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Giulia e “La cucina dei Mercati in Toscana”

2 marzo 2017

Il 2017 è iniziato con non poche complicazioni che mi hanno portato a rivedere alcune cose. Sono sempre stata convinta che i cambiamenti facciano bene, che siano colpi di testa o scelte ragionate, che siano imposti o che dipendano dalla nostra volontà mi sono accorta che a me cambiare fa bene. Da piccola ogni tanto spostavo la disposizione dei mobili della mia stanza con grande disappunto di mia madre ma questa era già la mia personalità che aveva bisogno di esprimersi. Adesso, con qualche anno in più di vita vissuta, sono molto felice quando riesco a vedere le cose da un nuovo punto di vista pur rimanendo fedele a me stessa, a quello che è la mia vita, la mia persona, il mio essere. Questa premessa perchè anche se siamo a febbraio, questo è il primo post del 2017 e voglio iniziare parlandovi di Giulia, del primo incontro e di quando è venuta con Tommaso a Livorno.

Qualche anno fa, esattamente nel novembre del 2012, quando questo spazio virtuale era ancora alle prime ricette, andai a vedere la presentazione di un libro a Viareggio e lì incontrai Giulia. Il libro presentato non era uno dei suoi ma di una sua amica, una blogger che seguivo, Giulia era di supporto nella realizzazione dal vivo di alcune ricette. A quei tempi non lo sapevo ma quello era ciò che i moderni chiamano “cooking demo”. Per me tutto questo era emozionante, due blogger che cucinavano in un bellissimo negozio di casalinghi per presentare un libro di cucina; un sogno!

Da allora sono passati alcuni anni ma con Giulia sono rimasta in contatto; ho potuto conoscerla prima virtualmente tramite il suo blog, amato e seguito da molti, poi sfogliando le pagine del sul libro “I love Toscana”, in seguito ho avuto il piacere di fare da tester durante la stesura di un altro suo libro “Cucina da chef con ingredienti low cost” ricevendo i ringraziamenti per la collaborazione a pag.241 (…son soddisfazioni!!!) ed a settembre del 2015 ci siamo incontrate.

libro giulia borragine (5)

Mi ha contattata per avere qualche informazione sui mercati che si svolgono abitualmente a Livorno per una ricerca che stata svolgendo in quei mesi ed io mi sono offerta di farle da guida. La mattinata passata con Giulia e Tommaso la ricordo con tanto affetto, era per me un momento non proprio felice ma con loro è arrivato il sole ed una ventata di serenità per cui li ringrazio ancora di avermi coinvolta in questo loro progetto. Qualche giorno fa finalmente è arrivato, attesissimo, il libro “La cucina dei mercati in Toscana”. Bello? Di più!!! Sapere cosa c’è tra le righe di questo libro, il lavoro, l’impegno, la determinazione, l’interesse sincero per le persone che ha incontrato, la gioia ed anche la fatica che hanno portato a questo risultato me lo fa apprezzare ancora di più.

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Sulla mia copia autografata Giulia ha scritto:

“… E’ stato bellissimo vedere Livorno attraverso i tuoi occhi e scoprirla più bella di sempre…”

Così, sfogliando le pagine di questo libro ho potuto vedere i mercati della nostra bella Toscana con i suoi occhi, i loro occhi, attraverso le ricette ma soprattutto leggendo le storie che legano le persone a luoghi e ricordi. Un viaggio in cui Giulia accompagna il lettore trasmettendo amore e rispetto per questa bella terra con immagini suggestive, profumi, persone e personaggi, racconti, aneddoti, indicazioni e suggerimenti. Oltre alla bella dedica ho ricevuto anche questa volta i ringraziamenti ufficiali a pagina 365 (…e son altre piccole soddisfazioni!!!). Spinta dall’entusiasmo ho preso il libro e l’ho usato prima come come guida turistica, alla ricerca di produttori e mercati in quel di Cortona e poi come ricettario seguendo una delle ricette di Giulia; provate anche voi, sarà divertente ed istruttivo.

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Risotto alla Borragine di Jul’s Kitchen

(liberamente tratto, con qualche modifica, da “La cucina dei mercati in Toscani” di Giulia Scalpaleggia)

per 1 persona

  • una manciata abbondante di foglie di borragine
  • 1 scalogno
  • 80 g di riso
  • 6 nocciole
  • 1 cucchiaio di pecorino romano grattugiato
  • olio evo
  • sale

Lavare e cuocere per circa 15 minuti in acqua bollente e leggermente salata le foglie di borragine. Scolare  tenendo da parte l’acqua di cottura. Frullare la borragine con un mestolo di acqua di cottura. In una casseruola far appassire lo scalogno tritato con poco olio, aggiungere il riso e farlo tostare un minuto, coprire con l’acqua di cottura della borragine e portare a cottura. a fuoco spento mantecare con la crema di borragine e il pecorino. Servire nei piatti guarnendo con le nocciole sbriciolate e qualche petalo di fiore di borragine.

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Di erbe aromatiche e di supplì

30 aprile 2016

Le erbe aromatiche, basilico, aneto, dragoncello, menta, timo per citarne alcune, hanno sempre avuto in cucina un ruolo da protagoniste, dalle antiche civiltà fino ai giorni nostri sono state usate sia per insaporire le pietanze che in cosmesi con tisane, decotti, tinture madri, grazie ai principi attivi dalle caratteristiche antibatteriche, antinfiammatorie, digestive e alle loro molteplici proprietà purificanti, idratanti ed antiossidanti.

TIMO

TIMO

Sono un prezioso aiuto in cucina, mia nonna mi ha insegnato a mettere una  foglia di alloro nella preparazione delle minestre di legumi e di cavoli , nella minestra di cavolo nero e fagioli borlotti ne metto due, così come quando cucino la trippa e le pietanze che richiedono lunghe cotture,  perché l’alloro è una pianta che ha proprietà antispasmodiche e digestive e limita la proliferazione dei batteri.

Un’altra erba che ho imparato ad usare, molto versatile dalle proprietà antifermentative, è il finocchietto selvatico che aggiungo nella cottura dei baccelli sempre presenti sulle tovaglie delle nostre scampagnate in questo periodo o amalgamato a formaggi morbidi da spalmare sul pane tostato.

Alcune tra queste piante sono ricche di vitamine A e C ed hanno un aroma che si sposa bene con tutto come il prezzemolo, tanto buono e versatile da dare vita al detto “essere come il prezzemolo” riferito ad una persona o ad una cosa che si trova ovunque. Lo si usa spessissimo nelle ricette di pesce, spaghetti alle vongole o nel polpo sotto il pesto, preparato con un trito di prezzemolo, pepe nero, olio, succo di limone, capperi, aglio e il peperoncino, per fare un paio di esempi.

SALVIA

SALVIA

Nei piatti tipici toscani, specialmente quelli dell’entroterra, sono molto presenti sia la salvia e che il rosmarino; un bel battuto di aglio, salvia e rosmarino con qualche bacca di ginepro (antireumatico e diuretico) è la base di ricette come il famoso Peposo dell’Impruneta che, come dice il nome stesso oltre al pepe, aveva bisogno di aromi intensi per coprire quel sapore delle carni che ai tempi del Brunelleschi non sempre erano fresche, aromi questi con proprietà antibatteriche, digestive e antinfiammatorie non a caso.

ROSMARINO

Alla nepitella, ottimo rimedio contro depressione ed insonnia, nel Medioevo attribuivano proprietà curative molto fantasiose, quasi magiche, oggi si usa soprattutto con i funghi, ottima nel ragù bianco di Cinta Senese con cipolla rossa, aglietto fresco, carota, pepe nero ed olio evo con il quale amo condire la pasta corta di grani antichi. 

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La maggiorana, che preferisco all’origano (ricco di potassio, ferro e magnesio) perché il suo profumo è più dolce e speziato, è ottima per insaporire primi piatti con sugo di pomodoro, filoncini di pane e il ripieno della carne insieme alle verdure; ne faccio grande uso anche per le sue proprietà tonico-stimolanti. La ricetta di oggi, che è una ricetta del recupero, prevede l’uso di questa erba aromatica per insaporire il risotto ai piselli avanzato con il quale ho preparato una sorta di arancini, anzi per essere precisi sono supplì da non confondersi con le crocchette che sono un’altra cosa ancora… Continue reading “Di erbe aromatiche e di supplì” »

CONCORSI&CONTEST, fave/baccelli, FINGER FOOD, Fior di Mugello, FORMAGGI, Fornitori, fornitori, RICETTE, speck

Muffin salati Fior di Mugello, baccelli e speck

6 marzo 2015

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E con questa siamo a tre! Terza ed ultima ricetta  con i formaggi della Fattoria Il Palagiaccio per il contest LATTI DA MANGIARE. Ci stiamo avvicinando alla Pasqua e a quelle scampagnate primaverili con pranzo al sacco nelle quali non manca mai una torta salata, una focaccia e qui in toscana il formaggio con i baccelli. Per questi muffin salati ho adoperato il formaggio Fior di Mugello di latte vaccino pastorizzato, fermenti lattici, caglio e sale, ottimo e gustoso da consumare fresco, in questo caso però l’ho tagliato a cubetti piccoli e ci ho farcito, insieme ai baccelli e allo speck, l’impasto dei muffin. Questo contest mi è piaciuto tantissimo, non ho ancora ben capito come e dove potete votare le mie tre ricette su Instagram e su Facebook, appena lo scopro aggiorno il post, tanto c’è tempo fino a settembre 2015…

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I miei figli, che sono delle buone forchette, hanno pensato bene di aprire alcuni  muffin a metà e di metterci dentro una bella fetta di Fior di Mugello come se fossero dei piccoli panini; buoni, uno spuntino delizioso, come dar loro torto.

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Muffin salati allo yogurt con Fior di Mugello, baccelli e speck 

(per 12 muffin)

  • 200 g di farina tipo 2
  • 2 uova biologiche
  • 1 cucchiaio di lievito per torte salate
  • 2 cucchiai di olio di vinacciolo (o di semi)
  • 200 g di yogurt bianco intero Il Palagiaccio
  • 150 g di Fior di Mugello Il Palagiaccio
  • 100 g di speck 
  • 100 g di baccelli (già sgranati)
  • sale qb

Accendere il forno a 180°. Mettere i pirottini di carta negli stampi da muffin, con queste dosi ne verranno 12. Tagliare il formaggio Fior di Mugello a cubetti e tritare lo speck al coltello. In una ciotola amalgamare la farina, le uova, l’olio, il lievito e lo yogurt. Impastare, aggiungere sale, i cubetti di Fior di Mugello, i baccelli,  lo speck, amalgamare bene tutti gli ingredienti e versare l’impasto nei pirottini  senza riempirli del tutto. Infornare e cuocere per circa 20 minuti. 

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Con questa ricetta partecipo al contest LATTIDAMANGIARE della Fattoria Il Palagiaccio

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Menù per cena tra amici con i vini delle Cantine Natale Gini

21 gennaio 2015

Ci sono luoghi e persone che ti rimangono nel cuore inaspettatamente. Ho conosciuto Diletta Lavoratorini un paio di anni fa durante un press tour al quale sono stata invitata come food blogger in un gruppo tutto al femminile. In quell’occasione si è subito creato un feeling grazie alla professionalità, alla cordialità ed alla squisita gentilezza di questa giovane donna che si occupò del nostro gruppo coccolandoci con quelle attenzioni che si riservano solo ai cari amici, creando così una stima reciproca.

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Qualche giorno fa Diletta mi ha contattata per farmi conoscere le Cantine Natale Gini di cui si occupa in qualità di addetta stampa, PR, marketing e responsabile vendite, sempre con la professionalità che la contraddistingue invitandomi ad una degustazione dei prodotti della Cantina. La filosofia che Lorenzo Gini, pronipote del fondatore, porta avanti nell’Azienda di famiglia mi ha conquistata così come i vini che ho degustato, nel rispetto della tradizione in questa terra del Chianti, in questi terreni colmi di quelli che Leonardo Da Vinci chiamava “nicchi” ovvero i resti fossili delle conchiglie conglomerati di carbonato di calcio ideali per la produzione vinicola, nelle zone collinari di Vinci, Cerreto Guidi e San Miniato in località S. Angelo, con esperienza, amore ed innovazione, vini di alta qualità che egli stesso definisce “vini da compagnia”, che rispecchiano uno stile di vita semplice e schietto, da mettere sulla tavola di tutti i giorni per accompagnare le pietanze che tutti i giorni prepariamo e mangiamo, vini veri. L’intera produzione delle Cantine Natale Gini occupa un posto di prestigio nel panorama vinicolo italiano ed internazionale grazie ai terreni particolarmente adatti alla produzione vitivinicola, agli stessi vitigni autoctoni toscani ed ai metodi di vinificazione realizzata nel profondo rispetto della tradizione.

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Negli anni mi sono sempre più convinta che la condivisione di un buon piatto accompagnato da un genuino bicchiere di vino è il punto di partenza di sincere conoscenze e il consolidamento di grandi amicizie ed è proprio così che è nato il mio blog, grazie a tante cene tra amiche e nel gustare questi vini ho ritrovato l’essenza di qualcosa di intimo che si viene a creare quando le persone provano piacere a passare del tempo insieme. La mia anima da blogger, e soprattutto di buona forchetta, non poteva tacere ed ho immediatamente pensato ad un pranzo che rispettasse la tradizione toscana con ricette da abbinare a questi vini dalle piacevoli caratteristiche gustative, dall’eccellente bevibilità e dai prezzi contenuti grazie alla filiera corta, aspetto da non sottovalutare.

L’entusiasmo contagioso di Diletta, oggi come due anni fa, mi ha dato lo slancio per organizzare una cena tra amici abbinando ad ogni portata i vini delle Cantine Natale Gini e di cimentarmi nella preparazione dei pici fatti a mano. Era da un po’ di tempo che volevo provare a farli, ok ci vuole un po’ di pazienza e tanto tempo, specialmente se a tavola siamo in sei e tutte buone forchette ma il risultato vale il sacrificio; per il condimento ho pensato ad un pesto di cavolo nero, noci e pecorino così da abbinare a questo primo una bottiglia di DIRUPI, vino base dell’Azienda, Sangiovese di razza, vinificato in acciaio a temperatura controllata con macerazione delle bucce di due settimane, un parte del vino viene fatto maturare in piccole botti di rovere francese e dopo il taglio rimane quattro mesi in bottiglia prima di poter essere consumato. Un vino corposo, con un lungo retrogusto e con un intenso profumo di frutti rossi, ciliegie e vaniglia.

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