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LEGUMI

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Crema di farro e cannellini freschi con verdure primaverili

5 giugno 2017

La primavera giunge all’improvviso, la natura esplode regalandoci verdure fresche, colorate e ricche di nutrienti ma dura poco, l’estate è così vicina che colgo l’attimo per preparare una ricetta che alla primavera si addice perfettamente, sana e gustosa per il progetto #SiamoGolosiani unendo alle verdure fresche i prodotti NuovaTerra che già conoscevo e già utilizzato come la quinoa ed il miglio.

Il progetto #SiamoGolosiani rispecchia perfettamente la mia idea di cucina, sana, con prodotti di stagione e provenienti da produttori locali. Una delle cose che mi rende felice è andare al mercato la mattina molto presto dove trovo i banchi colmi di verdura fresca, ormai da anni mi affido al banco di Antonio e Giusy, Il Re dell’Insalata, che come me sono sempre alla ricerca di produttori locali dei quali conoscono il tipo di coltivazione, è una questione di fiducia così come per i prodotti Nuova Terra, una linea che nasce dal rispetto della terra con particolare attenzione alle materie prime.

Per questa ricetta ho usato il farro perlato biologico e l’alga Ulva Lactuca, lattuga di mare in fiocchi, ricca di vitamina C e calcio e potassio. Avete mai fatto caso al profumo che si sprigiona durante la cottura del farro? Sembra il profumo del pane appena sfornato ed il sapore di questo farro perlato insieme ai cannellini freschi basterebbe già per soddisfare il palato e i fagiolini, i piattelloni, le zucchine, i cipollotti con l’aglio fresco completano il piatto.

Crema di farro e cannellini con verdure primaverili

per 4 persone

  • 100 g di farro perlato Bio Nuova Terra
  • 200 g di fagioli cannellini freschi già sgranati
  • 1 foglia di alloro e 2 di salvia
  • 500 ml di brodo vegetale (preparato con sedano, carota e cipolla)
  • sale
  • 100 g di fagiolini verdi
  • 100 g di piattelloni
  • 2 zucchine (circa 120 g)
  • 1 cipollotto presco
  • 1 spicchio di aglio fresco
  • 1 cucchiaio di lattuga di mare in fiocchi Nuova Terra
  • pepe nero
  • olio evo

Per la crema

Sciacquare il farro e lessarlo in acqua salata bollente per 15 minuti. Scolare. Lesare i cannellini con uno spicchio d’aglio intero,  2 foglie di salvia ed una foglia di alloro per circa 40 minuti. Eliminate la salvia e l’alloro e scolate. In un recipiente a bordo altro frullare il farro ed i cannellini insieme a mezzo litro di brodo vegetale. Salare.

Per le verdure

A parte lessare i fagliolini e i piattelloni precedentemente spuntati e lavati. Tagliateli a pezzetti grossi. Poi prendere una padella in cui far appassire il cipollotto fresco in 2 cucchiai d’olio, unire le zucchine tagliate a cubetti piccoli e cuocere per 10 minuti. Aggiungere un cucchiaio abbondante di alghe in fiocchi, i fagiolini ed i piattelloni. Saltare per un minuto, salare, pepape e togliere dal fuoco. Comporre i piatti mettendo in ogni ciotola da minestra un mestolo colmo di crema di farro e fagioli e 2 o 3 cucchiai di verdure. Condire con un filo d’olio e servire.

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…se vai a Siena fermati alla Sosta di Violante

9 aprile 2017

Le crete senesi. L’argilla o creta, col il suo colore grigio-azzurro rende caratteristico il territorioLe ferie ormai sono diventate un bene prezioso, bisogna saperne fare buon uso perchè in ferie ci si deve riposare; questa è la priorità. Così siamo riusciti a conquistarci faticosamente due giorni per visitare Siena e dintorni. Ci siamo voluti godere anche il paesaggio che da Livorno ti conduce a Siena, partendo dal mare, attraversando le campagne per giungere alle colline toscane, fino alle famose crete senesi.

Un itinerario in cui i piccoli borghi scandiscono il tempo, ti riportano a tempi antichi, lontani. Tra borghi privati e luoghi sacri la prima tappa è stata Torri, una frazione del comune di Sovicille, nella provincia di Siena. Qui abbiamo avuto la fortuna di trovare aperto Il Chiostro dell’Abbazia delle Santissimi Trinità e Mustiola, costruito con bicromia di marmi, con lo stesso stile del duomo di Siena, la cui parte originaria risale al XII secolo.

“Il Chiostro è suddiviso in tre ordini sovrapposti di logge: uno, il più antico, è del 1189 ed è costituito da marmi policromi bianchi, rossi e nero-verdi. Le colonnine che sorreggono gli archi sono una diversa dall’alta: tonde, ottagonali, lisce, decorate a basso rilievo e poggiano su un muretto ornato a losanghe. Il pavimento del chiostro è interamente in cotto. I capitelli rappresentano soggetti naturali, mentre scene dell’Antico Testamento sono scolpite sui pulvini: Peccato Originale, Caino e Abele, l’Anello di Re Salomone, la Sirena bicaudata e il Grifone che divora un pesce.

Negli archi sono alternati il travertino bianco e l’albarese nero, che formano così una dicromia che si ritrova anche nel colonnato. Gli altri due loggiati, più tardi, furono costruiti nel XIII e nel XIV secolo.” (da toscanaeturismo)

Dopo aver fatto un giro del paese siamo rimontati in macchina inoltrandoci per le colline senesi passando da Grotti con sosta a Buonconvento, per giungere a Siena. L’ultima volta che ci sono stata era inverno ed era sera, il tempo di affacciarmi in piazza del campo e scappare via, non mi ricordavo come fosse bella la Fonte Gaia, la monumentale fontana rivolta verso il Palazzo pubblico in piazza del Campo, risalente al 1346.

Dopo aver fatto il giro della piazza e qualche foto ricordo, tra turisti, studenti e gente del posto siamo andati verso porta Romana a cena all‘osteria la Sosta di Violante sotto suggerimento di Giulia. Oltre ai pici al ragù di capocollo che dovevo assolutamente aassaggiare, ho ordinato degli involtini di lardo di cinta ripieni di spinaci cotti al vapore serviti su crema di fagioli cannellini, il tutto accompagnato da un calice di vino rosso toscano e la cordiale ospitalità dei proprietari; degna conclusione di una splendida gita.

Tutto molto buono a tal punto che appena rientrata mi sono messa a fare sia i pici a mano (…lavoro lungo e certosino per chi come me non lo fa abitualmente ma di soddisfazione) che gli involtini di spinaci e lardo, tanto buoni che ormai stanno diventando un classico delle nostre cene casalinghe. Condivido con voi la ricetta per come l’ho interpretata io.

Involtini di lando e spinaci saltati su crema di cannellini

per la crema di cannellini

  • 200 g di fagioli cannellini lessati e un poco della loro acqua di cottura
  • olio evo
  • sale q.b.

per gli involtini

  • 4 fettine di larno
  • 400 g di spinaci gia lessati e ben strizzati
  • 1 aglio in camicia
  • olio
  • sale

Frullare i fagioli con un po’ della loro acqua di cottura ancora calda con un po’ di olio evo e sale, deve risultare una crema di media densità. Saltare gli spiaci in una padella con l’olio e laglio in camicia per qualche minuto in modo da togliere l’umidità. Stendere su un tagliere le 4 fettine di lardo, mettere ad una estremità una grossa quenelle di spinaci e formare gli involtini. Vesare in ogni piatto due cucchiai di crema di cannellini ed adagiarci sopra un involtino. Servire caldi.

Suggerimento: Non lasciate raffreddare gli spinaci in modo che il lardo inizi leggermente a sciogliersi con il loro calore. Nella foto della mia ricetta ho usato un coppapasta di forma quadrata per dare un tocco di originalità all’involtino che è diventato un cubo.

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Le ricette del Sor Fattore #5 – La farinata toscana

20 febbraio 2016

Se si parla di cucina toscana di tradizione la maggior parte delle volte seguo le ricette di Paolo Gori della Trattoria Da Burde di Firenze. Così oggi, pescando dal cesto della storia Fattoria il Palagiaccio ho deciso di usare la farina di granturco macinata a pietra dell’Antico Molino Margheri (Ronta – FI) per preparare la quinta ricetta del SOR FATTORE, la farinata di cavolo nero seguendo le indicazioni di Paolo.

La farinata di cavolo nero è una polenta molto liquida cotta con i fagioli cannellini ed il cavolo nero, tipico di questa bellissima regione che è la Toscana. Un piatto povero che accontenta tutti, onnovori, celiaci, vegetariani, vegani, uno di quei piatti da condividere con amici nelle fredde sere invernali o al pranzo della domenica quando tutta la famiglia ancora si riunisce a tavola.

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Questa farina tipo “bramata” ha bisogno di una lunga cottura, circa 40 minuti ma per chi ha poco tempo va bene anche la farina gialla istantanea; si può preparare il battuto e la base di fagioli lessi e cavolo nero il giorno prima e all’ultimo versare la polenta, l’importante è mangiarla bella calda.

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Farinata di cavolo nero

  • 1 mazzo di cavolo nero
  • 1 costa di sedano con le foglie
  • 300 g di fagioli cannellini lessi
  • 1 carota, 1 gambo di sedano e 1 cipolla rossa tritati finemente
  • 200 g di farina di granturco bramata macinata a pietra a cottura lenta
  • 1 litro e 1/2 d’acqua 
  • sale qb
  • olio evo

In una pentola capiente far stufare il battutino di carota, sedano e cipolla con due cucchiai d’olio e due di acqua. Aggiungere il cavolo nero lavato, mondato (va sfilata la costola centrale che rimane troppo dura) e tagliato a striscioline, la costa di sedano con le sue foglie anche questa tagliata sottilmente e i fagioli lessi. Far insaporire per qualche minuto prima di coprire con l’acqua e cuocere per circa un’ora. Aggiungere altra acqua se serve e versare la farina di mais a pioggia, girare e cuocere per 30/40 minuti. Aggiustare di sale  e servire ben calda con un filo d’olio evo.

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Gita in Salento, una minestra di ceci, la ricetta di ciceri e tria

30 gennaio 2016

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Per la prima volta in vita mia sono stata in Puglia e ne sono rimasta affascinata nonostante il mal tempo (ha iniziato a nevicare…). Tre giorni a Lecce e dintorni nel cuore del Salento. Niente macchina fotografica; per problemi di spazio (e di peso) ho dovuto rinunciare sia alle foto che ai souvenir mangerecci che avrei portato volentieri a casa,  solo qualche scatto con il cellulare ed un libro di cucina pugliese. E’ solo una piccola parte della Puglia quella che vi racconto oggi, spero sia il punto di partenza per nuovi viaggi perchè c’è tanto da vedere, da visitare, da raccontare e da assaggiare.

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Lecce è una città d’arte con le sue bellissime Chiese ed i Palazzi storici in stile Barocco, le facciate di questi affascinanti edifici, i cortili e le corti offrono immagini da cartolina. Sono rimasta incantata da questa architettura che nonostante la sua ricchezza riesce a non risultare pesante, i colori e le forme tra la cartapesta ed le ceramiche (famose quelle di Grottaglie) rendono unica questa città.

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Percorrendo la strada lungo le campagne, in queste distese a perdita d’occhio di ulivi secolari si vedono delle particolari costruzioni chiamate pajare o caseddhi che servono da rifugio a pastori e contadini per ripararsi dal maltempo, dalla calura, per riposare ma anche per riporre gli attrezzi. Sono realizzate con le pietre che venivano tolte dai campi da coltivare e usate anche per i muretti di confine.

Esteticamente più suggestivi sono i trulli che ho visitato ad Alberolello, delizioso paese in provincia di Bari, il cui centro storico è interamente costituito da trulli che lo rendono unico al mondo tanto da essere stata iscritta nella lista dei siti Patrimonio Mondiale Unesco dal 1996.

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Trullo siamese di Veneziano Albano Via Monte Nero, 50 Alberobello, L’arigianato di Qualità, bellissimi souvenir e accoglienza squisita!!!

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La prima cosa che ho voluto assaggiare la sera a cena è stato un bel piatto di ciceri e tria che con quel freddino ci stava proprio bene. Ho cucinato diverse volte questa ricetta ma sempre in versione rivisitata come finger food, il mio classico finger food, ciceri e trie in bianco e nero, la versione semplificata e toscanizzata direinon l’ho mai preparata seguendo la ricetta originale e prima di farlo volevo assaggiare un vero piatto di ciceri e tria, l’originale, a regola d’arte. 

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E’ un piatto di origini antichissime, sembra che ce ne sia traccia nelle Satire del poeta latino Orazio, scritte tra il 35 il 30 a.C., dove descrive una minestra di ceci, porro e lagane ovvero qualcosa di simile alla nostra pasta fresca, in seguito verrà sostituito dal termine tria diffuso nel Salento ed in Sardegna di origine araba  ytria o ytrya, che significa pasta secca. Questo è un piatto della tradizione, uno di quei piatti poveri della cucina contadina che ancora oggi è protagonista della tavola il giorno di San Giuseppe, il 19 marzo. La particolarità di questa minestra di ceci è che una parte della pasta fatta in casa, tipo tagliatelle larghe 1 cm e lunghe 15 cm,  viene fritta donando una piacevole croccantezza al piatto. La ricetta che vi propongo mi è stata venduta come quella originale ma in realtà ci sono molte versioni simili tra loro con qualche ingrediente in più o in meno, non me ne vogliano i pugliesi, a mia discolpa posso dire che comunque sia è un piatto buonissimo.

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La tria

  • 400 g di semola di grano duro rimacinata (siccome non riesco a seguire alla lettera le ricette, per la mia tria ho usato 250 g di semola di grano duro e 150 g di farina di farro integrale aggiungendo un po’ più d’acqua)
  • 100 ml di acqua tiepida
  • sale qb

Lavorare la farina con l’acqua unendo circa mezzo cucchiaino di sale per 10 minuti fino ad ottenere un impasto elastico, liscio ed omogeneo. Lasciar riposare mezz’ora in un panno umido. Staccare dall’impasto una parte di pasta e stenderla fino ad ottenere una sfoglia alta 2 mm. Tagliare le trie larghe 1 cm e lunghe 15 cm circa. Continuare con il resto dell’impasto.

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Ciceri e tria

  • 300 g di tria
  • 250 g di ceci secchi
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato
  • 2 foglie d’alloro
  • 1 gambo di sedano con le foglie
  • 1/2 cipolla bianca
  • olio evo
  • olio di semi di mais per friggere
  • sale e pepe qb

La sera prima mettere a mollo i ceci in acqua con il bicarbonato che dovrebbe aiutare a renderli più morbidi in cottura. 

Sciacquare i ceci e metterli in una pentola capiente, ricoprirli d’acqua. aggiungere 2 foglie d’alloro e cuocere a fuoco basse fini a cottura. Tenere da parte con la loro acqua. Cuocere 200 g di tria in acqua bollente salata nella quale avete messo il sedano spezzato in due e scolare al dente. I restanti 100 g di tria vanno fritti in olio di mais fino a doratura. In una padella capiente mettere 3 cucchiai d’olio evo, far appassire la cipolla tritata, unire i ceci con un po’ della loro acqua e la tria sia lessata che fritta. Far insaporire per qualche minuto, aggiustare di sale e aggiungere il pepe (facoltativo) e servire la minestra di ceci ben calda.

 

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Le ricette del Sor Fattore #4 – Lenticchie, barbabietole e carote

25 gennaio 2016

Anche gennaio sta per finire, qui le settimane e i mesi passano troppo velocemente e questo significa che ci sono talmente tante cose di cui occuparsi che non ci si annoia davvero. Avevo promesso una ricetta pugliese dopo il mio mini-tour in quel di Lecce ed invece, prima che finisca il mese di gennaio vi propongo una ricetta tratta da un libro di cucina molto ma molto bello per il quarto appuntamento del Sor Fattore, protagonista le LENTICCHIE della Storica Fattoria Il Palagiaccio. Non è una ricetta tipica toscana ma ho pensato che comunque gli ingredienti sono quelli di stagione che troviamo nei nostri mercati, nei campi dei nostri contadini, anche se il libro da cui ho preso spunto è The Green Kitchen scritto da David Frenkiel, svedese, e Luise Vindahl, danese, che vivono a Stoccolma, decisamente lontani dalla Toscana ma solo per chilometraggio, non certo per la filosofia del mangiar sano, meglio e bene.

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Ho pensato che per il primo mese dell’anno, di questo incerto 2016, la ricetta del Sor Fattore dovesse  essere di lenticchie anche perchè questo è l’anno dei LEGUMI; l’ONU ha lanciato l’Anno Internazionale dei legumi, per chi volesse avere più informazioni consiglio la lettura di questo articolo, per quel che mi riguarda sono sempre stati presenti nella mia alimentazione, semplicemente perchè mi piacciono tantissimo, fagioli, ceci, lenticchie, ecc…

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 Lenticchie, barbabietole e carote

  • 3 barbabietole
  • 3 carote
  • 150 g di lenticchie toscane piccole 
  • 1/2 cipolla bionda
  • 2 spicchi d’aglio
  • 2 foglie d’alloro
  • 1 rametto di timo fresco
  • 1 cucchiaino di spezie in polvere (tandoori masala: coriandolo, cumino, fieno greco, peperoncino, cannella, paprika, pepe, chiodi di garofano)
  • 1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
  • 1/2 bicchiere di vino rosso, un buon Chianti 
  • sale qb
  • 1/2 bicchiere d’acqua 
  • 2 cucchiai d’olio evo

Lessare le lenticchie dopo averle ben sciacquate per circa 20 minuti (seguire le indicazioni della confezione delle lenticchie che state usando). In una casseruola far appassire la cipolla tagliata a fette con l’aglio, unire le barbabietole e le carote lavate, mondate e tagliate a pezzi grossi, l’alloro, il timo, le spezie, il sale e cuocere a fuoco basso con il coperchio per circa 20 minuti, aggiungendo acqua se necessario. Quando le lenticchie saranno cotte, scolare ed unire alle barbabietole, sfumare con il vino rosso e lasciar cuocere ancora per circa 15 minuti. Servire come piatto unico o come contorno ben caldo.

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Prime foto con il cavalletto… (ma?!!!)

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Fare la spesa, cucinare, mangiare e non sprecare; insalata di pane

6 novembre 2015

Stavo pensando che non è affatto facile. Compro troppo, mangio troppo, cucino troppo e spreco troppo. “Fare la spesa” dovrebbe essere una materia scolastica insegnata fin dalle elementari, forse anche prima. Ci sono vari motivi per cui sbagliamo a fare acquisti a partire dal consumismo, parola astratta ma che ognuno di noi ha fin troppo radicata nel proprio DNA, nevrosi da acquisto compulsivo, mode alimentari del momento sommate alle reali esigenze della famiglia, ecc… Ad esempio io compro cavoli, porri, ceci, quinoa e miglio ma a cena i figli vogliono pollo arrosto con patate fritte e nel tentare di trovare una pietanza che accontenti tutti finisce che si mangia pasta al pomodoro con la conseguenza che mi ritrovo un sacco di cose che non riuscirò a consumare da sola e che andranno sprecate. Oppure compro farine integrali bio e confeziono confetture homamade da brava casalinga per preparare dolcetti sani e gustosi ma non avendo il tempo per cucinarli nella dispensa finiscono biscotti e brioches industriali pronti all’uso per la merenda dei figli affamati. C’è qualcosa che non torna. Colpa delle cattive abitudini della famiglia, del poco tempo a disposizione in questa vita sempre di fretta ma anche mia che compro libri e riviste di cucina fonte inesauribile di desideri e voglie da soddisfare. Necessita un reset.

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Qualche anno fa (esattamente in questo periodo, non dev’essere una coincidenza) mi sono messa in testa di svuotare la credenza piena di cibo che non volevo andasse sprecato cercando di non comprarne altro, esperimento riuscito ma solo a metà perchè dopo essere riuscita a far fuori tutto quello che c’era in frigo-freezer-dispensa-ecc…  nel giro di pochissimo tempo sono riuscita a rifornirmi di cibarie come se andassimo incontro ad un lungo periodo di carestia o come se fossimo costretti a vivere in un rifugio antiatomico per mesi! Già allora mi sarei dovuta render conto che c’era qualcosa che non tornava…

In questa fase di riordino e cambio armadi stagionale non ho trascurato la cucina ed ho deciso di riprovarci magari insieme a voi ed ai vostri consigli, passo passo insieme, aiutandoci vicendevolmente. Per prima cosa ho fatto un controllo sulle scadenze degli alimenti; primo smacco, moltissime cose tra cui farine, sali (è più una collezione che una necessità), confezioni di frutta secca e legumi erano scaduti da moltissimo tempo, un pacco di riso aveva addirittura ospitato quelle orribili farfalline (blea!!!). Secondo controllo in freezer dove ho trovato oggetti non ben identificati che giacevano ormai trasformati e mutati, diventati una cosa sola con la struttura stessa del freezer, secondo smacco. Nel frigo e nella dispensa (altra stanza diversa dalla cucina dove, nel mobile bianco, ripongo le scorte) è andata meglio, poche cose freschissime e commestibili in frigo e conserve di pomodoro e frutta perfettamente integre e lontanissime dalla data di scadenza nella dispensa. 

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Adesso la parte più difficile, non comprare o meglio non comprare quantità industriali di qualsiasi cosa. Al momento porgo l’attenzione solo verso i generi alimentari, tralascio detersivi e altri prodotti per la casa ma ci sarebbe da parlare anche di questo, una cosa alla volta, mai mettere al troppa roba al fuoco (giusto per rimanere in tema) altrimenti faccio confusione e mi scoraggio prima ancora di iniziare. Oggi quindi non farò la spesa sia per non cadere in tentazione sia per consumare prima quello che ho già comprato: quelle patate viola che stimolano la mia fantasia, quei biscotti senza zuccheri aggiunti di farina di farro integrale che sono tanto sani e quel formato di pasta perfetto per la prossima ricetta del blog non li comprerò fino a quando non avrò consumato le patate che ho già, i biscotti che comunque potrei fare in casa e la pasta che può aspettare tranquillamente la fine degli altri pacchi già comprati.

E tutte quelle ricette buonissime che sono sulle 4 riviste di cucina del mese di Novembre appena comprate – compulsivamente-?? Facendo un calcolo approssimativo, calcolando che ogni giorno ci sono almeno 3 pasti principali nei quali però non mangiamo mai antipasto, primo, secondo, contorno e dolce ma solo un paio di queste categorie per volta, per farle tutte nel mese di novembre dovrei cucinare 6 o 7 ricette diverse ogni giorno avendo le giornate libere e di almeno 48 ore ed uno stipendio che mi permetta di comprare tutti gli ingredienti descritti dalle spezie e dalle farine introvabili ai tagli di carne molto costosi o alle verdure coltivate solo in piccole località sperdute situate nell’altro emisfero della terra. Senza parlare dei tre libri di cucina (bellissimi) che mi sono regalata a fine mese. Quindi? 

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Quindi niente, la parola magica è “rimanere con i piedi per terra”. Se la ricetta parla di farro e in dispensa avete un pacchetto di farro, usate quello, vi assicuro che nessuno ve ne farà una colpa. Oggi ad esempio, prendendo spunto da una ricetta delle famose 4 riviste di cui sopra, userò quello che ho in casa; in pratica non avevo nessun ingrediente tra quelli elencati ma avevo comunque un altro tipo di insalata, un altro tipo di legume, un altro tipo di erba aromatica e del pane di ieri (che oggi è pane raffermo o posato come si dice in Toscana) dal momento che oggi non l’ho comprato, un altro tipo di olio, quello di noci comprato in Francia a giugno (altri ingredienti non li avevo e non li ho messi) ed il pranzo è servito con un po’ d’uva rossa per finire. Per la cena ancora pane raffermo per una splendida e confortevole pappa al pomodoro cucinata seguendo una nuova ricetta, un barattolo di pelati home made perché non è più il momento di comprare i pomodori freschi (siamo a Novembre le mie piante di pomodoro ho finito da un pezzo il loro ciclo vitale) il basilico che cresce ancora felice in giardino accanto alla maggiorana (anche se siamo a Novembre buon per lui), aglio, olio evo e pepe nero macinato fresco, una frittata di patate (così le faccio fuori e la prossima volta potrò comprare quelle viola) e sedano ed anche la cena è servita senza aver fatto la spesa con una parte di verdure fresche e qualcosa di conservato ma al naturale. Niente sprechi, usando le dosi che abbiamo a disposizione rimanendo elastici sulla scelta dei prodotti che offre il mercato in questa stagione e tanta salute e tanta bontà. La prima regola è: TROVARE IL TEMPO, la seconda è: POCO è MEGLIO. Vi lascio la ricetta e aspetto i vostri suggerimenti preziosi.

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Insalata con pane raffermo

  • 3  fette di pane raffermo toscano (non salato tipo Montegemoli)
  • 1 cucchiaio di olio evo
  • insalata a piacere
  • 100 g di ceci lessati
  • quelche fogliolina di maggiorana
  • 10 g di nocciole
  • sale qb
  • Jiangyou (salsa di soia)
  • olio di noci qb

Tagliare le fette di pane a cubetti e saltarle in padella con l’olio evo e poco sale. Aggiungere anche le nocciole schiacciate grossolanamente e tostare qualche minuto.  Lavare e tagliare l’insalata, metterla in una ciotola, unire il pane, le nocciole, i ceci, le foglie di maggiorana e condire con olio di noci e salsa di soia.

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