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Saccottini di sfoglia a losanghe per Carnevale

30 gennaio 2015
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Qualche giorno fa mentre girellando in internet in cerca di un attrezzo da cucina ho scoperto questo sito MEINCUPCAKE.DE (oppure CAKEMART.UK) e ci sono stata circa un’ora a guardare tutti i prodotti, cioè mi ci sono proprio immersa, affascinata. E’ un coloratissimo negozio on-line che offre tutto quello che serve per la preparazione di dolci, cupcake, muffin, plumcake, cake pop, torte, cioccolatini, biscotti e quant’altro con una vasta gamma di accessori come stampi, teglie, stencil, decorazioni, ingredienti, coloranti, packaging, attrezzi vari in tante forme e colori. 

Lunedì ho fatto un “piccolo” ordine e giovedì ho ricevuto il pacco con tutti i prodotti; qualche pirottino colorato da muffin, un set completo per la preparazione dei macarons, un preparato per brownies, etichette, accessori per il packaging di regali fai da te come conserve o biscotti, un pennello per spennellare ed un rullo per la pasta frolla a losanghe che ho usato per preparare la ricetta di oggi questo CARNEVALE.

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A Carnevale solitamente si mangiano quelli che in toscana si chiamano i cenci, bugie o chiacchiere o frappe a seconda della regione in cui ci troviamo, le frittelle o le castagnole, in casa nostra invece, per evitare il fritto, il primo giorno di Carnevale preparo delle sfogliatine con diverse confetture per dare colore e la copertura della soglia a losanghe richiama il vestito di Arlecchino, che questa poesia di Gianni Rodari descrive così:

Il vestito di Arlecchino (di Gianni Rodari)

Per fare un vestito ad Arlecchino
ci mise una toppa Meneghino,

ne mise un’altra Pulcinella,
una Gianduia, una Brighella.

Pantalone, vecchio pidocchio,
ci mise uno strappo sul ginocchio,

e Stenterello, largo di mano,
qualche macchia di vino toscano.

Colombina che lo cucì
fece un vestito stretto così.

Arlecchino lo mise lo stesso
ma ci stava un tantino perplesso.

Disse allora Balanzone,
bolognese e dottorone:

“Ti assicuro e te lo giuro
che ti andrà bene il mese venturo

se osserverai la mia ricetta:
un giorno digiuno e l’altro bolletta”.

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In questo caso ho usato la confettura di pesche, di frutti di bosco e di ciliegie. E’ un dolcino velocissimo da preparare, basta avere solo un po’ di accortezza nel posizionare la pasta sfoglia tagliata a losanghe e ritagliarla con precisione, per il resto è uno scherzo…

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Saccottini a losanghe per Carnevale

per 6 saccottini

  • 1 rotolo di pasta sfoglia (io l’avevo tonda ma se è rettangolare c’è meno spreco)
  • confetture a piacere qb (almeno 3 diversi gusti e colori)
  • zucchero a velo

Stendere la sfoglia e dividerla a metà. Dividere in 6 rettangoli uguali una metà della sfoglia, sull’altra metà passere il rullo per formare le losanghe. Mettete i rettangoli sulla teglia da forno ricoperta da cartaforno, su ogni rettangolo spennellate un po’ di acqua per far si che le due parti si sigillino bene in cottura (questa operazione è necessaria quando si usa la frutta fresca tagliata a fette per farcire i saccottini, in questo caso se ne potrebbe anche fare a meno perchè la confettura stessa fa da colante ma ormai per me è un’abitudine), coprire ogni rettangolo con la sfoglia tagliata a losanghe eliminando la parte in eccesso. Infornare a forno preriscaldato a 180° per circa 10 minuti. A cottura ultimata, lasciar raffreddare e spolverare con lo zucchero a velo.

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Una famiglia di “mangiafagioli”

25 gennaio 2015
MANGIAFAGIOLI

Ogni tanto mi piace partecipare ai food contest, non sempre riesco a trovare il tempo ma questo proposto da Alice nel suo blog panelibrienuvole mi ha talmente incuriosita che ho cercato di mettere in moto la fantasia. Diciamo subito che non ci sono riuscita, non sono stata molto creativa; il contest si chiama “Ricette a regola d’arte” e chiede di abbinare una ricetta ad un’opera d’arte spaziando liberamente tra pittura, scultura, architettura, archeologia, ecc… Già il banner, bellissimo, mi doveva far capire che non sarebbe stato facile essere all’altezza del compito e tutto quello che mi è venuto in mente è il famosissimo dipinto di Annibale Carracci “Il mangiafagioli”. Si, la mia ricetta  è una semplicissima zuppa di fagioli. Ho sempre amato la storia dell’arte, ho avuto un’insegnante bravissima, temutissima, suor Lucia, come insegnava la storia dell’arte lei credo non la insegni più nessuno e soprattutto era unica per come riusciva a fartela amare. Il dipinto è datato tra il 1584 ed il 1585, alle superiori non capivo cosa ci fosse di tanto straordinario in questo quadro che rappresentava un uomo che mangiava voracemente una zuppa di fagioli dal momento che in casa mia i fagioli si mangiano almeno una volta alla settimana (!). In realtà l’innovazione di questo quadro sta nel fatto che il Carraccio dà vita alla pittura di genere cioè ad una fedele rappresentazione pittorica della vita quotidiana in una straordinaria armonia di colori, osservata con un arguto punto di vista la quotidianità e la rappresenta tale e quale contrapponendola alla pittura storica e mitologica che fino ad allora veniva celebrata indiscussa.

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All’epoca i fagioli erano un piatto povero, umile che non compariva sulle tavole dei ricchi signori, erano chiamati la carne dei poveri perchè rappresentavano il cibo dei contadini in assoluto; nel dipinto si può osservare la particolarità dei fagioli che fagioli all’occhio, all’epoca infatti erano i fagioli più coltivati già conosciuti dai Greci e dai Romani che anche essi consideravano cibo per poveri. Oltre alla zuppa di fagioli sulla tavola di questo villano troviamo del pane che egli si tiene ben stretto con una mano, un orcio ed un bicchiere di vino, una presumibile frittata di carciofi (così sembra e così ricordo di aver letto da qualche parte) ed un mazzo di cipollotti freschi che anche nella tradizione Toscana è uso affettarli crudi sopra le minestre ed i fagioli in genere. 

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Menù per cena tra amici con i vini delle Cantine Natale Gini

21 gennaio 2015
Cantine Natale Gini (146)

Ci sono luoghi e persone che ti rimangono nel cuore inaspettatamente. Ho conosciuto Diletta Lavoratorini un paio di anni fa durante un press tour al quale sono stata invitata come food blogger in un gruppo tutto al femminile. In quell’occasione si è subito creato un feeling grazie alla professionalità, alla cordialità ed alla squisita gentilezza di questa giovane donna che si occupò del nostro gruppo coccolandoci con quelle attenzioni che si riservano solo ai cari amici, creando così una stima reciproca.

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Qualche giorno fa Diletta mi ha contattata per farmi conoscere le Cantine Natale Gini di cui si occupa in qualità di addetta stampa, PR, marketing e responsabile vendite, sempre con la professionalità che la contraddistingue invitandomi ad una degustazione dei prodotti della Cantina. La filosofia che Lorenzo Gini, pronipote del fondatore, porta avanti nell’Azienda di famiglia mi ha conquistata così come i vini che ho degustato, nel rispetto della tradizione in questa terra del Chianti, in questi terreni colmi di quelli che Leonardo Da Vinci chiamava “nicchi” ovvero i resti fossili delle conchiglie conglomerati di carbonato di calcio ideali per la produzione vinicola, nelle zone collinari di Vinci, Cerreto Guidi e San Miniato in località S. Angelo, con esperienza, amore ed innovazione, vini di alta qualità che egli stesso definisce “vini da compagnia”, che rispecchiano uno stile di vita semplice e schietto, da mettere sulla tavola di tutti i giorni per accompagnare le pietanze che tutti i giorni prepariamo e mangiamo, vini veri. L’intera produzione delle Cantine Natale Gini occupa un posto di prestigio nel panorama vinicolo italiano ed internazionale grazie ai terreni particolarmente adatti alla produzione vitivinicola, agli stessi vitigni autoctoni toscani ed ai metodi di vinificazione realizzata nel profondo rispetto della tradizione.

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Negli anni mi sono sempre più convinta che la condivisione di un buon piatto accompagnato da un genuino bicchiere di vino è il punto di partenza di sincere conoscenze e il consolidamento di grandi amicizie ed è proprio così che è nato il mio blog, grazie a tante cene tra amiche e nel gustare questi vini ho ritrovato l’essenza di qualcosa di intimo che si viene a creare quando le persone provano piacere a passare del tempo insieme. La mia anima da blogger, e soprattutto di buona forchetta, non poteva tacere ed ho immediatamente pensato ad un pranzo che rispettasse la tradizione toscana con ricette da abbinare a questi vini dalle piacevoli caratteristiche gustative, dall’eccellente bevibilità e dai prezzi contenuti grazie alla filiera corta, aspetto da non sottovalutare.

L’entusiasmo contagioso di Diletta, oggi come due anni fa, mi ha dato lo slancio per organizzare una cena tra amici abbinando ad ogni portata i vini delle Cantine Natale Gini e di cimentarmi nella preparazione dei pici fatti a mano. Era da un po’ di tempo che volevo provare a farli, ok ci vuole un po’ di pazienza e tanto tempo, specialmente se a tavola siamo in sei e tutte buone forchette ma il risultato vale il sacrificio; per il condimento ho pensato ad un pesto di cavolo nero, noci e pecorino così da abbinare a questo primo una bottiglia di DIRUPI, vino base dell’Azienda, Sangiovese di razza, vinificato in acciaio a temperatura controllata con macerazione delle bucce di due settimane, un parte del vino viene fatto maturare in piccole botti di rovere francese e dopo il taglio rimane quattro mesi in bottiglia prima di poter essere consumato. Un vino corposo, con un lungo retrogusto e con un intenso profumo di frutti rossi, ciliegie e vaniglia.

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