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Giardiniera di funghi champignon

E’ passato un mese senza che me ne accorgesssi. Ottobre è stato un mese molto gradevole dal punto di vista climatico, abbastanza complesso per quel che riguarda il quotidiano. Tra un nuovo programma gestionale da imparare, voli per Malta a/r presi all’ultimo momento e qualche altro piccolo imprevisto, ottobre è trascorso talmente veloce da non farsi quasi riconoscere, è stato un ottobre in incognito. Il blog è stato a digiuno ma io no ovviamente; non pubblicare non vuol certo dire non cucinare e ancor meno non mangiare. Nonostante tutto, durante questo mese sono riuscita a sperimentare molte ricette tra cui le lasagne alla zucca di Chiara e Marta de la cucina spontanea, il coniglio con limoni arrosto, la tarte con le pere e fir di sale, la pasta con ragù di zucca e salvia fritta, i filetti di maiale con cavolo saltato, tutte ricette lette sulla rivitsa Sale&Pepe di ottobre ed una squisita giardiniera di cui vi parlo oggi.

Prima di tutto ho voluto essere ben certa del significato del termine giardiniera; la giardiniera è una preparazione composta da ortaggi tagliati a pezzi e lessati in acqua ed aceto, antico metodo per conservare le verdure estive come carota, sedano, cavolfiore, cipolline, peperone e cetriolini, e poterle consumare nei mesi invernali. Solitamente si serve come contorno per accompagnare altre pietanze, la ricetta che ho trovato sulla rivista Sale&Pepe Veg, prevede l’uso di un misto di funghi coltivati, io ho usato solo gli champignons, l’ho consumata con delle fette di pane integrale ed è stato il piatto unico del mio pranzo di ieri.

Giardiniera di funghi champignon

(per 2 persone)

In una padella antiaderente tostare per qualche minuto i semi di coriandolo e tenere da parte. Tritare l’aglio e lo scalogno e soffreggerli in olio, aggiungere il succo del limone ed il brodo dove avrete sciolto il concentrato di pomodoro e sfumare. Unire i funghi, il coriandolo, l’uvetta, le foglie di maggiorana, il pepe in garni ed ultimare la cottura. Ci vorranno circa 10 minuti. Aggiungere il sale. Quando si sarà raffreddato, mettere il tutto in un vasetto di vetro con chiusura ermetica e lasciar riposare in frigo per 24 ore. Il giorno seguente potete consumare la giardiniera di funghi accompaganta da fette di pane integrale tostate.

Biscotti morbidi alle mandorle

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Da circa 5 anni, specialmente negli Stati Uniti, non si fa altro che parlare di gluten free ma attenzione, non è la moda del momento, è un regime alimentare che dovrebbero seguire solo le persone affette da celiachia, ovvero coloro che hanno un’infiammazione cronica dell’intestino tenue causata dal glutine. Esiste anche la sensibilità al glutine (NCGS) che prevede l’eliminazione del glutine ma sono tollerati i prodotti che possono contenerne solo piccole tracce. Per il resto dell’umanità è sbagliato eliminare il glutine dall’alimentazione, potrebbero esserci conseguanze molto gravi. Mai seguire le mode e le diete faidate. Una riflessione sul perchè siano in aumento le persone affette da celiachia bisogna farla.

Come ho più volte specificato non sono una dietologa ma come la maggior parte delle persone, anche io ho un medico di famiglia e consulto gli specialisti all’occorrenza. Per qunato riguarda il glutine, sono tutti d’accordo nell’affermare che eliminarlo definitivamente senza motivo non è cosa buona ma che va bene se se ne diminuisce il consumo. Infatti non è solo presente nel grano, nella segale, nel kamut, nel farro, nell’ orzo e nell’avena, mi hanno spiegato che il glutine fa da collante e che per questo motivo viene usato in prodotti insospettabili come sughi, condimenti,  prodotti confezionati, in scatola, insaccati, yogurt addirittura in creme e prodotti farmaceutici, per fare alcuni esempi. Ecco spiegato il perchè di questo fenomeno sempre più in aumento. Detto questo, con l’intenzione di alleggerire la nostra dieta quotidiana dal glutine, ho preparato questi biscotti veramente molto buoni. Ho trovato la ricetta nel libro di farina in farina di Marianna Franchi, libro che da anni consulto spessissimo, apportando alcune modifiche.

Biscotti alle mandorle e scorza di limone

(ricetta modificata tratta dal libro di farina in farina di Marianna Franchi)

Tritare grossolanamente le mendorle con lo zucchero in un mixer per qualche minuto. Versare il tutto in una ciotola insieme ad un albume sbattuto, la scorza di limone, il sale e i semini di vaniglia. Amalgamare bene, avvolgere l’impasto ottenuto nella pellicola trasparente e far riposare in frigo per una notte. In giorno dopo tirate fuori dal frigo l’impasto e, dopo averlo fatto riposare per una mezz’ora a temperatura ambiente, aggiungere la farina di riso e l’altro albume sbattuto impastando nuovamente. Formare delle palline grandi come una noce e adagiatele sulla teglia del forno ricoperta da cartaforno, schiacciandole leggermente al centro. Infornare in forno preriscaldato a 170° per circa 30 minuti. Nella ricetta originale sono indicati tempi e temperature diverse, 10 minuti a 160°, probabilmente diperderà dal mio forno. Lasciate raffreddare e gustate!

PS I due rossi d’uovo che avanzano dalla ricetta, li ho aggiunti ad altre uova intere per fare una’abbondante frittata di cipolle.

Settembre e le more

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Sembrava non finire mai questo caldo afoso mentre a fine agosto raccoglievo le more alla Valle Benedetta ed invece settembre ci ha bruscamente travolto con un’alluvione che ha distrutto gran parte di questa città. Livorno, città che negli ultimi anni stava lentameente cercando di reagire alla crisi economica che ha colpito tutto il paese, la notte tra sabato 9 e domenica 10 settembre, ha ricevuto un duro colpo, una “bomba d’acqua” (così l’hanno definita) che ha portato via vite, case, auto, tutto… non mi sento di condividere in queste pagine le immagini che ho visto domenica mattina mentre cercavo di raggiungere la casa di alcuni parenti, ne sono già state trasmesse tante dai telegiornali e fanno male. Livorno si stringe nel suo dolore sostenuta dalla solidarietà di moltissimi volontari, di braccia forti che offrono il loro aiuto per cercare di riportare la normalità nelle nostre vite.

Si può chiamare ricetta l’unione di tre ingredienti già pronti? Non saprei, forse no; so solamente che questo bicchierino è stata la colazione delle ultime mattine di festa. A mia discolpa, per cercare di dimostrare che non sono sempre così pigra e poco laboriosa, posso comprovare di aver preparato sia la marmellata che i biscotti con le mie mani – in passato – e per questo nell’elenco degli ingredienti potete trovare i link che vi portano ai post di riferimento. Un avvertimento: la raccolta delle more di rovo, come per le fragole, i lamponi, i mirtilli, le bacche di ginepro, i muschi e gli asparagi selvatici – oltre ai funghi – che sono prodotti secondari del bosco, è disciplinata dall‘art. 63 della L.R. 39/00  e se ne possono raccogliere non più di 3 Kg – in Toscana – ed è vietato nelle aree rimboschite prima che siano trascorsi cinque anni dall’impiantoin luoghi a meno che non ne abbiate dentro una vostra proprietà.

Yogurt greco con marmellata more

per una porzione

Come ho già detto più che una ricetta è un assemblaggio…

In un bicchierino sbriciolare 2 biscotti, coprire con 4 cucchiai di yogurt creco al quale, se preferite, potete aggiungere un cucchiaino di miele o altro dolcificante, e finire co la marmellata di more. Ottimo per colazione o come spuntino in ufficio.

Bicchierini con zucchine, ceci e gamberetti

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Ed ecco che settembre, inaspettatamente, improvvisamente, ci regala temperature gradevoli, passeggiate mattutine respirando quest’aria tersa, fresca, piluta. Mi rimetto ai fornelli ma solo per un paio di minuti perchè la ricetta di oggi è una di quelle ricette sfiziose e veloci da inizio pasto, ideale durante un pranzo o una cena per intrattenere gli ospiti mentre finiamo di preparae la portata successiva. Questa è anche la seconda ricetta per il progetto #SiamoGolosiani con i prodotti NuovaTerra, protagonisti i ceci nella comoda confezione Pronti per te cotti al naturale, senza l’aggiunta di sale e naturalmente biologici. Tre ingredienti, ceci, zucchine crude e gamberetti freschi, un accostamento classico, sano ma presentato in maniera diversa.

Bicchierini con zucchine, ceci e gamberetti

per 6 bicchierini piccoli

Frullare i ceci con il brodo, un filo d’olio e poco sale in modo da ottenere una crema. Lavare le zucchine, eliminare le estremità e grattuggiarle con la grattugia a fori grandi. Mettere le zucchine grattugiate in una ciotola e condire con olio, sale e pepe e lasciar insaporire. Pulire i gamberetti, sciacquarli, asciugarli ed infarinarli, cuocerli in una padella antiaderente con poco olio, 1 minuto per parte. Salare leggermente. Adesso che avete le tre basi pronte componete i bicchierini mettendo alla base un cucchiaino di zucchine, coprire con i ceci frullati e decorate con un gamberetto; potete finire con un filo d’olio a crudo se vi piace.

Panzanella con melanzane

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Questa è stata una calda estate, questa è una calda estate pigra che scorre lenta e leggera. Un’estate fatta di passeggiate in campagna fantasticando di nuovi progetti e cambiamenti, un’estate comoda nelle sere casalinghe quando sdraiati all’aperto si attende quell’arietta che verrà a darci sollievo, un’estate che abbiamo affrontato con serenità e determinazione come quando dobbiamo affrontare i problemi che la vita ci presenta ogni giorno. Una bella estate.

Nell’armadio della soffitta ho ritrovato una pagina di giornale strappata dietro la quale c’era una ricetta di un panino con le melanzane che ho trasformato in una panzanella estiva usando quel pane raffermo che non butto mai via, protagonista di moltissime ricette toscane e non, melanzane grigliate, pomodori secchi e pomodori maturi. Anche questo è un piccolo tesoro ritrovato, spero possiate apprezzarlo quanto me.

Panzanella con melanzane

Mette a mollo in acqua fredda il pane raffermo, pane toscano sciapo tipo Nibbiaia, per qualche minuto. Eliminare la crosta e strizzare molto bene la mollica. Tenere da parte. Tagliare a fette le melanzane e grigliarle. Disporre le fette su un vassoio, condire ogni fetta con qualche goccia di aceto e lasciare da parte. In una ciotola preparae il condimento con lo spicchio d’aglio ed il basilico tritati finemente, i pomodori maturi tagliati a rondelle ed i pomodori secchi (ben scaicquati e strizzati) battuti grossolanamente al coltello, infine aggiungere l’olio ed una macinata di pepe, salare se necessario. Aggiungere le melanzane grigliate tagliate a pezzetti e lasciar insaporire per un’ora circa. Unite il pane, girate bene con l’aiuto di un cucchiaio per amalgamare il tutto in maniera omogenea e servite.

Rubini in Villa, a spasso per Cerreto Guidi con lo chef Stefano Pinciaroli

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Anche quest’anno è giunto uno degli appuntamenti più attesi della stagione, il Festival Medicea a Cerreto Guidi che si svolgerà dal 14 al 16 luglio 2017. Come ogni anno si susseguiranno molte manifestazioni ed iniziative con una particolare attenzione alla serata di venerdì 14 che avrà come protagonisti i vini vincitori del Concorso Enologico Regionale Rubino Mediceo 2017. A celebrare questi vini sarà il menù dello chef Stefano Pinciaroli del PS Ristorante di Cerreto Guidi che, con il suo satff e con il sommelier Lorenzo Caponi, ha studiato un menù in abbinamento ai vini vincitori delle varie categorie:

Menù – Rubini in Villa

Antipasti con passaggio a vassoio, Insalata d’arista, Pappa al pomodoro, Farro e pesto, Flan di verdure

in abbinamento i Vini Binachi e Rosati vincitori

Panzanella di ceci, Cannelloni di pollo ruspante, Medaglione di manzo con panura di cipolle rosse

in abbinamento i Vini Rossi vincitori

Stecco gelato alle rose

in abbinamento i Vini Passiti vincitori

(per informazioni e prenotazione – obbligatoria entro le 12.00 del giorno dell’evento – tel. 0571 55671)

Sono anni che partecipo come ospite tra i giornalisti e la stampa, in qualità di foodblogger, a questa cena ed ogni anno la manifestazione diventa sempre più interessante tant’è che quest’anno ho deciso di scrivere l’articolo prima dell’evento stesso attraverso una breve intervista allo chef Pinciaroli che gentilmente si è offerto di portami a visitare Cerreto Guidi e di farmi conoscere questo magnifico paese e la manifestazione che vi si svolgerà in questo fine settimana, dal suo punto di vista, riuscendo anche a cogliere un aspetto più privato dello chef.

 

Stefano Pinciaroli, chef del PS Ristorante in Cerreto Guidi

Stefano, qual è stato il momento in cui hai deciso o capito che saresti diventato chef?

Ho capito di voler diventare chef quando mi sono trovato a dover prendere una decisione, mi sono trovato davanti ad un bivio per amore. Come spesso capita alle persone che vogliono intraprendere questa professione, specialmente quando si è molto giovani e si ha la voglia di vivere le esperienze legate all’età, mi sono trovato a 21 anni a dover fare una scelta tra la ragazza (che evidentemente non si adeguava volentieri ai sacrifici che gli orari del mio lavoro imponevano) e la professione. Ho scelto il lavoro, le responsabilità,  anche se con non poche difficoltà.

Qual è stata la figura di riferimento nella tua crescita professionale?

La prima figura di riferimento, quando ancora frequentavo l’Istituto Alberghiero di Montecatini Terme, è stata Marco Fincatti, allievo di Marchesi, che mi ha insegnato tanto, mi ha insegnato ad avere passione e cura per il mio lavoro, ad essere puntuale quando, quindicenne, arrivavo sempre in ritardo alle lezioni ed ero un po’ scapestrato, quando non mettevo impegno ed ero pareccchio sbrigativo nello svolgere i lavori che mi assegnava, dalla pulizia della cucina alla preparazione della linea, dalla discipilna all’organizzazione del lavoro fino a quando ha toccato le corde del mio orgoglio, ed è nata quasi una competizione tra noi due ed è cambiato tutto. Arrivavo un’ora prima di lui al lavoro e gli facevo trovare la linea pronta, conquistando così finalmente il suo rispetto e facedolo sentire orgoglioso di me. Un’altra figura di riferimento è stato Daniele Serra, quando sono entrato al Gran Hotel. Con lui ho imparato a lavorare ad altri livelli, la sfera creatività, come creare un piatto, l’abbinamento dei sapori, il gioco tra il dolce ed il salato, la presentazione del piatto, ecc… Da una parte le basi fondamentali per poter affrontare il mestiere di chef, dall’altra l’essenza di essere chef.

Ed invece nella tua vita privata c’è stata una persona fodamentale per la tua crescita?

Sicuramente mia madre. E’ la persona che mi ha sempre sostenuto nella mia scelta anche nei momenti in cui io mi sarei lasciato trascinare in altre direzioni, ad esempio verso altre attività dai computer alla fotografia, lei mi ha sempre riportato con i piedi per terra, non con le imposizioni ma con il ragionamento, aiutandomi a non perdere di vista quello che volevo veramente e soprattutto a distinguere la carriera professionale da quelli che potevano essere semplicemente hobbies da coltivare.

Parlando di tua madre e di famiglia, c’è un sapore, od un profumo, un’odore, legato alla tua infanzia?

Sicuramente il profumo del soffritto che sentivo quando mi alzavo tardi la domenica mattina, l’odore di sedano, carote e cipolla che appassivano nell’olio quando la nonna preparava il sugo, o l’odore del soffritto di aglio e rosmarino di quando la mamma iniziava a cucinare dalla mattina e lì mi passava la voglia di fare colazione e mi veniva fame tanto da passare direttamente al pranzo.

Qual è il rapporto che hai con il territorio dove sei cresciuto, con Cerreto Guidi?

Cerreto per me è una famiglia, in paese ci conosciamo tutti, anche stamani, mentre facevamo il giro del paese, hai visto come sia un continuo salutarsi con tutti, un raccontarsi, si va al bar a prendere il caffè e ci trovi il Maresciallo dei Carabinieri che mi conosce da una vita, piuottosto che il parroco, Don Donato, il farmacista, qualcuno della Proloco, gli amici d’infanzia con cui andavo a fare i giri in vespa la domenica pomeriggio e scambi sempre volentieri due chiacchiere. E’ un modo completamente diverso di vivere rispetto a quello di una città, c’è un reale interesse per il prossimo.

La telefonata di Don Donato interrompe per qualche momento la nostra intervista per invitarmi a visitare la torre del campanile del paese. In altre occasioni ho avuto modo di visitare la Villa Medicea patrimonio dell’UNESCO dal 2013 che ospita una prestigiosa collezione di ritratti della famiglia De Medici, la collezione dell’antiquario Bardini e molti esemplari di armi da caccia, che vanno dal medioevo all’età moderna, il MuMeLoc Museo della Memoria Locale, il Comune ed alcune delle cinque chiese presenti in Cerreto ma mai ero riuscita a visitare il Campanile della Pieve di San Leonardo.

Il quadrante ed il foro del vecchio orologio del campanile

La torre campanaria della pieve di San Leonardo

Lo chef Pinciaroli davanti alla chiesa di Sant’Andrea a San Zio che sorge sull’antica Chiesa di San Senzio, dove da bambino ha fatto più volte il chierichetto, uno dei posti più cari

Chiesa di Santa Liberata, patrona di Cerreto Guidi, con gli affreschi di artisti locali

Pieve di San Leonardo adiacente Villa Medicea

Riprendiamo l’intervista…

Quali sono in luoghi che ti sono più  cari?

Sicuramente San Zio dove sono nato, cresciuto ed ho vissuto per trent’anni, nella campagna giocando a pallone, con i legni che nella fantasia di bambino si trasformavano in spade, archi, frecce e fionde.

Avendo un così profondo legame con il tuo paese, cosa ti senti di aver dato a Cerreto e cosa senti che Cerreto ha dato a te?

Cerreto Guidi è un paese con una storia importante e c’è molto da visitare come tu sai, per quel che mi riguarda credo che il mio contributo a Cerreto sia stato quello di averlo fatto diventare un punto di riferimento enogastronomico da visitare. Quello che ho ricevuto è il calore, il bene delle persone che mi tiene legato a questi luoghi. Un’altro aspetto interessante del territorio sono le molte Aziende Agricole di questa zona, abbiamo la fortuna di vivere in un ambiente fertile con una terra adatta a molte coltivazioni che grazie alle persone che ci lavorano da generazioni ed ai contadini di nuova generazione riusciamo ad avere tante ottime micro-imprese. Attraverso i miei piatti cerco di valorizzare i prodotti del territorio e le aziende stesse, così come Lorenzo Caponi, mio cognato, socio e sommelier del PS, fa con i vini locali. Sul sito del ristorante si può trovare la Piccola guida libera ai vini di Cerreto Guidi  “Nice” che Lorenzo ha creato con l’intento di dare una maggiore visibilità alla realtà vinivola del territotio.

Parlando di vini, cosa ti aspettati dal Concorso Enologico Rubino Mediceo che si concluderà con la cena Rubini in villa di venerdì prossimo?

Durante questa cena saranno protagonisti i vini vincitori del Concorso e protagonista sarà l’abbinamento cibo-vino.  Quello che mi auguro è di mettere tutte le Aziende che hanno partecipato in evidenza, allargando sempre di più gli orizzonti perchè non dimentichiamo che il concorso è aperto a tutti, non solo alle Aziende del territorio. Ci auguriamo, come paese e come organizzatori, che molte altre grandi aziende siano invogliate a prendere parte a questo evento che di anno in anno sta crescendo sempre di più.

Progetti per il futuro?

Uno dei progetti per il futuro è già una realtà ed è il secondo ristorante. Ho aperto il PS Ristorante qui a Cerreto Guidi nel 2010 e da un anno circa, sempre con Lorenzo, abbiamo il secondo ristorante nell’azienda agrituristica Torre di Baratti bio Resort, in una splendida location che ci sta dando moltissime soddisfazioni.

Prossimo appuntamento a Baratti allora! Un’ultima domanda, pura curiosità. Cosa mangia uno chef a casa propria? Ti prepari piatti che richiedono lunghe preparazioni che danno vita a quelle meravigliose presentazioni che troviamo nei tuoi ristoranti o apprezzi anche pietanze più semplici?

Certamante, io vivrei di pasta al pomodoro…

Stefano Pinciaroli davanti all’entrata della Villa Medicea, dove si svolgerà la cena Rubini in Villa

Concludo questo incontro con lo chef gustando in anteprima uno dei piatti che verranno serviti venerdì 14 luglio durante la cena RUBINI IN VILLA. Vi aspetto.

Panzanella di ceci

Grazie Stefano per il tempo che hai dedicato a me ed ai miei lettori.

Capperi sotto sale, le inaspettate attività della Fattoria di Castiglionchio

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La Fattoria di Castiglionchio si trova a pochi chilometri da Firenze, facilmente raggiungibile ed al tempo stesso immersa nella natura, tra boschi e vigneti. Questo antico insediamento fortificato del XXII secolo, oggi agriturismo tipicamente toscano, è ricco di storia. Lapo da Castiglionchio nato a Firenze, aristocratico la cui famiglia proveniva dal castello di Quona nella Valdifiese, amico del Petrarca, adibì la Torre ad  abitazione-studio dove conservava i documenti e le pergamene della famiglia. Ma l’aspetto più tipico di questo luogo sono gli attrezzi, i suppellettili e gli strumenti  conservati e catalogati nel piccolo Museo dell’Arte Contadina, un immenso patrimonio storico e culturale. 

Sulle mura della Villa nascono rigogliose le piante di capporo che in questo periodo sono in fiore e quando la signora che mi ha accompagnato all’appartamento mi ha detto che potevo tranquillamente raccogliere i capperi mi si sono illuminati gli occhi… potevo perdere quest’occasione? Direi di no. I capperi che siamo abituati a mangiare sono il fiore non ancora sbocciato della pianta, il bocciolo per l’esattezza, il frutto del cappero si chiama cucunci ed è una capsula oblunga e verde a forma di fuso. La mia, vi avverto, è una prova infatti non ho mai eseguito prima d’ora questa procedura ed infatti siccome non amo gli sprechi mi sono limitata a cogliere solo una piccola quantità di capperi con timore, se l’esperimento non dovesse riuscire, di dover gettare via tutto… a volte capita!

Capperi sotto sale

per un vasetto di capperi sotto sale

Lavare accuratamente i capperi, asciugarli prima con un panno pulito e poi lasciarli al sole per un paio d’ore. Prendere un vasetto di vetro e disporre a strati il sale ed i capperi iniziando e finendo sempre con uno strato di sale. Questo lo potete fare anche con i cucunci. Nei successivi 10 giorni il sale estrarrà dai capperi il liquido amaro caratteristico di questa pianta che va eliminato. Ripetere l’operazione e se necessario riabboccare il vasetto con capperi già salati, io ho userò i capperi sottosale comprati in Sicilia. Trascorsi questi primi 10 giorni conservare il vasetto in un luogo asciutto e lontano dalla luce, se avete una cantina meglio. I capperi saranno pronti per essere consumati dopo un mese e possono durare così conservati anche due anni.

Crema di farro e cannellini freschi con verdure primaverili

Posted By Enrica On In aglio,alghe,ANTEPRIMA,cipolle,creme,fagioli,fagiolini,Fornitori,PRIMI,RICETTE,VEGETARIANO,VERDURE | No Comments

La primavera giunge all’improvviso, la natura esplode regalandoci verdure fresche, colorate e ricche di nutrienti ma dura poco, l’estate è così vicina che colgo l’attimo per preparare una ricetta che alla primavera si addice perfettamente, sana e gustosa per il progetto #SiamoGolosiani unendo alle verdure fresche i prodotti NuovaTerra che già conoscevo e già utilizzato come la quinoa ed il miglio.

Il progetto #SiamoGolosiani rispecchia perfettamente la mia idea di cucina, sana, con prodotti di stagione e provenienti da produttori locali. Una delle cose che mi rende felice è andare al mercato la mattina molto presto dove trovo i banchi colmi di verdura fresca, ormai da anni mi affido al banco di Antonio e Giusy, Il Re dell’Insalata, che come me sono sempre alla ricerca di produttori locali dei quali conoscono il tipo di coltivazione, è una questione di fiducia così come per i prodotti Nuova Terra, una linea che nasce dal rispetto della terra con particolare attenzione alle materie prime.

Per questa ricetta ho usato il farro perlato biologico e l’alga Ulva Lactuca, lattuga di mare in fiocchi, ricca di vitamina C e calcio e potassio. Avete mai fatto caso al profumo che si sprigiona durante la cottura del farro? Sembra il profumo del pane appena sfornato ed il sapore di questo farro perlato insieme ai cannellini freschi basterebbe già per soddisfare il palato e i fagiolini, i piattelloni, le zucchine, i cipollotti con l’aglio fresco completano il piatto.

Crema di farro e cannellini con verdure primaverili

per 4 persone

Per la crema

Sciacquare il farro e lessarlo in acqua salata bollente per 15 minuti. Scolare. Lesare i cannellini con uno spicchio d’aglio intero,  2 foglie di salvia ed una foglia di alloro per circa 40 minuti. Eliminate la salvia e l’alloro e scolate. In un recipiente a bordo altro frullare il farro ed i cannellini insieme a mezzo litro di brodo vegetale. Salare.

Per le verdure

A parte lessare i fagliolini e i piattelloni precedentemente spuntati e lavati. Tagliateli a pezzetti grossi. Poi prendere una padella in cui far appassire il cipollotto fresco in 2 cucchiai d’olio, unire le zucchine tagliate a cubetti piccoli e cuocere per 10 minuti. Aggiungere un cucchiaio abbondante di alghe in fiocchi, i fagiolini ed i piattelloni. Saltare per un minuto, salare, pepape e togliere dal fuoco. Comporre i piatti mettendo in ogni ciotola da minestra un mestolo colmo di crema di farro e fagioli e 2 o 3 cucchiai di verdure. Condire con un filo d’olio e servire.

Potete trovare le mie ricette anche qui http://www.nuovaterra.net/i-golosiani/siamo-golosiani/una-cena-con-enrica/

Pie con confettura extra di more di rovo selvatiche

Posted By Enrica On In ANTEPRIMA,DOLCI,Fornitori,marmellate,more,RICETTE | 6 Comments

Dopo il brunch di sabato scorso mi è rimasta una voglia irresistibile di dolci, circostanza per me abbastanza nuova. Ho atteso che Alice pubblicasse la ricetta della Bakewell Tart per poterla preparare ma poi il destino avverso mi ha regalato un sipatico virus che mi ha debilitato non poco costringendomi a rimandare la preparazione di una qualsiasi pietanza dolce a giorni migliori… però non m i sono persa d’animo ed ho deciso di preparare delle piccole crostatine, più semplici, più veloci e più alla mia portata, con una delle marmellate che ho acquistato ad inizio mese sul sito weloveat

Le marmellate Chiaverini le conosco e le consumo da tempo, per chi invece non le conoscesse sono quelle confetture di alta qualità, buonissime vendute in caratteristici vasetti color argento, un packaging esclusivo brevettato nel 1928 dai Fratelli Chiaverini & C., ma la sorpresa è stata trovare sul sito weloveat anche i tubetti in alluminio di confettura extra di more e di albicocche, che sono veramente deliziosi, perchè l’occhio vuole la sua parte anche nella confezione!

Per l’impasto invece ho preso spunto da una ricetta di Marianna Franchi dal libro di farina in farina, libro che consulto spesso per variare l’alimentazione usando farine di tipi diversi ed in questo caso, invece di preparare la classica pasta frolla per le crostate, ho usato una base che da a queste tortine una consistenza biscottosa e fragrante.

Pie di confettura extra di more di rovo

(per 8 crostatine)

per la base

per il ripieno

Preparare la base mettendo in una ciotola capiente le due farine, lo zucchero, un pizzico di sale ed il burro freddo tagliato a cubetti. Sbriciolare il burro con la punta delle dita insieme alle farine fino ad ottenere un composto bricioloso, aggiungere l’acqua fredda ed impastare velocemente per ottenere un composto uniforme. Avvolgere l’impasto nella pellicola e lasciar riposare in frigo per mezz’ora. Stendere il composto su carta forno e ritagliare 8 cerchi del diametro di 10 cm e delle striscioline per la guarnizione delle tortine. Mettere i dischi nei pirottini (del diametro di 8 cm) in modo da formare un bordo ai lati, versare la confettura di more (volendo potete usare più gusti di marmellata) e rifinire con le stiscioline di impasto spennellate con un po’ di latte. Infornare a 180° per circa 20 minuti, fino a che le piccole pie saranno dorate.

Il mio primo Brunch

Posted By Enrica On In ANTEPRIMA,LUOGHI&FOTO,MENU',pic-nic,PRANZI&CENE,RICETTE,SALSE E CONDIMENTI,VARIE | 2 Comments

Sono passati molti anni dal mio primo brunch ma lo ricordo ancora con entusiasmo, la prima volta che ne ho sentito parlare era il 1988 ed ero a New York City. Mio padre doveva partire per gli Stati Uniti per un viaggio di lavoro, prima tappa la capitale Washington D.C. dove avrebbe partecipato ad una conferenza dell’allora Presidente degli Stati Uniti d’America Ronald Reagan, seconda tappa New York City per poi rientrare in Europa, Londra e Roma. La data del suo viaggio coincideva con quella del mio compleanno e decise di portami con se, solo per le prime due tappe, a Londra andò solo, io tornai direttamente a Roma dove fui ospite per qualche giorno di amici di famiglia a causa di un lungo sciopero dei treni e degli aerei che mi impedì il rientro a casa. Di Washington ricordo il verde dei parchi, i musei come il National Air and Space Museum con la navetta che porto’ Armstrong a calcare i primi passi sulla Luna, la Milestones of flight, i monumenti nazionali come la Casa Bianca, il Lincoln Memorial ed il Campidoglio ma soprattutto rimasi colpita dal Cimitero nazionale di Arlington, 300.000 lapidi bianche ordinatamente disposte su questa distesa d’erba verde brillante. Qui mio padre si volle fermare davanti alla Tomb of the Unknowns -tomba al milite ignoto – dove è stato scolpito il motto che dice: Here rests in honored glory an american soldier know but to God – Qui riposa con gloria onorevole un soldato americano conosciuto solo a Dio.

Dall’ordine della capitale mi sono ritrovata nel caos della grande mela… sabato sera a New York è una cosa che non si può dimenticare tra luci, insegne, un frenetico vortice di persone e personaggi, limousine, centinaia di taxi gialli, suoni, rumori, ascensori supersonici e il ristorante girevole dove eravamo stati invitati a cena, il The View Restaurant & Lounge a Broadway dove mi servirono una magnifica aragosta con burro fuso e ketchup, fortunatamente in due ciotoline a parte. La mattina dopo, scendendo nella sala colazione dell’Hotel, mio padre mi informò che gli americami la domenica mattina, tra le 10.30 e le 15.00 circa, erano soliti consumare il brunch. Esatto, una sorta di pasto a metà tra la colazione, brekfast, e il pranzo, lunch, il brunch appunto perchè avendo fatto tardi il sabato sera non si alzano all’ora giusta per la colazione e comunque potrebbe essere presto per il pranzo o potrebbe essere tardi per il pranzo e si alzano con la voglia di una colazione abbondante… insomma noi diremmo che spilluzzicano un po’ di tutto.

Ieri ho fatto il mio secondo brunch americano con le mie colleghe blogger a casa di Marta e Chiara di La cucina spontanea con Alice di Panelibrienuvole e Ambra di A ogni pentola il suo coperchio e come al solito abbiamo passato una bellissima giornata insieme tra chiacchiere, rivelazioni, ricordi, scambi ma soprattutto a domandarci dove sono questi guadagni stratosferici di cui parlavano su Rai Tre l’altra sera durante la trasmissione di Report, no perchè a noi non risulta.

Impeccabile ospitalità, compagnia gradevolissima e menù da far invidia a quello del 1988 a New York, del resto il nostro è un duro lavoro e questi sono i sacrifici a cui andiamo incontro: pan brioche, burro aromatizzato alle erbe, uova strapazzate, guacamole, pomodori, bagel ai semi farciti in due maniere diverse, club sandwich classico e con arista e frittata, canapè con robiola e salmone, tè freddo, acqua aromatizzata con limone e menta, bloody mery analcolico, pancake con sciroppo d’acero e fragole, bakewell tart. Mi sembra di non aver scordato niente oltre al caffè ovviamente.

Club sandwich classico

Club sandwich alternativo

Tostare leggermente le fette di pane.

Per il club sandwich (o ClubHouse): spendere la maionese sulla prima fetta di pane in cassetta tostato, mettere l’insalata e la fetta di tacchino taglaita molto fine e grigliata, mettere la secoda fetta di pane, cospargerla con altra maionese, mettere il bacon abbrustolito, qualche fetta di pomodoro, cospargere la parte interna dell’ultima ferra di pane con la senape all’antica e chiudere il sandwich. Tagliare a metà il sandwich formando due triangoli e fermare le fette con un bastoncino di legno.

Per l’altro sandwich: spalmare la prima fetta di pane con la senape. Mettere l’insalata,  l’arista di maiale cotto al forno e tagliato molto fine, spalmare la seconda fetta di pane con la crema di formaggio da entrambe i lati, mettere la frittata. due fettine di pomodoro, plalmare l’ultima fetta con la maionese e chiudere il sandwich. Tagliare a metà il sandwich formando due triangoli e fermare le fette con un bastoncino di legno.

Servire con il bloody mary analcolico (dalla ricetta originale: 9 cl di succo di pomodoro, 1,5 cl di succo di limone, 2/3 gocce di Salsa Worcester, 1 pizzico di sale e di pepe nero, Tabasco, servire con un gambo di sedano come decorazione).