alla Livornese.”

La preparazione è lunga, il piatto prevede 3 fasi separate che pur non essendo complicate hanno bisogno del loro tempo. Ricordo che da giovane una mia zia acquisita, Anastasia, mi portava spesso a cena alla Gibigiana dalla sua amica Giancarla e ricordo benissimo questo famoso cuscussù ricco e profumato. Sono partita dalla ricetta della signora Giancarla apportando qualche modifica e riadattandola a tempi di cottura più veloci, ad esempio non ho usato la cuscussiera che prevede la vera lavorazione del cous cous ma ho optato per quello istantaneo, molto più pratico ed ho aggiunto le spezie alle verdure che danno forza al piatto. Solitamente uso un cous cous integrale di farro che è un po’ più saporito rispetto a quello classico usato per questa ricetta, potrebbe essere una valida alternativa.

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Il menù per il nostro pranzo ha spaziato dal Perù all’Africa passando per il Medio Oriente fino agli Stati Uniti d’America, per iniziare due salse accompagnate dalla schiacciata maneesh con lo za’atar, l’ hummus di ceci classico ed una variante con lo sgombro ispirata dall’hummus bi samak , carote alla marocchina di Chiara e Marta, la causa peruviana di Ambra nella versione con i gamberetti, il cuscussù alla livornese accompagnato da polpette di carne con fagioli e verdure speziate come portata principale,  schiacciata alla curcuma e semi di girasole e per finire la cheesecake ai lamponi di Chiara e Marta. Tè Kukicha con foglie di menta fresche perchè con il cous cous ed i vini portati da Valentina: un Folini Collio Pinot Grigio per iniziare ed un Leone D’Almerita di Tasca D’Almerita fresco, aromatico al palato, deciso, che unisce agli aromi e alla fragranza del Catarratto Bianco la morbidezza dello Chrdonnay per concludere questo pranzo coloratissimo. Continue reading “Pranzo multietnico con il Cuscussù alla livornese” »

ANTIPASTI, Blu Mugello, CONCORSI&CONTEST, cozze, FORMAGGI, Fornitori, Gran Mugello, MENU', nero di seppia, PESCE, PRIMI, RICETTE, riso

lattidamangiare2.0 – Il menù per la Storica Fattoria Il Palagiaccio

4 marzo 2016

Non potevo non partecipare anche quest’anno al CONTEST della Storica Fattoria il Palagiaccio lattidamangiare2.0. Essere arrivata prima è stata una grande gioia e soprattutto una grande soddisfazione, la qualità dei formaggi abbinata alla semplicità ha conquistato i giudici. Questa volta le cose si complicano un po’ e oltretutto devo difendere la mia reputazione (speriamo bene). La richiesta è un menù di due portate, antipasto e primo o primo e secondo o antipasto e secondo. L’anno scorso con le 3 ricette con cui ho partecipato ho voluto abbinare i formaggi alle verdure, cavolo viola, carote, erbe aromatiche, baccelli, spinaci e nocciole, quest’anno ho avuto una folgorazione. Dopo essere stata ad una degustazione di erborinati ho avuto l’idea, dai contrasti, se ben dosati possono nascere connubi favolosi. 

Per dar voce alla mia città Livorno, città di mare nata da un guazzabuglio di etnie dove il cibo ne è lo specchio, dal cuscussù di origine araba alle triglie alla mosaica di origine ebraica, per non parlare del cacciuccio che rappresenta perfettamente il miscuglio di quelle razze che hanno dato origine a questa città. Quindi per unire l’entroterra toscano del Mugello ed il mio amato mare ho pensato di preparare due ricette che abbiano come protagonista il formaggio abbinato al pesce.

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Prendendo spunto dalla ristorazione labronica, a partire dai cuochi delle storiche trattorie livornesi ai grandi chef rinomati della nostra provincia, mi sono persuasa che la missione formaggio-pesce era possibile. Chi, ad esempio, non ha mai mangiato pane burro e acciughe o la burrata con le acciughe? Molti piatti di pesce prevedono il formaggio in realtà; sia nel risotto alle seppie che nei totani ripieni alla livornese è previsto del parmigiano grattugiato perchè la dolcezza del nero di seppia e dei totani ha bisogno del contrasto sapido del formaggio. Da qui le mie ricette, antipasto e primo menù per due persone:

 Crema di Gran Mugello con cozze fritte con fiori eduli

 Risotto al nero di seppia con gelato di Blu Mugello

Per la prima ricetta ho usato il Gran Mugello, formaggio a pasta semi cotta, compatta di color avorio, dal gusto inizialmente delicato e dolce che poi si apre al palato deciso e intenso, unito alla croccantezza delle cozze fritte e alla delicatezza dei fiori secchi è un antipasto invitante.

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Crema di Gran Mugello con cozze fritte e fiori eduli

  • 60 g di Gran Mugello Il Palagiaccio
  • 100 ml di panna fresca
  • pepe nero macinato fresco
  • 6 cozze
  • 1 uovo
  • farina qb
  • pan grattato di farro integrale qb
  • olio per friggere di semi di girasole
  • mix di fiori e petali secchi (sambuco, cerfoglio, fiori di calendula, fiori di papavero, fiori di lavanda, prugnolo, fiordaliso, violetta, petali, fiori d’arancio, rosa, menta nana)

Lavare bene le cozze e farle aprire in una padella. Tenere da parte l’acqua delle cozze e sgusciarle. Passare le cozze prima nella farina, poi nell’uovo sbattuto ed in fine nel pangrattato.

Intanto preparare la crema facendo sciogliere in 100 ml di panna fresca portata ad ebollizione, i 60 g di Gran Mugello grattugiati. Aggiungere del pepe nero macinato fresco. 

Friggere le cozze in olio di semi di girasole. Versare la crema in due coppette da antipasto, mettere al centro di ognuna 3 cozze e decorare con il mix di fiori. Servire subito.

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Per la seconda ricetta ho preparato un risotto con il solo nero delle seppie ed ho contrastato la sua dolcezza con il Blu Mugello, formaggio a pasta cremificata, tenera, fiorita ed erborinata dandogli la consistenza del gelato per creare un contrasto anche di temperatura, il calore del risotto scioglierà pian piano il gelato di Blu Mugello fondendo i sapori. Le ricette richiedono un po’ di tempo e vari passaggi ma sono ricette semplici alla portata di tutti.

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Risotto al nero di seppia con gelato di Blu Mugello

  • 200 g di Blu Mugello Il Palagiaccio
  • 200 ml di latte intero cremoso
  • 180 g di riso Carnaroli
  • 1/2 cipolla bionda
  • 2 foglie di salvia
  • 500 ml di brodo di pesce
  • 1 sacchetto di nero di seppia (chiedete nella vostra pescheria) sciolto in un po’ di brodo di pesce tiepido
  • olio evo 

La sera prima (o almeno con 6 ore di anticipo) preparare il “gelato”. Sciogliere il Blu Mugello nel latte schiacciando leggermente le muffe. Quando sarà ben diluito metterlo in un contenitore di metallo appoggiato sul ghiaccio in modo da raffreddarlo rapidamente. Quando sarà abbastanza freddo mettetelo in freezer per circa 6 ora. 

In una casseruola far appassire la cipolla tritata finemente con le due foglie di salvia. Togliere la salvia ed unire il riso e farlo tostare per un minuto. Coprire con il brodo di pesce (io ho aggiunto anche l’acqua delle cozze della prima ricetta) e portare a cottura. All’ultimo momento mantecare bene con il nero di seppia e lasciar insaporire. 

Mettere il riso in due piatti da portata con al centro il gelato di Blu Mugello, decorare con una fogliolina di salvia ed un filo d’olio. servire subito.

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crostate, DOLCI, Fornitori, la tavola, LUOGHI&FOTO, mandorle, mele, MENU', PRANZI&CENE

Crostata di mele con panna acida per il pranzo a Cerreto Guidi

18 novembre 2015

Tutto è partito da qui, poi è proseguito da Ambra per giungere da Chiara e Marta a Cerreto Guidi.

Il terzo appuntamento con queste magnifiche donne, Ambra, Chiara, Marta e Valentina, tra ricette e chiacchiere tra riflessioni e risate fanno bene al cuore, un po’ meno alla linea ma qualche sacrificio bisogna pur farlo.

Il pranzo a casa di Chiara e Marta ha avuto come tema l’AUTUNNO, ognuna di noi ha portato una pietanza, questa volta a me è toccato il contorno ed il dolce; stranamente è venuto meglio il dolce che non avevo mai preparato prima, invece del contorno fatto e rifatto tante volte, mancava un po’ di sale ed in generale il condimento non dava il risultato che avrei voluto avesse la zucca, in sostanza sapeva di zucca non condita ma capita spesso che quando si vuol fare bella figura qualcosa vada storto.

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Essere accolti in una casa in cui non si è mai stati è sempre un’emozione, l’ospitalità di Chiara e Marta è stata calorosa, intima, familiare, le chiacchiere ed i racconti nella grande cucina, il pranzo servito nella sala con la tovaglia apparecchiata a tema, i grandi bicchieri da vino rosso, i profumi ed i colori del cibo, cinque donne in armonia, tutti ingredienti per una giornata passata in leggerezza come le foglie in autunno, in compagnia per reagire e non farsi sovrastare dalla paura degli ultimi eventi. Parlare di ricette, ingredienti, cotture, abitudini alimentari ma anche dei nostri lavori, dei nostri viaggi, delle nostre vite a noi piace, si parla e si condivide il cibo ed il vino, gesti che hanno un significato profondo per me.

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Marta ha preparato due antipasti, crostini con crema di cannellini e cavolo nero ed una torta salata con radicchio rosso, provola piccante e mele. Ambra ha portato il primo, la minestra garfagnina di farro, che non è una semplice minestra di fagioli e farro, il segreto è il battuto aromatico con l’aggiunta del rigatino, Chiara ha cucinato il secondo, un arrosto con mele e cipolle, accompagnato dalla mia ricetta della  zucca al forno  ed infine la crostata di mele e Calvados con gelato alla crema, la ricetta che vi lascio oggi è stata leggermente adattata rispetto all’originale “Calvados apple tart” letta sul libro di Mimi Thorrison A Kitchen in France e rispetto a quella portata al pranzo, senza Calvados in modo che sia adatta a bambini e astemi, Valentina ha portato il vino ed il vin santo, non poteva mancare un Chianti della fattoria Borgo Vigna Vecchia di cui sono stata ospite ed il loro Vin Santo Nonno Mario, caffè per finire.

Tornando a casa, lungo la strada che lascia Cerreto Guidi e che domina i vigneti, ho trovato la risposta alla domanda che mi sono fatta quando la prima volta ho pensato di invitare queste persone a pranzo; non ci conoscevamo, non tutte perlomeno, sapevo che avevamo vite diverse, età diverse, abitudini diverse, opinioni diverse, poteva avere un senso? Sarebbe stata una giornata piacevole? Si, più che piacevole perchè il confronto, se si ha a che fare con persone di spessore,  ci arricchisce e ci rende migliori, mettendo le basi per relazioni destinate a durare.

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Crostata di mele e panna acida

per la base

  • 250 g di farina di farro
  • 80 g di mandorle tritate finemente
  • 50 g di zucchero a velo
  • 30 g di zucchero di canna integrale
  • 150 g di burro a temperatura ambiente
  • 1 pizzico di sale 
  • 1 uovo intero

per il ripieno

  • 4 mele dolci, poco acide tipo Gala
  • 60 ml di succo di mela bio
  • 150 ml di panna acida
  • 3 tuorli
  • 20 g di zucchero integrale di canna per la base + 40g circa per la crema
  • 20 g di mandorle tritate finemente

per accompagnare

  • gelato alla crema

La sera prima preparare l’impasto per la base.  In una ciotola versare tutti gli ingredienti per la base, impastare e formare una palla. Schiacciare leggermente, avvolgere nella pellicola trasparente e lasciar riposare tutta la notte (o almeno 2 ore se avete poco tempo).

Sbucciare le mele, eliminare il torsolo, tagliarle a cubetti molto piccoli e metterle in una ciotola con il succo di mele (volendo il succo di un limone o come dice la ricetta originale il Calvados) per mezz’ora.

Riprendete la base e stendetela, mettetela in una tortiera a cerniera del diametro di 28 cm calcolando almeno 2 cm per l’altezza del bordo. Coprite con carta forno, mettete dei pesi per dolci (io ho usato dei ceci) e fate cuocere a forno preriscaldato a 180° per 10 minuti. Tirate fuori dal forno, eliminare i pesi e la carta forno, cospargere la base con 20 g di di zucchero di canna, versare le mele e cuocere ancora in forno per 30 minuti. 

Preparare la crema sbattendo insieme la panna acida, lo zucchero rimasto e i tuorli d’uovo. Versare la crema sulle mele e spolverare con 20 g di mandorle tritate, rimettere in forno per altri 20 minuti circa. Lasciare intiepidire e servire con gelato alla crema.

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Vi racconto un pranzo e una ricetta con il radicchio pan di zucchero

19 marzo 2015

La mia amica, quando le ho parlato del pranzo che volevo organizzare, ha esordito dicendo che sono pazza! E’ vero, probabilmente in un mondo di relazioni virtuali, di chiusura ed egoismo la mia idea è fuori di testa ma ero certa che avrei avuto ragione io. L’idea è nata quando ho chiesto ad Ambra del blog A ogni pentola il suo coperchio di preparare una ricetta a quattro mani ed il suo entusiasmo nell’accettare la proposta mi ha fatto venir voglia di allargare l’invito. Ho pensato a Valentina, che ho conosciuto qualche anno fa  durante un press tour a Cerreto Guidi in un indimenticabile week-end, accogliendomi con il suo sorriso e facendomi conoscere una realtà di cui mi sono innamorata, nella stessa occasione ho conosciuto anche Diletta, altra meravigliosa donna che da allora non ho più visto, al contrario di Valentina che ho potuto frequentare un po’ di più durante questi anni; ho pensato a Chiara e Marta del blog La cucina spontanea, bravissime, che seguivo senza sapere che erano di Cerreto Guidi anche loro, quando l’ho scoperto ho voluto conoscerle, non è stato facile trovare il momento che andasse bene a tutte e tre, gli impegni sono tanti per tutti ma alla fine ci siamo riuscite; ho pensato a Patrizia alla quale devo moltissimo per la riuscita del mio blog ma per impegni di lavoro non è potuta essere dei nostri; ho pensato a Francesca, la mia più cara amica, alla quale ho esposto il progetto e, felice di questa mia iniziativa alla quale avrebbe partecipato ad ogni costo, ha confermato il fatto che fossi pazza…

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Ebbene, ho avuto ragione io, con la collaborazione delle blogger in cucina e la generosità di tutte, il pranzo è andato benissimo ed abbiamo passato una intera giornata insieme durante la quale si è creata un’atmosfera sincera di amicizia. Del resto il cibo è condivisione e questa ne è la dimostrazione. Ogni tanto mi chiedo a cosa serve un blog per condividere ricette che rimangono lì sullo schermo di un computer, mi chiedo a cosa serva partecipare ad un contest e sperimentare nuove pietanze se poi rimane tutto nelle quattro mura di casa e non viene offerto. 

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Sabato mattina ho aperto la mia cucina e la mia casa alle mie ospiti, la prima ad arrivare è stata Francesca, lei è di casa ed ha portato il gelato ai 4 mori  ricetta che ha vinto un contest qualche hanno fa, la seconda è stata Ambra che è arrivata carica di pentole e pentolini da cui ha tirato fuori una magnifica salsa rossa garfagnina da servire con i miei antipasti, il condimento per il primo preparato a casa sua e l’impasto per la pasta che ha preparato sul momento, guardarla destreggiarsi nella mia cucina cercando di collaborare con lei è stato un piacere, svelta, dinamica aveva tutto sotto controllo e in pochi minuti ha preparato i maccheroni tordellati tipici della cucina povera lucchese. Infine è arrivata la delegazione di Cerreto al completo, Chiara, Diletta, Marta e Valentina e vederle nel vialino di casa mia cariche di prelibatezze e doni è stato bellissimo!! Un’apparizione. Chiara ha preparato un tortino di patate e carciofi, la ricetta originale è del fidanzato ma lei le ha dato il suo tocco personale con l’aggiunta dei erbe aromatiche e mozzarella, ricetta semplice che ti conquista subito tanto che se ce ne fosse stata un’altra teglia avremmo certamente divorato anche quella, probabilmente ho fatto una gaffe nel dirlo ma era talmente buono che mi è venuto spontaneo. Io ho preparato il secondo, lo spezzatino fiorentino per rimanere sulla cucina toscana, Marta ha preparato una golosissima torta, la French chocolate cake che io e Valentina abbiamo continuato a  spilluzzicare anche nel pomeriggio, Diletta ha portato ben quattro spumanti diversi delle Cantine Natale Gini che ha sapientemente presentato e abbinato ad ogni portata, brut rosè  per  gli antipasti, chardonnay brut per il primo, chardonnay extra brut per il secondo e chardonnay extra dry metodo charmat per i dolci. Valentina, oltre al sorriso e alla solarità che la caratterizzano, ha portato il magnifico centrotavola di fiori recisi colorati e profumati, un piccolo mazzolino segnaposto per ognuna di noi, una enorme cesta di ortaggi e uova offerta dall’Azienda Agricola Battaglia ed un vasetto di confettura preparata dal mio chef preferito, Stefano Pinciaroli Continue reading “Vi racconto un pranzo e una ricetta con il radicchio pan di zucchero” »

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Menù per cena tra amici con i vini delle Cantine Natale Gini

21 gennaio 2015

Ci sono luoghi e persone che ti rimangono nel cuore inaspettatamente. Ho conosciuto Diletta Lavoratorini un paio di anni fa durante un press tour al quale sono stata invitata come food blogger in un gruppo tutto al femminile. In quell’occasione si è subito creato un feeling grazie alla professionalità, alla cordialità ed alla squisita gentilezza di questa giovane donna che si occupò del nostro gruppo coccolandoci con quelle attenzioni che si riservano solo ai cari amici, creando così una stima reciproca.

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Qualche giorno fa Diletta mi ha contattata per farmi conoscere le Cantine Natale Gini di cui si occupa in qualità di addetta stampa, PR, marketing e responsabile vendite, sempre con la professionalità che la contraddistingue invitandomi ad una degustazione dei prodotti della Cantina. La filosofia che Lorenzo Gini, pronipote del fondatore, porta avanti nell’Azienda di famiglia mi ha conquistata così come i vini che ho degustato, nel rispetto della tradizione in questa terra del Chianti, in questi terreni colmi di quelli che Leonardo Da Vinci chiamava “nicchi” ovvero i resti fossili delle conchiglie conglomerati di carbonato di calcio ideali per la produzione vinicola, nelle zone collinari di Vinci, Cerreto Guidi e San Miniato in località S. Angelo, con esperienza, amore ed innovazione, vini di alta qualità che egli stesso definisce “vini da compagnia”, che rispecchiano uno stile di vita semplice e schietto, da mettere sulla tavola di tutti i giorni per accompagnare le pietanze che tutti i giorni prepariamo e mangiamo, vini veri. L’intera produzione delle Cantine Natale Gini occupa un posto di prestigio nel panorama vinicolo italiano ed internazionale grazie ai terreni particolarmente adatti alla produzione vitivinicola, agli stessi vitigni autoctoni toscani ed ai metodi di vinificazione realizzata nel profondo rispetto della tradizione.

Cantine Natale Gini (54)

Negli anni mi sono sempre più convinta che la condivisione di un buon piatto accompagnato da un genuino bicchiere di vino è il punto di partenza di sincere conoscenze e il consolidamento di grandi amicizie ed è proprio così che è nato il mio blog, grazie a tante cene tra amiche e nel gustare questi vini ho ritrovato l’essenza di qualcosa di intimo che si viene a creare quando le persone provano piacere a passare del tempo insieme. La mia anima da blogger, e soprattutto di buona forchetta, non poteva tacere ed ho immediatamente pensato ad un pranzo che rispettasse la tradizione toscana con ricette da abbinare a questi vini dalle piacevoli caratteristiche gustative, dall’eccellente bevibilità e dai prezzi contenuti grazie alla filiera corta, aspetto da non sottovalutare.

L’entusiasmo contagioso di Diletta, oggi come due anni fa, mi ha dato lo slancio per organizzare una cena tra amici abbinando ad ogni portata i vini delle Cantine Natale Gini e di cimentarmi nella preparazione dei pici fatti a mano. Era da un po’ di tempo che volevo provare a farli, ok ci vuole un po’ di pazienza e tanto tempo, specialmente se a tavola siamo in sei e tutte buone forchette ma il risultato vale il sacrificio; per il condimento ho pensato ad un pesto di cavolo nero, noci e pecorino così da abbinare a questo primo una bottiglia di DIRUPI, vino base dell’Azienda, Sangiovese di razza, vinificato in acciaio a temperatura controllata con macerazione delle bucce di due settimane, un parte del vino viene fatto maturare in piccole botti di rovere francese e dopo il taglio rimane quattro mesi in bottiglia prima di poter essere consumato. Un vino corposo, con un lungo retrogusto e con un intenso profumo di frutti rossi, ciliegie e vaniglia.

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la Vernaccia di San Gimignano e due ricette per Natale

20 novembre 2014

San Gimignano è uno tra i borghi più belli della Toscana, caratterizzato dalle sue torri e case-torri delle famiglie aristocratiche risalenti a Medioevo. Ogni famiglia infatti costruiva una torre per affermare la propria supremazia politica e sociale ma nessuna doveva essere più alte della torre del Podestà; oggi se ne contano 14 (16 contando anche il Campanile della Collegiata e la casa-torre Pesciolini che hanno caratteristiche diverse dalle altre) ma nel Trecento ce n’erano ben 72. Il paese è delizioso, curato, ben conservato e pulito, cosa non semplice se si considera la quantità di turisti che giornalmente lo visitano ma apprezzatissima.

San Gimignano Nov 2014-001San Gimignano Nov 2014

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