Sformatini di radicchio rosso e ricotta

Seconda ricetta con il radicchio trevisano, quello rosso con le foglie allungate; questa è un po’ più elaborata ma molto gustosa. Questi piccoli sformatini sono deliziosi. Non avevo idea di come potessero essere, senza uova e con una punta di miele… ne ho preparati quattro tanto per provare, quando li abbiamo mangiati me ne sono pentita! La piccola cuoca ne ha mangiati due!! Questa ricetta è un mix tra una ricetta presa parzialmente da qui a pag.25, o se preferite qui, in un cestino di pancarrè modellato per i miei stampini che prevede anche una fonduta di formaggio Asiago; io ho solo messo una base di fonduta valdostana già pronta sul piatto pronto, come base per il cestino.

(ricetta tratta parzialmente da  ”Open Kitchen Magazine” n°2-dicembre 2011 di Cinzia)

Sformatini di radicchio rosso e ricotta

  • 100 g di radicchio trevisano rosso
  • 70 g di ricotta
  • 50 g di parmigiano reggiano grattugiato
  • 1 piccola cipolla
  • 1/2 cucchiaino di miele millefiori
  • 4 fette di pancarrè
  • olio e.v.o.

Ritagliare la carta forno per rivestire 4 stampini. Dalle fette di pancarrè ricavare le quattro basi con lo stesso diametro degli stampini e poi ricoprite le pareti. Tritare la cipolla finemente in poco olio, aggiungere il radicchio tritato e cuocere a fuoco basso per una decina di minuti. Regolare il sale e il pepe. Aggiungere mezzo cucchiaino di miele e lasciar intiepidire. Unire il parmigiano e la ricotta amalgamando bene il tutto. Riempire i cestini di pancarrè e infornare a 170° per circa 15 minuti ( a seconda del vostro forno).

 

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The versatile blogger…

Anche oggi niente ricetta; lo so , anche Antonella mi ha ripreso, mi ha chiesto perché la settimana passata non ho postato ricette. Perché non ho tempo, chiaro! Questa settimana ci sono stati dei cambiamenti, qualcosa sta cambiando e Francesca sa di cosa parlo, niente di grave, la vita continua, le situazioni evolvono e, con qualche difficoltà, tutto va bene. Dicevo, anche oggi niente ricetta perché Laura e Sara mi hanno fatto questa bella sorpresa. Da qualche tempo questo banner verde gira nelle pagine delle blogger ed oggi è toccato a me. Non mi ero mai soffermata a leggere di cosa si trattasse, ora l’ho capito e ve lo spiego.

The versatile blogger  è un premio: la blogger nominata sceglie 15 blog che più le piacciono, le motivazioni possono essere varie, ognuno di questi, a sua volta, ne sceglie altri 15 e così via… Per me sceglierne 15 è difficile, seguo molti blog e molti di questi hanno già ricevuto questo riconoscimento; ringraziare la blogger che mi ha scelto non è una regola è un piacere, Laura di Sacapoche e Sara di Creativapergiocoeperpassione sono proprio tra quelle che seguo e sono state carinissime a pensare a me, mi piacciono le ricette che propongono e come le presentano, di una lo stile semplice e diretto, dell’altra la precisione e la dedizione. La seconda regola è un problema per me, non amo raccontarmi, in ogni caso mi adeguo.

Le regole:

  1. Ringraziare chi ha donato il premio e mettere il link del suo blog
  2. Condividere 7 fatti personali che riguardano la propria vita
  3. Premiare altri 15 blog
Parliamo di me… dal momento che devo!
  1. STO IMPARANDO A CUCINARE. Non è uno scherzo, il fatto di avere un blog di cucina non vuol dire necessariamente che una persona sappia cucinare, a me piace moltissimo cucinare e tutto quello che c’è nel blog l’ho cucinato con le mie manine e quasi sempre con buoni risultati ma non sono una di quelle donne che sanno cucinare tutto, in tutte le maniere, per tutte le occasioni… io cucino con amore per amore.
  2. HO UNA MENTE MATEMATICA, a volte è un pregio altre volte un difetto, certamente è un dato di fatto.
  3. NON AMO LA GENTE OPPORTUNISTA. E ce n’è tanta, troppa…
  4. AMO L’EDUCAZIOINE. E ce n’è poca, troppo poca…
  5. MI PIACE FARE FOTO. Da dilettante amo fotografare i piatti che cucino, prima di tutto il gusto, poi la vista! Il mio senso estetico mi porta a catturare particolari del quotidiano che mi colpiscono. Cinzia ha detto che non basta che la natura sia perfetta, bisogna anche accorgersene e riconoscerlo, io condivido in pieno.
  6. AMO LA FAMIGLIA. In qualsiasi forma essa si manifesti ma per certe cose sono molto tradizionalista.
  7. NON HO LE VIE DI MEZZO. O bianco o nero, non amo le vie di mezzo quando sono solo scuse, pretesti, scappatoie, giustificazioni, scorciatoie per non affrontare i problemi, lo trovo infantile. I compromessi per vivere in armonia invece sono necessari e segno di maturità.

Infine i magnifici 15, alcuni sono già stati premiati ma li nomino ugualmente!!!

  1. Pane e marmellata
  2. Zero in cucina
  3. Appunti di una cuoca (im)perfetta
  4. Pupaccena
  5. Fusilli al tegamino
  6. Cucina che ti passa
  7. Cuori in padella
  8. Per gli amici nina
  9. L’angolo cottura di Babi
  10. La mamma pasticciona
  11. Fior di rosmarino
  12. A tutta cucina
  13. La cucina di Bucci
  14. Poveri ma belli e buoni
  15. Pane e pomodoro

Adesso parlate un po’ di voi…

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Cena di carnevale


I PERSONAGGI

BURLAMACCO (l’energetica nipote)

STENTERELLO (la piccola cuoca)

MENEGHINO e COLOMBINA (le due foodblogger)

BALANZONE (il musicista K.O. per il febbrone, quindi solo donne)

IL MENU’

zeppole al tonno

bicchierino verdure, ceci e gamberi

cuori colorati alla trabaccolara

salmone al cartoccio

insalatina mista

cenci di carnevale

Con questo freddo e il rischio ghiaccio non è facile muoversi, uscire, specialmente di sera; è veramente poco invogliante…  anche andare al mercato alle 7.45 di mattina con il gelo assoluto non è il massimo, se si pensa alla bella compagnia per la cena diventa un piacere, vinto il freddo e i timori ecco che si riesce a passare una bella serata tra donne! Generazioni a confronto davanti ad un menù di pesce vestito da carnevale!

Per l’aperitivo ho voluto provare la ricetta di Sara Papa pubblicata sul mensile di febbraio “A TAVOLA”, essendo amante del salato molto più che del dolce mi hanno incuriosito queste zeppole salate. Un finger food croccante e saporito.

L’antipasto è un classico che in casa mia viene apprezzato e richiesto ad ogni cena di pesce, bicchierini con ceci, gamberetti e pummarola di verdure piccante come base per dare freschezza e grinta.

Questo primo di mare lo avevo postato qui, l’ho proposto più volte sempre con i tagliolini neri; per questa cena invece l’ho vestito da carnevale usando una pasta tutta colorata a forma di cuore, i valentini ai 7 sapori (carota, spinaci, pomodoro, barbabietola, nero di seppia, curcuma) dell’Antico Pastificio Conforti.

Il trancio di salmone al forno è un’altro piatto veloce, poco impegnativo che mi permette di rimanere più tempo a tavola con gli ospiti, facile da gestire per la cottura in forno, sano e ricco. Non l’ho servito con la salsa al limone ma su un letto di porri che devono solo dare il profumo senza appesantire. Questo l’ho acquistato al mercato coperto, non è quello (comunque buono) dell’Ikea.

Una bella insalatina ci sta sempre bene, con i radicchietti di stagione semplicemente condita con balsamico, olio evo e sale.

I cenci non li ho fatti ma li ho comprati, solo un assaggino per gradire… siamo a dieta!!!

 

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14 febbraio 2012, ad ognuno il suo…

 … cuore di pomodoro!

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L’ora di lettura – III

Terzo appuntamento con l’ora di lettura. L’ultima volta erano questi, e la volta precedente questi. In realtà ne ho comprati e letti molti altri ma non posso parlare della mia intera libreria; alcuni sono veramente belli, altri istruttivi, certi golosissimi, tutti da sfogliare con piacere.

La cucina delle verdure di Jody Vassallo (Guido Tommasi Ed.) è l’VIII volume della collana Il mio corso di cucina. Ci sono belle foto e spiegazioni dettagliate alcune fotografate passo, passo. Ho già sperimentato più di una ricetta con soddisfazione. Il libro è suddiviso in 9 capitoli: radici&tuberi, frutti in forma di verdure, cavoli, steli e cardi, funghi, cipolle&scalogni, verdure in foglia, baccelli&semi, dessert. Infine un utilissimo calendario delle verdure per cogliere il momento giusto ottenendo il massimo da tutte le verdure.

Il pranzo della domenica di Annalisa Barbagli (Gambero Rosso) l’ho comprato una domenica di quelle che hai bisogno di stare da sola, di girellare senza meta, senza fretta per svuotarsi la mente da tutto. Sono incappata in questo bel libro con menù per pranzi in famiglia, i pranzi della domenica che spero non vadano persi. Da febbraio a dicembre, con speciali suggerimenti per il Natale, la Pasqua, il pic-nic, il brunch per finire con le mitiche pastarelle, quelle che si comprano usciti dalla messa o che portano gli invitati…

a tavola con Abramo (A. Ciucci e P. Sartor Ed. San Paolo) è un regalo. Una mattina si è presentato mio padre in ufficio, cosa rara, e mi ha portato questo libro, veramente originale! sono ricette prese niente di meno che dalla Bibbia presentate in modo più simili possibile tenendo conto degli ingredienti esistenti all’epoca e ai metodi di cottura. Miele al posto dello zucchero e niente cotture con pentola a pressione o forni a microonde, incredibile vero?

Cocotte all’italiana  (Guido Tommasi Ed.) è il primo libro di Barbara Torresan, del secondo ne ho già parlato qui. In attesa del terzo, avendo già sfornato molte teglie di biscotti, considerando che ho una bellissima cocotte Staub verde non potevo non comprarlo. Trenta ricette gustose, primi, piatti unici, secondi, dolci…e qualche consiglio utile per la cottura, 64 pagine da provare.

La buona cucina di casa delle Sorelle Simili (Avallardi Ed.) mi è stato consigliato da Antonio del ristorante Porta di Po di Torino. Nelle due sere in cui sono stata a cena abbiamo avuto occasione di parlare di cucina, lui e Giorgio, lo chef, mi hanno parlato della scuola di cucina delle sorelle Simili, Valentina e Margherita, di Bologan, uniche ed impareggiabili cuoche famose soprattutto per il pane e la panificazione ma in questo libro ci sono tante altre ricette spiegate con precisione e buon senso.

I magnifici 20 di Marco Bianchi (Ponte alle Grazie Ed.) non è solo un libro di cucina, vi si trovano informazioni scientifiche sugli alimenti per migliorare la nostra alimentazione e diventare più consapevoli della nostra alimentazione. Una  scelta mirata nella spesa quotidiana ci aiuta a star meglio. Il libro è strutturato molto bene ed è facile da consultare, a dire il vero l’ho comprato solo 2 giorni fa e quello che ho letto fin ora mi ha palesato uno stile di vita da approfondire e seguire per quanto possibile.

Buona lettura.

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La “francesina”, ovvero il lesso rifatto

Con questo freddo è inevitabile confortarsi con minestrine, vellutate, creme, brodini ecc… l’altra sera mi è venuto un brodo buonissimo, un bel pezzo di manzo magro da lesso, un osso e gli odori e con la carne cotta ho preparato “la francesina” o lesso rifatto. Ottimo preparato il giorno prima per il giorno dopo. E’ una ricetta della tradizione toscana, un recupero di lusso direi. Lo ha mangiato anche la piccola cuoca che notoriamente non ama le cipolle, un successone!

“Francesina” o lesso rifatto

  • 1 kg di manzo lesso
  • 5 cipolle rosse
  • 1 confezione di pelati
  • sale e pepe qb
  • olio e.v.o.

In una padella antiaderente far appassire le cipolle tagliate finemente (attenzione: non tritate) in 3 cucchiai d’olio. Aggiungere i pelati, schiacciarli con la forchetta e cuocere a fuoco basso per 15 minuti. Salare, pepare e aggiungere il lesso tagliato a fette. continuare la cottura per qualche minuto per far insaporire la carne. Servire la francesina ben calda con una bella fetta di pane toscano.

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Crepes alla birra con fonduta di fontina valdostana e pere

La piccola cuoca le consuma esclusiavamente con la Nutella, il resto della famiglia gradisce anche le versioni salate come questa e questa. Con il freddo di questi giorni ho voluto provare una ricetta bella nutriente che ritrovo scritta in un vecchio quaderno di ricette, quasi certamente copiata da un giornale dal parrucchiere , direi goduriosa, crepes preparate con birra al posto del latte, molto più soffici e saporite, con fonduta di Fontina valdostana che si può trovare in barattoli confezionati pronti all’uso o la si può tranquillamente preparare anticipatamente con le proprie manine, meglio se la Fontina rimane a bagno per un giorno nel latte. La padella adatta per la cottura delle crepes deve essere antiaderente e di 15 cm di diametro, semmai più piccola e non più grande.

Crepes alla birra con fonduta valdostana e pere  

per la fonduta

  • 300 g di Fontina valdostana privata della crosta
  • 3 dl di latte
  • 1 cucchiaino di farina
  • 3o g di burro

per le crepes

  • 125 g di farina
  • 2,5 dl di birra
  • 3 uova intere
  • 1 cucchiaio di olio e.v.o.
  • 1 pizzico di sale
  • olio qb (o burro) per ungere la padella
per le pere
  • 4 piccole pere sode da cuocere
  • 1/2 l di birra
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna
  • pepe nero macinato fresco (facoltativo)
La fonduta.In una ciotola mettere la fontina valdostana affettata con il latte e tenerla in frigo per 24 ore. Passato questo tempo mettere la fontina in una casseruola con un paio di cucchiai di latte, un cucchiaino di farina , 30 g di burro e cuocerla a bagnomaria mescolando continuamente fino a quando avrete ottenuto una fonduta liscia e densa ma senza grumi o fili.
Le crepes. In una ciotola setacciare 125 g di farina, aggiungere la birra, il sale e l’olio mescolando con una forchetta facendo attenzione a non lascir grumi. Lasciar riposare per un’ora. Ungere una padella di 15 cm di diametro con olio (o burro) e con l’aiuto di un mestolino versaci la dose per la crepe e cuocere qualche minuto su entrambe i lati. Così via fino ad esaurimento del composto e tenerle al caldo.
Le pere. Sbucciare le pere e cuocerle in mezzo litro di birra con lo zucchero di canna fino a quando saranno diventate morbide, scolarle e condirle con pepe macinato fresco.
Servire mettendo in ogni piattino individuale una crepe e mezza pera guarnita con la fonduta calda.

Con questa ricetta partecipo al contest “le crespelle” di aboutfood, fino al 13 febbraio 2012

Con questa ricetta partecipo al contest “birra da bere e damangiare” di Paneepomodoro e Photobirra, fino al 31 marzo 2012

 

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Un sole tutto d’oro zafferano

Anche per il mese di gennaio è stata la stessa cosa: appena è uscito il colore per la ricetta del mese è stato PANICO puro. Mi sembra sempre di non aver idee, il vuoto totale, le uniche cose che mi vengono in mente sono ricette già postate, trite e ri-trite; mi piacciono le ricette regionali, quelle classiche della cucina italiana ed è proprio dalle basi che parto all’insegna della semplicità. Per gennaio mi sono ispirata ad una ricetta pugliese, un primo, per febbraio non posso fare a meno di prendere ispirazione dalla Sardegna, dove lo zafferano viene coltivato nella regione del campidano e quindi viene usato in moltissime ricette. Dell’oro rosso avevo già parlato qui, quindi non mi dilungherò; per associazione di idee mi sono venute in mente le seadas (o sebadas), dolce sardo, per la loro forma a sole, si friggono e si condiscono con miele. E se usassi un miele allo zafferano? Perfetto matrimonio con il formaggio delle seadas! L’oro dello zafferano nell’oro del miele sull’oro della seada…

Le seadas si trovano fresche (praticamente ovunque in Sardegna) o congelate in alcuni negozi specializzati di prodotti sardi. A me le porta fresche il padre di mia cognata, direttamente dalla Maddalena. La terza possibilità è farle in casa. Il miele allo zafferano è una specialità un po’ più difficile da trovare però si può usare del miele d’acacia al quale si aggiungono i pistilli di zafferano e lo si lascia riposare per qualche giorno, pian piano assumerà un bel colore ambrato; al momento dell’uso si scalda qualche minuto per renderlo più fluido e per sprigionare tutto il profumo dello zafferano, io ho fatto così e il risultato è buonissimo. Piccola nota storica: il miele allo zafferano veniva usato già nel Medioevo per lenire il dolore della dentizione dei lattanti e veniva chiamato Ambra Liquida.

Seadas con miele allo zafferano

per la sfoglia

  • 500 g di farina
  • 50 g di strutto (o burro)
  • sale qb
  • acqua tiepida qb

per il ripieno

  • 400 g di pecorino sardo fresco
  • 1 cucchiaino di scorza di limone grattugiata

olio per friggere
miele allo zafferano

Impastare la farina con lo strutto aggiunto un po’ alla volta e un pizzico di sale incorporando acqua tiepida quanto basta fino ad ottenere un impasto omogeneo e liscio. Avvolgere l’impasto nella pellicola trasparente e lasciar riposare in frigo per mezz’ora. Nel frattempo grattugiare il pecorino con i fori grossi della grattugia e metterlo in un ciotola con la scorza di limone. Lasciato passare questo tempo, stendere la pasta di uno spessore di 1,5 mm e con un coppapasta del diametro di 10 cm con i bordi ricci, tagliare un numero pari di cerchi. Spennellare la metà dei cerchi con l’acqua, mettere nel centro di ognuno un cucchiaio di formaggio e scorza. Chiudere le seadas con l’altra metà dei cerchi e friggerle in abbondante olio. Servire subito, ben calde cosparse di miele allo zafferano.

Spero di poterne postare almeno un’altra o due oltre a questa perché di ricette con lo zafferano ce ne sono di veramente squisite e particolari.

Con questa ricetta partecipo al contest colors & food…what else? Oro zafferano di Cinzia e Valentina dal 5 al 25 febbraio 2012

 

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Una frittata fatta col cuore…

Sono una lettrice ed estimatrice di aboutfood, attendo con ansia tutti i contest che propongono, idee nuove, simpatiche, accattivanti ma stavolta devo rassegnarmi, questo contest no fa per me. Riporto le parole esatte di Claudia e Leda nel presentare l’ultima sfida:

“Un contest dedicato a chi questa giornata la festeggia con i “cuoricini negli occhi”, ma anche a chi non vuole rinunciare a sfoggiare, in qualsiasi altra occasione dell’anno, le sue doti culinarie preparando qualcosa di speciale per la persona amata.”

La giornata, per chi non lo avesse capito, è quella di San Valentino che non festeggio. L’unica cosa che mi viene in mente di speciale è lo sforzo di una madre che cerca di mantenere la calma quando, trecentosessantacinque giorni l’anno, per almeno due volte al giorno, le viene chiesto “cosa si mangia?”. Ci sono dei giorni che non hai voglia, non hai tempo, non hai niente in frigo, non hai neanche appetito e rispondi sdegnata “vi preparo una frittatina” nella speranza che nessuno replichi per non scatenare la guerra!!! Questa ricetta rappresenta l’amore di madre per il musicista e la piccola cuoca, i miei valentini…

La frittatina “scomposta”

  • 1 albume
  • 1 tuorlo
  • sale
  • pepe (a piacere)
  • olio e.v.o.

Sbattere l’albume con la forchetta e salare. separatamente sbattere il tuorlo con un pizzico di sale (e pepe se vi piace). Ungere leggermente una padella aderente con l’olio e posizionare 5 formine a forma di cuore per biscotti di 5 dimensioni differenti. Accendere il fuoco e dopo qualche secondo riempire le formine, 3 con l’albume e 2 con il tuorlo. coprire per qualche minuto fino a che l’uovo scomposto sarà cotto. Togliere le formine e montare il piatto come più vi piace.

 Con questa ricetta partecipo al contest cibo&baci di aboutfood e smartbox nella categoria RICETTE SALATE, fino al 5 febbraio 2012

Quando la piccola cuoca ha visto la frittata scomposta ha detto che da ora in poi la mangerà solo cucinata in questa maniera, allora ho pensato che potrebbe essere una ricetta adatta anche al contest di Letiziando.

La lista dei partecipanti : Con questa ricetta partecipo al contest a prova di bimbo di diariodicucina, per la categoria SECONDI, fino al 9 gennaio 2012

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Ogni testa dura trova ‘r su’ scoglio

Questa settimana tutto gira intorno alla città di Livorno (e ai contest); sarà un segno? Se lo è speriamo sia un segno bono

Appena ho visto la decima opera di Stefano Bianco ho subito pensato alle famose Teste di Modì, la famosa beffa, i livornesi sanno a cosa mi riferisco, gli altri possono leggere l’intera storia qui. In sostanza, nel 1984, furono ritrovate nel Fosso Mediceo tre teste di pietra subito attribuite allo scultore livornese Amedeo Modigliani, ed invece erano state scolpite (con un  trapano) da tre ragazzi che si sono divertiti a prendere in giro grandi esperti d’arte. Ero bambina ma mi i ricordo benissimo di essere andata a vedere la mostra allestita per lo straordinario ritrovamento, a Villa Maria con i miei genitori e una mia zia, come fosse un grande evento! Quando venne fuori la verità il Vernacoliere, mensile di satira, umorismo e mancanza di rispetto in vernacolo livornese e in italiano, diede libero sfogo a battute di ogni genere, fu veramente molto divertente. Ma torniamo all’opera del contest, il mio imbarazzo è tanto; ho letto i post di Ornella, Leda, Loredana, Lucia e Cristina, bellissime associazioni di idee, profonde, intense,  si spazia da Platone nel post di Ornella alle armonie cosmiche di Cristina, dalla vita in continua evoluzione di Lucia alla poesia di Paulo Coelho nel post di  Loredana passando dalla Pangea di Leda! Voi mi capite, a me sono venute in mente le Teste di Modì… vabbè, concedetemi un po’ di satira per una volta, questo non toglie niente al valore dell’opera in questione.

Se quelle teste avessero potuto parlare… ma oggi, nel 2012, esiste la libertà di parola? Di espressione? Per certi versi anche troppo, per altri assolutamente no. Il titolo è Teste Parlanti.

Polpo di scoglio sotto pesto

  • 1 polpo di scoglio
  • olio e.v.o.
  • 1 limone (il succo)
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 ciuffi di prezzemolo
  • 1 cucchiaino di capperi
  • sale e pepe

Cuocere il polpo, io lo cuocio nella pentola a pressione perché in 20/30 minuti si ottiene un polpo morbidissimo. Quando si sarà raffreddato toglietelo dall’acqua di cottura e tagliatelo a pezzi senza togliere la pelle e le ventose. Preparare un trito con sale,  pepe, olio, succo di limone, capperi, prezzemolo, aglio e il peperoncino. Impiattare e coprire il polpo con il trito. Lasciate riposare per qualche ora e servire a temperatura ambiente.

 Con questa ricetta partecipo al contest Carvinginthekitchen di Ammodomio per la decima opera, ogni mese.

 Con questa ricetta partecipo al contest  “La Toscana nel piatto” di Pan di Ramerino, scade il 5 febbraio 2012

 

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