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PRANZI&CENE

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Il mio primo Brunch

21 maggio 2017

Sono passati molti anni dal mio primo brunch ma lo ricordo ancora con entusiasmo, la prima volta che ne ho sentito parlare era il 1988 ed ero a New York City. Mio padre doveva partire per gli Stati Uniti per un viaggio di lavoro, prima tappa la capitale Washington D.C. dove avrebbe partecipato ad una conferenza dell’allora Presidente degli Stati Uniti d’America Ronald Reagan, seconda tappa New York City per poi rientrare in Europa, Londra e Roma. La data del suo viaggio coincideva con quella del mio compleanno e decise di portami con se, solo per le prime due tappe, a Londra andò solo, io tornai direttamente a Roma dove fui ospite per qualche giorno di amici di famiglia a causa di un lungo sciopero dei treni e degli aerei che mi impedì il rientro a casa. Di Washington ricordo il verde dei parchi, i musei come il National Air and Space Museum con la navetta che porto’ Armstrong a calcare i primi passi sulla Luna, la Milestones of flight, i monumenti nazionali come la Casa Bianca, il Lincoln Memorial ed il Campidoglio ma soprattutto rimasi colpita dal Cimitero nazionale di Arlington, 300.000 lapidi bianche ordinatamente disposte su questa distesa d’erba verde brillante. Qui mio padre si volle fermare davanti alla Tomb of the Unknowns -tomba al milite ignoto – dove è stato scolpito il motto che dice: Here rests in honored glory an american soldier know but to God – Qui riposa con gloria onorevole un soldato americano conosciuto solo a Dio.

Dall’ordine della capitale mi sono ritrovata nel caos della grande mela… sabato sera a New York è una cosa che non si può dimenticare tra luci, insegne, un frenetico vortice di persone e personaggi, limousine, centinaia di taxi gialli, suoni, rumori, ascensori supersonici e il ristorante girevole dove eravamo stati invitati a cena, il The View Restaurant & Lounge a Broadway dove mi servirono una magnifica aragosta con burro fuso e ketchup, fortunatamente in due ciotoline a parte. La mattina dopo, scendendo nella sala colazione dell’Hotel, mio padre mi informò che gli americami la domenica mattina, tra le 10.30 e le 15.00 circa, erano soliti consumare il brunch. Esatto, una sorta di pasto a metà tra la colazione, brekfast, e il pranzo, lunch, il brunch appunto perchè avendo fatto tardi il sabato sera non si alzano all’ora giusta per la colazione e comunque potrebbe essere presto per il pranzo o potrebbe essere tardi per il pranzo e si alzano con la voglia di una colazione abbondante… insomma noi diremmo che spilluzzicano un po’ di tutto.

Ieri ho fatto il mio secondo brunch americano con le mie colleghe blogger a casa di Marta e Chiara di La cucina spontanea con Alice di Panelibrienuvole e Ambra di A ogni pentola il suo coperchio e come al solito abbiamo passato una bellissima giornata insieme tra chiacchiere, rivelazioni, ricordi, scambi ma soprattutto a domandarci dove sono questi guadagni stratosferici di cui parlavano su Rai Tre l’altra sera durante la trasmissione di Report, no perchè a noi non risulta.

Impeccabile ospitalità, compagnia gradevolissima e menù da far invidia a quello del 1988 a New York, del resto il nostro è un duro lavoro e questi sono i sacrifici a cui andiamo incontro: pan brioche, burro aromatizzato alle erbe, uova strapazzate, guacamole, pomodori, bagel ai semi farciti in due maniere diverse, club sandwich classico e con arista e frittata, canapè con robiola e salmone, tè freddo, acqua aromatizzata con limone e menta, bloody mery analcolico, pancake con sciroppo d’acero e fragole, bakewell tart. Mi sembra di non aver scordato niente oltre al caffè ovviamente.

Club sandwich classico

  • 3 fette quadrate di pane in cassetta (possibilmente fatto in casa o dal panettiere)
  • 1 pomodoro
  • 1 fetta di tacchino
  • 2 fettine di bacon (pancetta o guanciola di maiale)
  • 2 foglioline di insalata
  • maionese
  • senape all’antica

Club sandwich alternativo

  • 3 fette quadrate di pane in cassetta
  • 1 foglia di insalata
  • 1 fetta di arista
  • 1 piccola frittata fatta con 1 uovo e 1 cucchiaio di parmigiano reggiano
  • 1 cucchiaio di formaggio spalmabile condito con sale, pepe, olio e maggiorana fresca
  • 1 pomodoro
  • senape
  • maionese

Tostare leggermente le fette di pane.

Per il club sandwich (o ClubHouse): spendere la maionese sulla prima fetta di pane in cassetta tostato, mettere l’insalata e la fetta di tacchino taglaita molto fine e grigliata, mettere la secoda fetta di pane, cospargerla con altra maionese, mettere il bacon abbrustolito, qualche fetta di pomodoro, cospargere la parte interna dell’ultima ferra di pane con la senape all’antica e chiudere il sandwich. Tagliare a metà il sandwich formando due triangoli e fermare le fette con un bastoncino di legno.

Per l’altro sandwich: spalmare la prima fetta di pane con la senape. Mettere l’insalata,  l’arista di maiale cotto al forno e tagliato molto fine, spalmare la seconda fetta di pane con la crema di formaggio da entrambe i lati, mettere la frittata. due fettine di pomodoro, plalmare l’ultima fetta con la maionese e chiudere il sandwich. Tagliare a metà il sandwich formando due triangoli e fermare le fette con un bastoncino di legno.

Servire con il bloody mary analcolico (dalla ricetta originale: 9 cl di succo di pomodoro, 1,5 cl di succo di limone, 2/3 gocce di Salsa Worcester, 1 pizzico di sale e di pepe nero, Tabasco, servire con un gambo di sedano come decorazione).

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Rillettes di sgombro e sarde in saor per “Una cena con Enrica”

31 ottobre 2016

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Non che abbia mai smesso di invitare i nostri amici a cena e certo non mancava il piacere di farlo ma adesso è cambiato qualcosa. In questo ultimo anno e mezzo tutto è passato senza troppo entusiasmo, senza sentire il gusto delle cose, il piacere della compagnia anche se graditissima, tutto era superficiale, distaccato. Il tempo si sa è l’unica cura, la distanza crea equilibrio. Ieri sera infatti ho ritrovato l’entusiasmo, dalla preparazione del menù e la sua presentazione alla preparazione della tavola, dall’accoglienza degli amici al piacere della loro compagnia e così ho ritrovato lo spirito di “Una cena con Enrica”.

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Menù di pesce, molta preparazione, molto lavoro non lo nego soprattutto per la pulizia di 3 sgombri, 500 g di sarde, 1 chilo di acciughe, 2 chili abbondanti di frutti di mare senza contare la lunga frittura ma quando le cose le si fanno volentieri, con passione, non pesano. Di questa cena vi racconto i due antipasti, le sarde in saor servite con polenta grigliata e la rillettes di sgombro, da servire su crostini di pane tostato, caldi, entrambe da preparare il giorno prima. Continue reading “Rillettes di sgombro e sarde in saor per “Una cena con Enrica”” »

PIATTO UNICO, PRANZI&CENE, PRIMI, RICETTE

Anelletti siciliani al forno, dal pranzo di Mosè a quello a casa di Ambra

20 giugno 2016

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Quinto appuntamento con le amiche blogger per un’altro dei nostri pranzi a tema. E’ ricominciato il giro e dopo il pranzo multietnico da me, è il turno di Ambra di A ogni pentola il suo coperchio con un menù che ha per tema la cucina del sud nel suo accogliente dehor.

Per me è una novità, non conosco molto della cucina del sud o meglio la conosco, mi piace molto ma non cucino quasi mai ricette siciliane, napoletane, pugliesi ecc… Oltre alla caponata e alla pasta alla Norma, ad una personale interpretazione della parmigiana di melanzane, gli svariati tentativi di sfornare una pizza decente (che niente ha a che vedere con la tipica pizza napoletana) ed alle ciceri e trie, un mio storico cavallo di battaglia pugliese proposto in tantissimi modi diversi, non credo di essermi mai cimentata in molto altro. Continue reading “Anelletti siciliani al forno, dal pranzo di Mosè a quello a casa di Ambra” »

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Pranzo multietnico con il Cuscussù alla livornese

22 marzo 2016

E’ passato un anno dal primo pranzo a casa mia tra blogger, quest’anno c’era Ambra di A ogni pentola il suo coperchio, Chiara e Marta di La cucina spontanea e Valentina immancabile presenza, qualche assente ma trovare una data che vada bene a tutte non è facile. Ormai siamo un gruppetto affiatato ma aperto a nuove entrate se qualcuna si volesse unire. Quest’anno il tema proposto da Ambra è stata la cucina multietnica e a me è venuto in mente subito il Cuscussù alla livornese

“il cous cous, piatto della tradizione nord africana e mediorientale, fu portato a Livorno dalle prime comunità di Ebrei Levantini giunti in seguito alle Costituzioni Livornine di fine 1500. In seguito la tradizione sostituì l’originale presenza di carne di montone e capra con le polpette di manzo che oggi contraddistinguono il cuscussù alla Livornese.”

La preparazione è lunga, il piatto prevede 3 fasi separate che pur non essendo complicate hanno bisogno del loro tempo. Ricordo che da giovane una mia zia acquisita, Anastasia, mi portava spesso a cena alla Gibigiana dalla sua amica Giancarla e ricordo benissimo questo famoso cuscussù ricco e profumato. Sono partita dalla ricetta della signora Giancarla apportando qualche modifica e riadattandola a tempi di cottura più veloci, ad esempio non ho usato la cuscussiera che prevede la vera lavorazione del cous cous ma ho optato per quello istantaneo, molto più pratico ed ho aggiunto le spezie alle verdure che danno forza al piatto. Solitamente uso un cous cous integrale di farro che è un po’ più saporito rispetto a quello classico usato per questa ricetta, potrebbe essere una valida alternativa.

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Il menù per il nostro pranzo ha spaziato dal Perù all’Africa passando per il Medio Oriente fino agli Stati Uniti d’America, per iniziare due salse accompagnate dalla schiacciata maneesh con lo za’atar, l’ hummus di ceci classico ed una variante con lo sgombro ispirata dall’hummus bi samak , carote alla marocchina di Chiara e Marta, la causa peruviana di Ambra nella versione con i gamberetti, il cuscussù alla livornese accompagnato da polpette di carne con fagioli e verdure speziate come portata principale,  schiacciata alla curcuma e semi di girasole e per finire la cheesecake ai lamponi di Chiara e Marta. Tè Kukicha con foglie di menta fresche perchè con il cous cous ed i vini portati da Valentina: un Folini Collio Pinot Grigio per iniziare ed un Leone D’Almerita di Tasca D’Almerita fresco, aromatico al palato, deciso, che unisce agli aromi e alla fragranza del Catarratto Bianco la morbidezza dello Chrdonnay per concludere questo pranzo coloratissimo. Continue reading “Pranzo multietnico con il Cuscussù alla livornese” »

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La perfetta padrona di casa… il piacere di invitare e i mini cornetti con patè di olive taggiasche

13 gennaio 2016

Il blog è nato proprio dal piacere di invitare le amiche a cena, non c’è gusto a cucinare senza condividere! Questo è uno dei progetti per il nuovo anno: invitare cercando di essere una “perfetta” padrona di casa perchè mio padre mi ha insegnato ad impegnarmi ed essere orgogliosa del mio lavoro qualunque attività io stia svolgendo. Almeno ci provo.

Accogliere amici e parenti nella propria casa, alla propria tavola non è solo una questione di offrire un buon pasto, si tratta di manifestare il piacere di accogliere dal momento in cui si apre la porta di casa, dall’arredamento comodo ed ordinato, dalle luci che creano la giusta atmostera, alla mise en place alla quale tengo in maniera particolare che cambia in base al menù, all’occasione ed alla stagione, può essere una cena tra amiche in estate in giardino, un compleanno in famiglia, una cena romantica per qualche ricorrenza, l’arrivo di parenti da lontano durante le vacanze, o un qualsiasi pranzo domenicale da rendere semplicemente speciale, ogni scusa è buona per stare insieme.

Per potervi dare qualche consiglio troverete di seguito alcune idee prese dal sito di  DALANI che ho messo in pratica in più di un’occasione, nei pranzi e nelle in casa e all’aperto, per la casa e per la tavola, un negozio fornitissimo. Continue reading “La perfetta padrona di casa… il piacere di invitare e i mini cornetti con patè di olive taggiasche” »

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Crostata di mele con panna acida per il pranzo a Cerreto Guidi

18 novembre 2015

Tutto è partito da qui, poi è proseguito da Ambra per giungere da Chiara e Marta a Cerreto Guidi.

Il terzo appuntamento con queste magnifiche donne, Ambra, Chiara, Marta e Valentina, tra ricette e chiacchiere tra riflessioni e risate fanno bene al cuore, un po’ meno alla linea ma qualche sacrificio bisogna pur farlo.

Il pranzo a casa di Chiara e Marta ha avuto come tema l’AUTUNNO, ognuna di noi ha portato una pietanza, questa volta a me è toccato il contorno ed il dolce; stranamente è venuto meglio il dolce che non avevo mai preparato prima, invece del contorno fatto e rifatto tante volte, mancava un po’ di sale ed in generale il condimento non dava il risultato che avrei voluto avesse la zucca, in sostanza sapeva di zucca non condita ma capita spesso che quando si vuol fare bella figura qualcosa vada storto.

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Essere accolti in una casa in cui non si è mai stati è sempre un’emozione, l’ospitalità di Chiara e Marta è stata calorosa, intima, familiare, le chiacchiere ed i racconti nella grande cucina, il pranzo servito nella sala con la tovaglia apparecchiata a tema, i grandi bicchieri da vino rosso, i profumi ed i colori del cibo, cinque donne in armonia, tutti ingredienti per una giornata passata in leggerezza come le foglie in autunno, in compagnia per reagire e non farsi sovrastare dalla paura degli ultimi eventi. Parlare di ricette, ingredienti, cotture, abitudini alimentari ma anche dei nostri lavori, dei nostri viaggi, delle nostre vite a noi piace, si parla e si condivide il cibo ed il vino, gesti che hanno un significato profondo per me.

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Marta ha preparato due antipasti, crostini con crema di cannellini e cavolo nero ed una torta salata con radicchio rosso, provola piccante e mele. Ambra ha portato il primo, la minestra garfagnina di farro, che non è una semplice minestra di fagioli e farro, il segreto è il battuto aromatico con l’aggiunta del rigatino, Chiara ha cucinato il secondo, un arrosto con mele e cipolle, accompagnato dalla mia ricetta della  zucca al forno  ed infine la crostata di mele e Calvados con gelato alla crema, la ricetta che vi lascio oggi è stata leggermente adattata rispetto all’originale “Calvados apple tart” letta sul libro di Mimi Thorrison A Kitchen in France e rispetto a quella portata al pranzo, senza Calvados in modo che sia adatta a bambini e astemi, Valentina ha portato il vino ed il vin santo, non poteva mancare un Chianti della fattoria Borgo Vigna Vecchia di cui sono stata ospite ed il loro Vin Santo Nonno Mario, caffè per finire.

Tornando a casa, lungo la strada che lascia Cerreto Guidi e che domina i vigneti, ho trovato la risposta alla domanda che mi sono fatta quando la prima volta ho pensato di invitare queste persone a pranzo; non ci conoscevamo, non tutte perlomeno, sapevo che avevamo vite diverse, età diverse, abitudini diverse, opinioni diverse, poteva avere un senso? Sarebbe stata una giornata piacevole? Si, più che piacevole perchè il confronto, se si ha a che fare con persone di spessore,  ci arricchisce e ci rende migliori, mettendo le basi per relazioni destinate a durare.

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Crostata di mele e panna acida

per la base

  • 250 g di farina di farro
  • 80 g di mandorle tritate finemente
  • 50 g di zucchero a velo
  • 30 g di zucchero di canna integrale
  • 150 g di burro a temperatura ambiente
  • 1 pizzico di sale 
  • 1 uovo intero

per il ripieno

  • 4 mele dolci, poco acide tipo Gala
  • 60 ml di succo di mela bio
  • 150 ml di panna acida
  • 3 tuorli
  • 20 g di zucchero integrale di canna per la base + 40g circa per la crema
  • 20 g di mandorle tritate finemente

per accompagnare

  • gelato alla crema

La sera prima preparare l’impasto per la base.  In una ciotola versare tutti gli ingredienti per la base, impastare e formare una palla. Schiacciare leggermente, avvolgere nella pellicola trasparente e lasciar riposare tutta la notte (o almeno 2 ore se avete poco tempo).

Sbucciare le mele, eliminare il torsolo, tagliarle a cubetti molto piccoli e metterle in una ciotola con il succo di mele (volendo il succo di un limone o come dice la ricetta originale il Calvados) per mezz’ora.

Riprendete la base e stendetela, mettetela in una tortiera a cerniera del diametro di 28 cm calcolando almeno 2 cm per l’altezza del bordo. Coprite con carta forno, mettete dei pesi per dolci (io ho usato dei ceci) e fate cuocere a forno preriscaldato a 180° per 10 minuti. Tirate fuori dal forno, eliminare i pesi e la carta forno, cospargere la base con 20 g di di zucchero di canna, versare le mele e cuocere ancora in forno per 30 minuti. 

Preparare la crema sbattendo insieme la panna acida, lo zucchero rimasto e i tuorli d’uovo. Versare la crema sulle mele e spolverare con 20 g di mandorle tritate, rimettere in forno per altri 20 minuti circa. Lasciare intiepidire e servire con gelato alla crema.

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Menù per cena tra amici con i vini delle Cantine Natale Gini

21 gennaio 2015

Ci sono luoghi e persone che ti rimangono nel cuore inaspettatamente. Ho conosciuto Diletta Lavoratorini un paio di anni fa durante un press tour al quale sono stata invitata come food blogger in un gruppo tutto al femminile. In quell’occasione si è subito creato un feeling grazie alla professionalità, alla cordialità ed alla squisita gentilezza di questa giovane donna che si occupò del nostro gruppo coccolandoci con quelle attenzioni che si riservano solo ai cari amici, creando così una stima reciproca.

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Qualche giorno fa Diletta mi ha contattata per farmi conoscere le Cantine Natale Gini di cui si occupa in qualità di addetta stampa, PR, marketing e responsabile vendite, sempre con la professionalità che la contraddistingue invitandomi ad una degustazione dei prodotti della Cantina. La filosofia che Lorenzo Gini, pronipote del fondatore, porta avanti nell’Azienda di famiglia mi ha conquistata così come i vini che ho degustato, nel rispetto della tradizione in questa terra del Chianti, in questi terreni colmi di quelli che Leonardo Da Vinci chiamava “nicchi” ovvero i resti fossili delle conchiglie conglomerati di carbonato di calcio ideali per la produzione vinicola, nelle zone collinari di Vinci, Cerreto Guidi e San Miniato in località S. Angelo, con esperienza, amore ed innovazione, vini di alta qualità che egli stesso definisce “vini da compagnia”, che rispecchiano uno stile di vita semplice e schietto, da mettere sulla tavola di tutti i giorni per accompagnare le pietanze che tutti i giorni prepariamo e mangiamo, vini veri. L’intera produzione delle Cantine Natale Gini occupa un posto di prestigio nel panorama vinicolo italiano ed internazionale grazie ai terreni particolarmente adatti alla produzione vitivinicola, agli stessi vitigni autoctoni toscani ed ai metodi di vinificazione realizzata nel profondo rispetto della tradizione.

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Negli anni mi sono sempre più convinta che la condivisione di un buon piatto accompagnato da un genuino bicchiere di vino è il punto di partenza di sincere conoscenze e il consolidamento di grandi amicizie ed è proprio così che è nato il mio blog, grazie a tante cene tra amiche e nel gustare questi vini ho ritrovato l’essenza di qualcosa di intimo che si viene a creare quando le persone provano piacere a passare del tempo insieme. La mia anima da blogger, e soprattutto di buona forchetta, non poteva tacere ed ho immediatamente pensato ad un pranzo che rispettasse la tradizione toscana con ricette da abbinare a questi vini dalle piacevoli caratteristiche gustative, dall’eccellente bevibilità e dai prezzi contenuti grazie alla filiera corta, aspetto da non sottovalutare.

L’entusiasmo contagioso di Diletta, oggi come due anni fa, mi ha dato lo slancio per organizzare una cena tra amici abbinando ad ogni portata i vini delle Cantine Natale Gini e di cimentarmi nella preparazione dei pici fatti a mano. Era da un po’ di tempo che volevo provare a farli, ok ci vuole un po’ di pazienza e tanto tempo, specialmente se a tavola siamo in sei e tutte buone forchette ma il risultato vale il sacrificio; per il condimento ho pensato ad un pesto di cavolo nero, noci e pecorino così da abbinare a questo primo una bottiglia di DIRUPI, vino base dell’Azienda, Sangiovese di razza, vinificato in acciaio a temperatura controllata con macerazione delle bucce di due settimane, un parte del vino viene fatto maturare in piccole botti di rovere francese e dopo il taglio rimane quattro mesi in bottiglia prima di poter essere consumato. Un vino corposo, con un lungo retrogusto e con un intenso profumo di frutti rossi, ciliegie e vaniglia.

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la Vernaccia di San Gimignano e due ricette per Natale

20 novembre 2014

San Gimignano è uno tra i borghi più belli della Toscana, caratterizzato dalle sue torri e case-torri delle famiglie aristocratiche risalenti a Medioevo. Ogni famiglia infatti costruiva una torre per affermare la propria supremazia politica e sociale ma nessuna doveva essere più alte della torre del Podestà; oggi se ne contano 14 (16 contando anche il Campanile della Collegiata e la casa-torre Pesciolini che hanno caratteristiche diverse dalle altre) ma nel Trecento ce n’erano ben 72. Il paese è delizioso, curato, ben conservato e pulito, cosa non semplice se si considera la quantità di turisti che giornalmente lo visitano ma apprezzatissima.

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A cena con Bacco ai piedi della Villa Medicea di Cerreto Guidi

19 luglio 2014

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Gradevolissima cena a Cerreto Guidi in occasione di Medicea 2014, come vi avevo annunciato ieri io non me la sono persa. E’ il terzo anno consecutivo che sono presente e la presenza dello chef Stefano Pinciaroli insieme al sommelier Lorenzo Caponi è stata fondamentale per la riuscita della serata. Quest’anno ci sono stati dei cambiamenti, nuova organizzazione, nuova disposizione dei tavoli e del palco rispetto alla Villa medicea e cena a cura di un nuovo chef, il “Pincia”.

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Anche l’aver abbandonato i piatti di plastica a favore di quelli di porcellana è stato un particolare che ho gradito soprattutto andando a gustare il menù creato dallo chef del Ristorante PS abbinato ai vini vincitori del Concorso Rubino Mediceo che quest’anno ha visto protagonisti molti vini biodinamici, presentati da Lorenzo Caponi insieme alla Piccola Guida libera ai vini di Cerreto Guidi da lui redatta, scaricabile online dal sito del ristorante (cliccando qui).

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Copertina della Piccola guida libera ai vini di Cerreto Guidi di Lorenzo Caponi con il family feeling del Ristorante PS

 

Il nome ha un significato ben preciso e nasconde un aneddoto dell’infanzia di Lorenzo; Nice infatti è il nome della storica fornaia del paese che, insieme al marito, gestiva il panificio. In un piccolo paese tutti si conoscono e si è una grande famiglia tanto che la casa di Nice era diventato per i bambini il luogo per far merenda. Così, un pomeriggio, invece del pane strusciato col pomodoro o della classica fett’unta toscana, la merenda è stata pane, vino e zucchero, un momento tanto intenso che ha segnato evidentemente la vita del futuro sommelier. Nice inoltre dall’inglese si traduce con grazioso, bello, simpatico, onesto, gentile, tutti termini accattivanti per un pubblico straniero che si trova a visitare il territorio alla scoperta dei suoi prodotti tipici.

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Dopo una breve introduzione alla cena del nuovo sindaco Simona Rossetti, la parola passa allo chef  Stefano Pinciaroli per la descrizione del primo piatto del menù, terrina di fegatini al vin santo con marmellata di cipolle rosse e croccante di pane  la versione del classico crostino toscano tra tradizione ed innovazione. Ho voluto aggiungere la foto dello stesso piatto servita durante un pranzo nel ristorante perchè ieri sera le luci non erano ottimali per fare le foto ed anche se il sapore e gli accostamenti sono gli stessi, delicati, equilibrati e sorprendenti, anche l’occhio vuole la sua parte. Il vino abbinato è stato il primo classificato dalla giuria popolare nella categoria Vini Bianchi D.O.C.G., D.O.C. e I.G.T. al vino Aithera 2013 Malvasia dell’Azienda Agricola Poggiosecco di Cerreto Guidi, un vino tra il biologico e il biodinamico. Giusto per curiosità e per farvi capire come lavora lo chef nel proprio ristorante, lo stesso piatto lo trovate fotografato qui, durante il press tour 2012. 

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Il secondo antipasto è stato un flan di Dolico con Coulis di pomodoro fresco,  un piatto che sottolinea la scelta dello chef, non dettata dalla moda del momento per i prodotti a Km zero ma per modo in cui è concepita la propria cucina, nella ricerca di prodotti locali di grande qualità come appunto questo ortaggio, il Dolico, un fagiolino che se lasciato maturare ulteriormente diventa un fagiolo da sgranare tendente al rosso. il vino scelto per questo piatto è primo classificato dalla giuria tecnica per la categoria Vini Bianchi D.O.C.G., D.O.C. e I.G.T. al vino Orpello 2012 Trebbiano e Chardonnay della Tenuta Bacco a Petroio di Vinci.

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Come primo è stato servito un piatti di trofie di pasta con ragù di coniglio, prugne, pistacchi e pomodorini secchi abbianto al primo classificato per la giuria tecnica nella categoria Vini Rossi I.G.T. al vino Sine Felle biodinamico 2012 del Podere Casaccia di Scandicci, un vino particolare perchè regala una vera chicca di origine etrusca ovvero l’antico vitigno Giacchè messo in uvaggio con Canaiolo, Malvasia Nera e Sangiovese.

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La quarta portata è un’altra perla della cucina del Pinciaroli, l’anatra al melarancio, un piatto che rappresenta molto bene il territorio ed è un omaggio alla Villa Medicea che, nel maggio scorso, ha ricevuto la targa UNESCO riconoscendola patrimonio mondiale UNESCO, infatti fu Caterina De’ Medici a portare a corte questo piatto, un’anatra condita con succo d’arancio e melograno e cucinata dallo chef per una notte intera a cottura lenta, passata in forno, scaloppata e servita su delle fettine di mele alla piastra e succo d’arancia. A questo piatto sono stati abbinati due vini, il primo classificato sia per la giuria tecnica che quella popolare per la categoria dei Vini Rossi Chianti D.O.C.G. al vino Sine Felle Riserva 2009 del Podere Casaccia di Scandicci, e il primo classificato dalla giuria popolare per la categoria categoria Vini Rossi I.G.T. al vino Cerreto 2011 dell’Azienda Agricola Vitivinicola Giorni di Cerreto Guidi, che è stato il vino che ho apprezzato maggiormente tra tutti.

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Come dolce una deliziosa bavarese dolce del Rubino  incredibilmente gustosa e delicata al tempo stesso, base di cioccolato e rosmarino, bavarese di pinoli di san rossore e coulis di lamponi, accompagnato anche questo dai due vincitori nella categoria Vini Passiti naturali o di vendemmia tardiva D.O.C.G., D.O.C. e I.G.T per la giuria popolare Passito Isola Verde 2005 della Tenuta Isola Verde di Cerreto Guidi e per la giuria tecnica Vinsanto “Occhio di Pernice 2007” della Tenuta di Colle Alberti, il mio preferito.

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Meriti e ringraziamenti a Stefano Pinciaroli, Lorenzo Caponi e tutto lo staff che hanno regalato ai commensali una serata ricca di gusto e piacevolezza.

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MEDICEA 2014

18 luglio 2014

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Ci siamo anche quest’anno all’appuntamento con MEDICEA a Cerreto Guidi, sei giornate tra il 12 e il 20 luglio, ricche di eventi e spettacoli tra cui la Mostra mercato del vino Chianti DOCG con aziende locali che partecipano al Concorso enologico Rubino Mediceo, la cena in piazza ai piedi della Villa Medicea durante la quale si svolgerà la premiazione dei vincitori. Sono stata invitata nel 2012 durante un intenso press tour e nel 2013 con tanto di ripresa televisiva ma la novità di quest’anno è che la cena volta a valorizzare i prodotti tipici locali, tra tradizione ed innovazione  “A cena con Bacco”, è a cura dello chef Stefano Pinciaroli, del Ristorante PS, mentre il sommelier Lorenzo Caponi presenterà La guida dei vini cerretesi. Questo è il menù di stasera, io non mancherò e vi aggiornerò sulla serata prossimamente!

Stefano Pinciaroli

“a cena con bacco”
menù
 

flan di Dolico con Coulis di pomodoro fresco

terrina di fegatini al vin santo con marmellata di cipolle rosse e croccante di pane

trofie di pasta con ragù di coniglio, prugne, pistacchi e pomodorini secchi

anatra al melarancio

dolce del Rubino

Prezzo € 35,00
(prenotazione obbligatoria)
ridotto bambini fino a 12 anni € 20,00
 

Sconto Soci Pro Loco 10%
Tutti i partecipanti riceveranno calice da degustazione omaggio
per info e prenotazioni
tel 0571 55671