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Rubini in Villa, a spasso per Cerreto Guidi con lo chef Stefano Pinciaroli

11 luglio 2017

Anche quest’anno è giunto uno degli appuntamenti più attesi della stagione, il Festival Medicea a Cerreto Guidi che si svolgerà dal 14 al 16 luglio 2017. Come ogni anno si susseguiranno molte manifestazioni ed iniziative con una particolare attenzione alla serata di venerdì 14 che avrà come protagonisti i vini vincitori del Concorso Enologico Regionale Rubino Mediceo 2017. A celebrare questi vini sarà il menù dello chef Stefano Pinciaroli del PS Ristorante di Cerreto Guidi che, con il suo satff e con il sommelier Lorenzo Caponi, ha studiato un menù in abbinamento ai vini vincitori delle varie categorie: Continue reading “Rubini in Villa, a spasso per Cerreto Guidi con lo chef Stefano Pinciaroli” »

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Capperi sotto sale, le inaspettate attività della Fattoria di Castiglionchio

26 giugno 2017

La Fattoria di Castiglionchio si trova a pochi chilometri da Firenze, facilmente raggiungibile ed al tempo stesso immersa nella natura, tra boschi e vigneti. Questo antico insediamento fortificato del XXII secolo, oggi agriturismo tipicamente toscano, è ricco di storia. Lapo da Castiglionchio nato a Firenze, aristocratico la cui famiglia proveniva dal castello di Quona nella Valdifiese, amico del Petrarca, adibì la Torre ad  abitazione-studio dove conservava i documenti e le pergamene della famiglia. Ma l’aspetto più tipico di questo luogo sono gli attrezzi, i suppellettili e gli strumenti  conservati e catalogati nel piccolo Museo dell’Arte Contadina, un immenso patrimonio storico e culturale.  Continue reading “Capperi sotto sale, le inaspettate attività della Fattoria di Castiglionchio” »

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Il mio primo Brunch

21 maggio 2017

Sono passati molti anni dal mio primo brunch ma lo ricordo ancora con entusiasmo, la prima volta che ne ho sentito parlare era il 1988 ed ero a New York City. Mio padre doveva partire per gli Stati Uniti per un viaggio di lavoro, prima tappa la capitale Washington D.C. dove avrebbe partecipato ad una conferenza dell’allora Presidente degli Stati Uniti d’America Ronald Reagan, seconda tappa New York City per poi rientrare in Europa, Londra e Roma. La data del suo viaggio coincideva con quella del mio compleanno e decise di portami con se, solo per le prime due tappe, a Londra andò solo, io tornai direttamente a Roma dove fui ospite per qualche giorno di amici di famiglia a causa di un lungo sciopero dei treni e degli aerei che mi impedì il rientro a casa. Di Washington ricordo il verde dei parchi, i musei come il National Air and Space Museum con la navetta che porto’ Armstrong a calcare i primi passi sulla Luna, la Milestones of flight, i monumenti nazionali come la Casa Bianca, il Lincoln Memorial ed il Campidoglio ma soprattutto rimasi colpita dal Cimitero nazionale di Arlington, 300.000 lapidi bianche ordinatamente disposte su questa distesa d’erba verde brillante. Qui mio padre si volle fermare davanti alla Tomb of the Unknowns -tomba al milite ignoto – dove è stato scolpito il motto che dice: Here rests in honored glory an american soldier know but to God – Qui riposa con gloria onorevole un soldato americano conosciuto solo a Dio.

Dall’ordine della capitale mi sono ritrovata nel caos della grande mela… sabato sera a New York è una cosa che non si può dimenticare tra luci, insegne, un frenetico vortice di persone e personaggi, limousine, centinaia di taxi gialli, suoni, rumori, ascensori supersonici e il ristorante girevole dove eravamo stati invitati a cena, il The View Restaurant & Lounge a Broadway dove mi servirono una magnifica aragosta con burro fuso e ketchup, fortunatamente in due ciotoline a parte. La mattina dopo, scendendo nella sala colazione dell’Hotel, mio padre mi informò che gli americami la domenica mattina, tra le 10.30 e le 15.00 circa, erano soliti consumare il brunch. Esatto, una sorta di pasto a metà tra la colazione, brekfast, e il pranzo, lunch, il brunch appunto perchè avendo fatto tardi il sabato sera non si alzano all’ora giusta per la colazione e comunque potrebbe essere presto per il pranzo o potrebbe essere tardi per il pranzo e si alzano con la voglia di una colazione abbondante… insomma noi diremmo che spilluzzicano un po’ di tutto.

Ieri ho fatto il mio secondo brunch americano con le mie colleghe blogger a casa di Marta e Chiara di La cucina spontanea con Alice di Panelibrienuvole e Ambra di A ogni pentola il suo coperchio e come al solito abbiamo passato una bellissima giornata insieme tra chiacchiere, rivelazioni, ricordi, scambi ma soprattutto a domandarci dove sono questi guadagni stratosferici di cui parlavano su Rai Tre l’altra sera durante la trasmissione di Report, no perchè a noi non risulta.

Impeccabile ospitalità, compagnia gradevolissima e menù da far invidia a quello del 1988 a New York, del resto il nostro è un duro lavoro e questi sono i sacrifici a cui andiamo incontro: pan brioche, burro aromatizzato alle erbe, uova strapazzate, guacamole, pomodori, bagel ai semi farciti in due maniere diverse, club sandwich classico e con arista e frittata, canapè con robiola e salmone, tè freddo, acqua aromatizzata con limone e menta, bloody mery analcolico, pancake con sciroppo d’acero e fragole, bakewell tart. Mi sembra di non aver scordato niente oltre al caffè ovviamente.

Club sandwich classico

  • 3 fette quadrate di pane in cassetta (possibilmente fatto in casa o dal panettiere)
  • 1 pomodoro
  • 1 fetta di tacchino
  • 2 fettine di bacon (pancetta o guanciola di maiale)
  • 2 foglioline di insalata
  • maionese
  • senape all’antica

Club sandwich alternativo

  • 3 fette quadrate di pane in cassetta
  • 1 foglia di insalata
  • 1 fetta di arista
  • 1 piccola frittata fatta con 1 uovo e 1 cucchiaio di parmigiano reggiano
  • 1 cucchiaio di formaggio spalmabile condito con sale, pepe, olio e maggiorana fresca
  • 1 pomodoro
  • senape
  • maionese

Tostare leggermente le fette di pane.

Per il club sandwich (o ClubHouse): spendere la maionese sulla prima fetta di pane in cassetta tostato, mettere l’insalata e la fetta di tacchino taglaita molto fine e grigliata, mettere la secoda fetta di pane, cospargerla con altra maionese, mettere il bacon abbrustolito, qualche fetta di pomodoro, cospargere la parte interna dell’ultima ferra di pane con la senape all’antica e chiudere il sandwich. Tagliare a metà il sandwich formando due triangoli e fermare le fette con un bastoncino di legno.

Per l’altro sandwich: spalmare la prima fetta di pane con la senape. Mettere l’insalata,  l’arista di maiale cotto al forno e tagliato molto fine, spalmare la seconda fetta di pane con la crema di formaggio da entrambe i lati, mettere la frittata. due fettine di pomodoro, plalmare l’ultima fetta con la maionese e chiudere il sandwich. Tagliare a metà il sandwich formando due triangoli e fermare le fette con un bastoncino di legno.

Servire con il bloody mary analcolico (dalla ricetta originale: 9 cl di succo di pomodoro, 1,5 cl di succo di limone, 2/3 gocce di Salsa Worcester, 1 pizzico di sale e di pepe nero, Tabasco, servire con un gambo di sedano come decorazione).

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…se vai a Siena fermati alla Sosta di Violante

9 aprile 2017

Le crete senesi. L’argilla o creta, col il suo colore grigio-azzurro rende caratteristico il territorioLe ferie ormai sono diventate un bene prezioso, bisogna saperne fare buon uso perchè in ferie ci si deve riposare; questa è la priorità. Così siamo riusciti a conquistarci faticosamente due giorni per visitare Siena e dintorni. Ci siamo voluti godere anche il paesaggio che da Livorno ti conduce a Siena, partendo dal mare, attraversando le campagne per giungere alle colline toscane, fino alle famose crete senesi.

Un itinerario in cui i piccoli borghi scandiscono il tempo, ti riportano a tempi antichi, lontani. Tra borghi privati e luoghi sacri la prima tappa è stata Torri, una frazione del comune di Sovicille, nella provincia di Siena. Qui abbiamo avuto la fortuna di trovare aperto Il Chiostro dell’Abbazia delle Santissimi Trinità e Mustiola, costruito con bicromia di marmi, con lo stesso stile del duomo di Siena, la cui parte originaria risale al XII secolo.

“Il Chiostro è suddiviso in tre ordini sovrapposti di logge: uno, il più antico, è del 1189 ed è costituito da marmi policromi bianchi, rossi e nero-verdi. Le colonnine che sorreggono gli archi sono una diversa dall’alta: tonde, ottagonali, lisce, decorate a basso rilievo e poggiano su un muretto ornato a losanghe. Il pavimento del chiostro è interamente in cotto. I capitelli rappresentano soggetti naturali, mentre scene dell’Antico Testamento sono scolpite sui pulvini: Peccato Originale, Caino e Abele, l’Anello di Re Salomone, la Sirena bicaudata e il Grifone che divora un pesce.

Negli archi sono alternati il travertino bianco e l’albarese nero, che formano così una dicromia che si ritrova anche nel colonnato. Gli altri due loggiati, più tardi, furono costruiti nel XIII e nel XIV secolo.” (da toscanaeturismo)

Dopo aver fatto un giro del paese siamo rimontati in macchina inoltrandoci per le colline senesi passando da Grotti con sosta a Buonconvento, per giungere a Siena. L’ultima volta che ci sono stata era inverno ed era sera, il tempo di affacciarmi in piazza del campo e scappare via, non mi ricordavo come fosse bella la Fonte Gaia, la monumentale fontana rivolta verso il Palazzo pubblico in piazza del Campo, risalente al 1346.

Dopo aver fatto il giro della piazza e qualche foto ricordo, tra turisti, studenti e gente del posto siamo andati verso porta Romana a cena all‘osteria la Sosta di Violante sotto suggerimento di Giulia. Oltre ai pici al ragù di capocollo che dovevo assolutamente aassaggiare, ho ordinato degli involtini di lardo di cinta ripieni di spinaci cotti al vapore serviti su crema di fagioli cannellini, il tutto accompagnato da un calice di vino rosso toscano e la cordiale ospitalità dei proprietari; degna conclusione di una splendida gita.

Tutto molto buono a tal punto che appena rientrata mi sono messa a fare sia i pici a mano (…lavoro lungo e certosino per chi come me non lo fa abitualmente ma di soddisfazione) che gli involtini di spinaci e lardo, tanto buoni che ormai stanno diventando un classico delle nostre cene casalinghe. Condivido con voi la ricetta per come l’ho interpretata io.

Involtini di lando e spinaci saltati su crema di cannellini

per la crema di cannellini

  • 200 g di fagioli cannellini lessati e un poco della loro acqua di cottura
  • olio evo
  • sale q.b.

per gli involtini

  • 4 fettine di larno
  • 400 g di spinaci gia lessati e ben strizzati
  • 1 aglio in camicia
  • olio
  • sale

Frullare i fagioli con un po’ della loro acqua di cottura ancora calda con un po’ di olio evo e sale, deve risultare una crema di media densità. Saltare gli spiaci in una padella con l’olio e laglio in camicia per qualche minuto in modo da togliere l’umidità. Stendere su un tagliere le 4 fettine di lardo, mettere ad una estremità una grossa quenelle di spinaci e formare gli involtini. Vesare in ogni piatto due cucchiai di crema di cannellini ed adagiarci sopra un involtino. Servire caldi.

Suggerimento: Non lasciate raffreddare gli spinaci in modo che il lardo inizi leggermente a sciogliersi con il loro calore. Nella foto della mia ricetta ho usato un coppapasta di forma quadrata per dare un tocco di originalità all’involtino che è diventato un cubo.

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Le uova al verde della zia Nina

21 novembre 2016

La zia Nina era la zia del mio babbo, sorella della sua mamma ovvero della mia nonna Rina. Non credo di averla mai conosciuta ma di lei mi sono giunti racconti e ricette tra le quali questa delle uova al verde.

Anche se le uova al verde sono una tipica ricetta piemontese ed anche se il paese della famiglia di mio padre, Ferrania, è in Liguria questa è considerata una ricetta di famiglia; in effetti il territorio si presta a contaminazioni di questo tipo.uova-al-verde-23-1uova-al-verde-ferrania

Riporto la ricetta così come l’ha scritta su di un foglietto di carta la zia di mio padre e di seguito la ricetta che col tempo ho messo a punto io:

“In teglia olio e poco burro e cipolla (una non troppo grossa) tritata finemente. Si fa rosolare un pochino con un poco di sale e un dado; ci si aggiunge un cucchiaio di farina sciolta con un poco d’acqua (o mollica di pane imbevuta di aceto) e si lascia sobbollire un pochino. A questo punto si aggiunge un trito di prezzemolo in abbondante misura e aglio il tutto ben tritati e si allunga sempre con un poco d’acqua perchè si formi il sugo. Intanto si saranno assodate le uova e sbucciate, si tagliano a metà per il lungo e si adagiano nel sugo verde della teglia: si aggiunge l’aceto sino a ricoprire le uova e si lasciano sobbollire, ancora qualche minuto e sono pronte.”

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Uova al verde della zia Nina

  • 4 uova fresche bio
  • 1 cipolla bianca
  • 1 mazzo di prezzemolo
  • 1 spicchio d’aglio
  • mollica di pane posato (circa 30 g)
  • aceto di vino rosso
  • 2 cucchiai d’olio evo
  • sale

Lessare le uova mettendole in un pentolino ricoperte di acqua fredda e cuocere 7 minuti dal bollore, sbucciarle, dividerle a metà e tenerle da parte. Mettere l’olio in una casseruola, far appassire la cipolla tritata finemente ed aggiungere la mollica di pane precedentemente ammollata nell’aceto e strizzata. Aggiungere mezzo bicchier d’acqua e lasciar sobbollire e cuocere per qualche minuto. Aggiungere il prezzemolo e l’aglio tritati, ancora un po’ d’acqua e cuocere 5 minuti. Unire le uova e versare l’aceto. Coprire e terminare la cottura per altri 5 minuti. Servire.

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Riso al cavolfiore e melograno mantecato con mascarpone – #ilpalagiaccio

15 novembre 2016

Siamo già a novembre, siamo passati dalle Zucche di Halloween alle vetrine natalizie in un batter d’occhio. In questo autunno che ci mette a dura prova con cambi repentini di temperature, da sole a pioggia, da magliette a maniche corte a piumini imbottiti e poi ancora caldo ed il giorno dopo freddo. Un’alternanza a cui fatico ad adattarmi. E così anche in cucina è difficile aver voglia di un buon minestrone caldo quando fuori ci sono ventisei gradi ma non ho riesco neanche più a mangiare panzanella e caprese, questi poveri pomodori avranno pur diritto a riposarsi dopo l’estate.

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Anche questo mese volevo partecipare alla sfida degli ingredienti ma sono stata tratta in inganno a causa di una incomprensione dialettale, diciamo così, ed ho sbagliato ingredienti. A Livorno il cavolo, detto anche “la palla, è il cavolfiore e quindi nella dicitura cavolo/venza ho pensato che ci fosse la possibilità di scegliere tra cavolo come cavolfiore e verza come cavolo verza, del resto nel mese di ottobre tra gli ingredienti facoltative c’era la dicitura camembert/brie che sono due formaggi diversi e si poteva scegliere tra uno dei due. Poco male, dopo un breve momento di gloria, la mia ricetta è uscita dalla gara. Sarà per la prossima volta.

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Mi consolo con questo risotto, che anche se con gli ingredienti sbagliati, è un lodevole comfortfood, uno di quei piatti che scaldano le fredde giornate di Novembre. Per mia natura e per esperienza, sono fermamente convinta che alla base di un buon piatto ci siano buoni ingredienti e per buono intendo di qualità. Diffido sempre di quei ristoranti che hanno piatti troppo complicati con una serie di ingredienti infinita, specialmente quando sono ristoranti di basso/medio livello (i grandi chef fanno parte di un altro pianeta); o sei uno stellato e quindi sai come abbinare tanti ingredienti, sai come armonizzarli ed esaltarli o secondo il mio modesto parere sarebbe meglio non azzardare troppo e mantenere un profilo più contenuto. Per avere un ottimo risultato basta saper scegliere la materia prima, fresca, di stagione, locale e meglio ancora conoscere produttori per poterci fidare di ciò che usiamo ed io nel mio piccolo scelgo il mascarpone del Palagiaccio, fattoria che ho visitato che da un latte squisito produce latticini molto buoni, il cavolfiore dell’orto e il melograno dell’albero in giardino. Il risultato è garantito.

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Riso con cavolfiore e melograno mantecato con mascarpone

  • 320 g di riso Carnaroli
  • mezzo cavolfiore
  • 1 melograno maturo
  • 3 cucchiai di MASCARPONE Il Palagiaccio
  • 1 cucchiaio d’olio
  • sale
  • pepe bianco macinato fresco

Lavare il cavolfiore, tagliarlo a cimette e cuocerlo a vapore. Mettere a bollire il riso in acqua leggermente salata. Nel frattempo aprire il melograno, tenere da parte due cucchiai di chicchi interi ed estrarre dalla parte restante il succo. In una casseruola saltare le cimette di cavolfiore con l’olio schiacciandole con la forchetta, salare, scolare il riso tenendo da parte un po’ d’acqua di cottura ed unire al cavolfiore. Mantecare il tutto con il mascarpone, macinare un po’ di pepe bianco e versare il riso nei piatti. In ogni piatto aggiungere qualche chicco di melograno ed un cucchiaio di succo di melograno. Servire.

CON QUESTA RICETTA PARTECIPO AL MASCARPONE CONTEST DELLA FATTORIA IL PALAGIACCIO

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Insalata di ovuli, il profumo del bosco

10 ottobre 2016

Il tempo da dedicare a questo spazio è sempre più difficile da ritagliare in questo cambio di stagione. Ci stiamo lasciando alle spalle l’estate, stagione in cui cerco di ridurre al minimo indispensabile la cura della casa, delle piante, evitando di uscire durante le ore calde rinunciando all’acquisto degli ingredienti indispensabili per poter creare e postare una ricetta pur di non affrontare il caldo soffocante e soprattutto i fornelli. Adesso però è giunto il momento di mettersi in pari con gli arretrati, uscire e fare le necessarie commissioni è un dovere che non si può più rimandare, pensare alla casa, alle piante, al cambio armadi, all’attività fisica e a tutto il resto. L’invito a pranzo della mia cara amica Francesca è giunto al momento giusto per darmi una sveglia.

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Sabato a pranzo, lasciando casa mia sotto il diluvio, sono giunta nei pressi di Montescudaio dove la pioggia aveva appena smesso di rinfrescare strade, campi e colline. Per arrivare a casa della mia amica si passa inevitabilmente da un bosco dove in questa alternanza di sole e pioggia crescono caratteristici funghi bianchi, muffe e muschio che insieme all’erba, alle foglie ed alla terra bagnata rilasciano quel caratteristico profumo di sottobosco, umido e legnoso.

Questo per me è il profumo del bosco, il profumo che caratterizza ottobre, il profumo dei funghi. Quelli che ho visto e fotografato lungo la strada non sono commestibili e comunque oltre a porcini e finferli non ne saprei riconoscere altri, quelli invece che ho trovato sulla tavola a casa della mia amica lo sono eccome e sono davvero una prelibatezza.

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La tonnina di Porto Azzurro

18 settembre 2016

Finalmente ferie, vacanze, sole e mare e che mare!!! Stare tutto il giorno, per giorni, immersa nel sole e nelle acque cristalline dell’Isola d’Elba mi ha rimesso al mondo. Rientro ricaricata con tante esperienze da ricordare nei mesi che verranno; dall’escursione in miniera, ad un paio di prove speciali del rally storico, dalla camminata verso il Monastero di Monserrato ad un pranzo alla Tonnina di Porto Azzurro dove ho conosciuto la simpaticissima Costanza Vanni che ha posato per me con le magliette della Tonnina.

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La Tonnina è un bistrot mediterraneo che serve piatti di alta qualità, semplici e buonissimi, dalle acciughe del Cantabrico accompagnate da pane tostato e burro, ai panini e alle insalate con la tonnina che è una tipica ricetta elbana ma che troviamo anche in sicilia (tummina), è uno street food del tutto italiano, ci si può sedere all’aperto in una caratteristica piazzetta nel cuore di Porto Azzurro. Non ho trovato la ricetta della tonnina, Costanza mi ha spiegato che ognuno ha la sua e la tiene segreta… in sostanza la tonnina è il filetto di ventresca di tonno conservato sotto sale o in salamoia che poi viene dissalato in acqua e tagliato a fette o sfilettato a seconda della ricetta. L’ho assaggiata sul pane appena tostato con un filo d’olio ed è la fine del mondo, così in purezza come piace a me. Continue reading “La tonnina di Porto Azzurro” »

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Cerreto Guidi, una passione che dura nel tempo, Medicea 2016

17 luglio 2016

Una passione, la mia, che dura da anni da quando per la prima volta nel 2012 sono stata ospitata in questo paese nel cuore della Toscana; una passione per il paese stesso ma soprattutto per le persone che ho incontrato, una passione, la loro, che riescono a trasmettere con entusiasmo ogni volta.

Anche quest’anno la grande manifestazione Medicea 2016 che si conclude stasera ha avuto un grande successo tra mostre, spettacoli ed eventi. Dal 6 al 17 luglio le innumerevoli iniziative hanno focalizzato l’attenzione su Cerreto Guidi ed in particolare quest’anno, grazie al lavoro di Lorenzo Caponi sommelier del Ristorante PS, il concorso Rubino Mediceo ha coinvolto ben 28 Aziende toscane che hanno partecipato con 94 vini, un risultato di cui poter esser fieri.

La prima giornata a cui ho partecipato è stata intensa a partire dalla visita alla Villa Medicea che nel giugno 2013, insieme ad altre 11 ville e 2 giardini medicei della Toscana, è entrata a far parte del Patrimonio dell’Umanità Unesco. Insieme all’Assessore all’Agricoltura Paolo Feri e accompagnati da Silvia, guida preparatissima, ho visitato le sale del museo della Villa. Nella prima sala, la sala degli arazzi, sono esposti quattro arazzi del 1637 recentemente restaurati che rappresentano le quattro stagioni. Bellissimi i particolari che ci raccontano la vita e gli usi dell’epoca. 

A CENA CON BACCO 2016 (4) Continue reading “Cerreto Guidi, una passione che dura nel tempo, Medicea 2016” »

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Le ricette del Sor Fattore #8 – dal latte al raveggiolo passando dalla Fattoria Il Palagiaccio

4 maggio 2016

Questa volta il Sor Fattore è andato in fattoria per seguire le fasi della lavorazione del latte fino a diventare formaggio. Un percorso dalla stalla al caseificio, dai formaggi freschi a quelli stagionati, dalla grotta del Gran Mugello Ubaldino alla tavola passando anche dai prodotti della Tuscany Farm , grande sorpresa ma di questo parlerò in un post dedicato alla cosmesi. 

FORMAGGI AL PALAGIACCIO

Ospite dell’Antica Fattoria il Palagiaccio per aver vinto il primo premio del contest #lattidamangiare nell’ottobre del 2015, ho avuto la possibilità di visitare l’Azienda della famiglia Bolli sotto la guida di Carlo, uno dei due figli, che insieme a sua madre mi hanno ospitata con la fondamentale collaborazione dello loro staff. Con me c’era Daniela del blog chiediloalladani terza classificata, per motivi di lavoro mancava Giovanna del blog acquacottaefantasia seconda classificata.  

i formaggi al Palagiaccio (10)

FOTO 1 – ELEONORA VIVOLI

Abbiamo iniziato dalla produzione della ricotta dove Eleonora (FOTO 1) ci ha spiegato il procedimento e quali sono gli ingredienti con cui viene fatta, siero di latte vaccino con aggiunta di latte vaccino pastorizzato e sale. Il latte ed il siero vengono scaldati  80-90°C, poi si attende la coagulazione che si vede dal formarsi dei tipici fiocchi che caratterizzano la tessitura leggera e delicata della ricotta (FOTO 2) e dopo la spannatura manuale con dei grandi ramaioli si mette la ricotta negli appositi cestelli per far uscire il liquido in eccesso (FOTO 3).

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FOTO 2 – SCHIUMAROLA

i formaggi al Palagiaccio (33)

FOTO 3 – RIEMPIMENTO DELLE FUSCELLE

Le fuscelle colme di ricotta vengono trasferite nella cella refrigerata a 0-2°C, raggiunta la temperatura di raffreddamento il prodotto è pronto per la vendita e viene etichettato come FIOR DI RICOTTA. Continue reading “Le ricette del Sor Fattore #8 – dal latte al raveggiolo passando dalla Fattoria Il Palagiaccio” »