Torino, “Porta di Po”

La vita, fortunatamente, ci riserva gradite sorprese, incontri inaspettati grazie ai quali riesci a godere di momenti da ricordare. Non ero mai stata a Torino in vita mia, il caso ha voluto che grazie all’iniziativa di Fedora abbia conosciuto virtualmente Francesca, blogger torinese. La  sua simpatia e la disponibilità mi hanno fatto venir voglia di ritagliarmi un week-end nella in questa elegante città. Dopo aver visitato eataly (confesso che nonostante la fama ero un po’ scettica) con conseguente spesa, spesona direi… per la cena ho voluto concedermi un ristorante per assaporare la cucina piemontese, cercavo una cucina vera, di sostanza, attenta alle materie prime, cucinata ad arte, una cucina moderna nel rispetto della tradizione. E siccome sono una donna fortunata l’ho trovata al ristorante Porta di Po. Terminata Via Po, andando verso il fiume, si apre la bellissima piazza Vittorio Veneto, una delle piazze più grandi d’Europa, la più grande interamente porticata e la più grande in Europa tra quelle prive di monumento; qui al numero 1/e si trova il ristorante con una magnifica vista su tutta la piazza. Ad accogliermi trovo Antonio, uno dei due soci insieme allo chef Giorgio Marone, il feeling è immediato, gentile, cordiale, mi ha messo subito a mio agio in un ambiente curato ed essenziale dove però niente è lasciato al caso. L’armonia tra lo stile, l’atmosfera e la cucina è il filo conduttore di questo locale; pochi colori sapientemente bilanciati, il giallo e l’arancio fanno capolino tra i toni del grigio senza predominare, l’eleganza dei modi e una cucina pulita, leggera che riesce a valorizzare i sapori della tradizione con un gusto contemporaneo, equilibrato.

La prima sera, senza macchina fotografica, ho assaggiato il tris di antipasti, che cambia di volta in volta, con uno sformato di porri su fonduta di Toma d’alpeggio, il vitello tonnato (che non ha niente a che vedere con quello che siamo mal-abituati a mangiare) e carne cruda battuta al coltello; baccalà mantecato con polenta e salsa all’acciuga, era dai tempi in cui giravo per Baccari a Venezia che non mangiavo un baccalà mantecato così buono, fatto ad arte; guancia di vitello piemontese brasata al Barbera, della serie… quando la qualità della carne incontra le mani esperte dello chef; e per finire  sorbetto al mandarino, il tutto accompagnato da Dolcetto di Dogliani “Papà Celso” 2009 Az. Agr. Abbona Marziano. La seconda sera mi sono detta “Torino è grande, certamente piena di ristoranti ma perché devo fare un salto nel buio: torno da Antonio e Giorgio!!!”… con la macchina fotografica però!

Mi accolgono con un bicchiere di Deltetto Brut Az. Agr. Deltetto, metodo classico

 Vellutata di carciofi con gamberetto

Vitello tonnato

Gnocchi di patate con fonduta di Castelmagno

Agnolotti del Plin ai tre arrosti con vellutata al Parmigiano

Stinco di maialino in doppia cottura

Tris di sarbetti (Limone, Lime, Mandarino)

Pasticceria mignon, tra cui dei macarons al pistacchio strepitosi

Il tutto accompagnato da Pelaverga Verduno “Speziale” 2010 Az. Agr. F.lli Alessandria

Tutte le volte che parlo di un ristorante lo sottolineo: non sono una critica gastronomica ma credo che l’esperienza  e il cervello mi abbiano dato i mezzi per esprimere un giudizio con cognizione di causa, rimanendo nei limiti di un giudizio personale. Io sono rimasta affascinata, tanto da tornarci due sere consecutive, e poi sbalordita quando ho scoperto che lo chef ha iniziato come autodidatta e solo in un secondo momento ha seguito dei corsi facendo diventare la passione per la cucina la sua vita in maniera sapiente. Antonio era cartolaio e Giorgio rilegatore, sempre lì dove ora c’è il ristorante; mi sarebbe piaciuto conoscerli anche in quella veste… doverosamente sottolineo l’ottimo rapporto qualità-prezzo anche nella carta dei vini e ringrazio entrambi, con tutto lo staff, per aver allietato mente e palato in questa  gita torinese.

Bookmark and Share

Le tagliatelle del Re

Dopo tre quattro ricette in cocotte posto un bel piatto di pasta, un primo di mare; i primi sono il piatto che preferisco, irrinunciabili. La ricetta è di Pateetpattes, l’ho copiata per partecipare al contest di cuocicucidici di gennaio, ci tengo a dirlo, solo per il piacere di partecipare perché non ho avuto molto tempo per tuffarmi nelle squisite ricette di Helga e Magali, tante e invitanti, ma le faccio omaggio volentieri con il mio contributo. La ricetta originale è per 50 persone, mi è piaciuta l’idea, la mia è solo per 3 con delle varianti, il formato di pasta e la presentazione più casalinga ad uso e consumo di figli affamati, in ogni caso è buonissima!

Le tagliatelle del Re

  • 250 g di tagliatelle al peperoncino
  • 18 mazzancolle
  • 9 pomodorini
  • 1/2 bicchiere di vini bianco
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • olio e.v.o.
  • qb
  • sale

In una padella mettere 2 cucchiai d’olio, i pomodorini lavati e tagliati a cubetti, le mazzancolle scottate e pulite (12 intere e 6 tagliate a pezzi) e cuocere per qualche minuto. Salare e sfumare con il vino bianco. Intanto cuocere le tagliatelle, scolarle al dente e saltarle nella padella con in sugo, servire distribuendo 4 mazzancolle per ogni piatto.

Con questa ricetta partecipo al contest di cuocicucidici “The Recipe-tionist” di gannaio, dal 5 al 25 gennaio 2012

Bookmark and Share

Il Peposo dell’Impruneta

 

Anche conosciuto come “Peposo alla fornacina”, si narra fosse il piatto che i fornaciai dell’Impruneta cucinassero alla bocca del forno dove cuocevano, per Filippo Brunelleschi, i mattoni di copertura della cupola di S. Maria del Fiore. Il grande architetto adoperò poi il peposo per nutrire e riscaldare i suoi collaboratori dell’Opera del Duomo, operai di stomaco buono, forti e robusti. Si cuoceva la carne (a volte di scarsa qualità ma nutriente innaffiata di vino dei colli fiorentini). Il pepe che conservava la carne, insieme al sale e alla salamoia era d’uso comune, in qualche modo si doveva pur conservare il cibo.

Il Peposo in uso all’Impruneta

  • 1 kg di muscolo di manzo
  • 3 spicchi d’aglio grandi
  • rosmarino e salvia
  • 750 ml di Chianti
  • 20 g di pepe nero in grani
  • sale  pepe nero macinato

Tagliate a pezzi il manzo e mettetelo in una casseruola a fondo alto con il pepe in grani, l’aglio, il rosmarino e la salvia. Coprite con il vino e cuocete con il tappo per circa tre ore a fuoco basso. Alla fine il peposo dovrà risultare ben ritirato e morbidissimo. Aggiustare di sale e di pepe.

 Con questa ricetta partecipo al contest “La Toscana nel piatto” di Pan di Ramerino, scade il 5 febbraio 2012

Bookmark and Share

I biscotti per il Vescovo

Mi hanno incaricato di preparare un vassoio di biscotti per una ventina di persone per un incontro con il vescovo della mia città. Ho accettato con piacere nonostante il pericolo di essere scomunicata se fossero venuti male… la mia cavia mi ha dato l’OK e il vassoio è partito per il vescovado; tutti soddisfatti!!! Tre impasti per 5 forme diverse, treccine al limone, biscotti al cacao e alla cannella. I primi sono delle treccine greche che ho fatto per la prima volta, dal libro regali golosi del cavolettodibruxelles, ho la fortuna di avere due limoni in giardino, non trattati, molto profumati ottimi per consumare anche la buccia. Quelli al cioccolato li ho fatti tante volte in varie forme e decorandone alcuni con le codette di cioccolato, carini; non ricordo da chi ho preso la ricetta, certamente da un’altra blogger credo un paio di anni fa che attribuiva la ricetta a Pierre Hermè, ci tengo a dirlo anche se non ricordo chi sia. I biscotti alla cannella infine sono un mix di due ricette del libro biscotti di Natale di Barbara Torresan, quindi la ricetta è un po’ ad occhio. Tutti i biscotti, appena sfornati, vanno lasciati raffreddare su una griglia.

Treccine greche al limone (dal libro regali golosi di Sigrid Verbert)

  • 280 g di farina
  • 120 g di burro
  • 100 g di zucchero
  • la scorza di un limone grattugiata
  • 4 cucchiai di panna liquida
  • 1 pizzico di sale
  • 2 tuorli
Sbattere il burro e lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, aggiungere i tuorli e la panna. In un’altra ciotola mescolare la farina con il sale e la buccia del limone grattugiata ed infine aggiungere l’altro impasto. Mescolare per ottenere un impasto omogeneo. Far riposare in frigo per mezz’ora, dopodiché staccare delle palline (di circa 18 g l’una), formare dei salsicciotti lunghi 20 cm, piegarli in due e attorcigliarli delicatamente. Disporre le treccine su una placca da forno rivestita da cartaforno e cuocere per 25 minuti a 180°, fino a doratura.

Biscotti al cacao (Pierre Hermè)

  • 260 g farina 00
  • 30 g cacao amaro
  • 250 g burro morbido
  • 100 g zucchero a velo
  • un pizzico di sale
  • 2 albumi (80 g circa)
Setacciare la farina e il cacao, aggiungere il burro ammorbidito lavorato con lo zucchero a velo, il sale, e i due albumi. mescolare fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. A questo punto si può mettere l’impasto nella “spara biscotti” e scegliere una tra le tante forme (foto 1), oppure formare delle palline con le mani della grandezza di una nocciola, metterle nei pirottini da cioccolatini, schiacciarle leggermente al centro e decorarle con le codette al cioccolato (foto 2), o usare la sac à poche con il becco a stella e dare la forma ad esse ai biscotti (foto 3). Mettere i biscotti su una teglia e infornare nel forno prescaldato a 180° per 10 minuti.

Biscotti alla cannella (ispirata da biscotti di natale di Barbara Torresan)

  • 250 g di farina
  • 125 g di burro tagliato a pezzetti
  • 50 g di zucchero a velo
  • 50 g di zucchero
  • 2 tuorli
  • 3 cucchiai di cannella in polvere
In una ciotola mettere tutti gli ingredienti e impastarli velocemente (a mano o con l’aiuto della planetaria) e formare una palla da avvolgere nella pellicola trasparente e lasciar riposare in frigo per 1 ora. Scaldare il forno a 180°. Stendere l’impasto di uno spessore di circa 4 mm e tagliare i biscotti con un coppapasta tondo (5 cm di diametro). Mettere i biscotti su una placca da forno rivestita da cartaforno e cuocere per 10 minuti, fino a doratura.

 

Bookmark and Share

Stinchi di maiale alla birra

Volevo inaugurare la mia nuova cocotte staub verde  con una bella ricetta e lo stinco di maiale, che non ho mai cucinato, mi è sembrata una buona idea. Mi era stao chiesto a più riprese in casa...”che bella pentola, ci verrebbe bene lo stinco di maiale”…”come era buono lo stinco di maiale che abbiamo mangiato a Bolzano”…“ma lo sai cucinare lo stinco di maiale alla birra?”… quindi grazie a questi messaggi subliminali mi è venuto in mente di preparare gli stinchi di maiale, spontaneamente… ho preparato due contorni, patate lesse e cavolo verza saltato con lo speck,  il risultato ha fatto felici tutti.

Stinchi di maiale alla birra chiara

  • 2 stinchi di maiale
  • 750 ml di birra chiara (artigianale)
  • 1 carota
  • 1 cipolla
  • 1 costa di sedano
  • sale aromatizzato (di nonna Luci)
  • olio e.v.o.
Drogare gli stinchi con il sale aromatizzato, farli rosolare nella cocotte con 3 cucchiai d’olio in maniera omogenea. Aggiungere la carota pulita e tagliata a pezzi, la cipolla mondata e affettata grossolanamente e la costa di sedano lavata e tagliata a pezzi grossi. Aggiungere la birra, coprire e far cuocere per un paio d’ore girando gli stinchi almeno un paio di volte. Controllare la cottura, la carne deve risultare tenerissima. Togliere dal fuoco, togliere  gli stinchi dalla cocotte  per un momento, frullare il sugo che si è creato insieme ai pezzi di verdura e rimettere gli stinchi nel sugo. Servire caldi insieme ai contorni.
Bookmark and Share

Gratin di patate e Bra duro

Dopo un secondo in cocotte, vi propongo un ricco contorno in cocotte. Per questa ricetta ho usato il formaggio di Francesca, uno dei tre del pacco food swap 2011, il Bra duro. Questa ricetta me l’ha insegnata Ce, prima di tutto un’amica da sempre. Nella sua ricetta il formaggio non c’è ma io l’ho voluto aggiungere per gustarmi il dono di Francesca. E’ una ricetta semplice ma che richiede un lungo tempo di cottura specialmente se, come me, si usa una cocotte alta.

Gratin di patate e Bra duro

  • 4 patate
  • 200 ml di panna liquida
  • 150 g di formaggio Bra duro
  • sale e pepe
  • burro per imburrare la cocotte

Sbucciare e lavare le patate, tagliarle a fettine fini con la mandolina. Imburrare la cocotte e stendere un primo strato di patate, poco sale e pepe, una grattugiata di formaggio e un po’ di panna liquida. Procedere in questo modo altrernando gli ingredienti fino ad esaurirli. Finire con la panna liquida. Cuocere in forno a 200° per un ora (a seconda del vostro forno, ognuno conosce il suo, per assicurarsi della cottura delle patae usare un stecchino di legno da spiedini). Servire caldo.

Bookmark and Share

Coniglio alla lionese

Una pentola, una libro e un coniglio… non è una fiaba ma la ricetta di oggi, coniglio alla lionese. La pentola l’ho comprata da Coin alla modicissima cifra di 7,90 euro, il libro l’ho comprato qualche tempo fa, ne ho già parlato qui, “ARROSTI” di Stéphane Reynaud, il coniglio… ma torniamo alla ricetta. Io rimango con il sogno di ritrovare quel sapore del coniglio che mangiavo da piccola, questo è diverso ma veramente molto buono, non ho messo il fegato e il rosmarino, per il resto ho seguito la ricetta, secondo me è venuto un po’ più delicato e più vicino ai nostri gusti.

Coniglio arrosto alla lionese

  • 1 coniglio tagliato a pezzi
  • 3 fette di pancetta affumicata
  • 3 grossi pomodori maturi
  • 3 cipolla rossa
  • 350 ml di vino bianco
  • olio e.v.o.
  • sale e pepe
Mondare le cipolle e affettarle, tagliare i pomodori a pezzi grossi e la pancetta a cubetti. Mettere 2 cucchiai d’olio nella cocotte e rosolare (sul fornello) leggermente i pezzi di coniglio su tutti i lati con la cipolle e la pancetta, quando saranno ben caramellati unire il pomodoro. Aggiungere il vino e sfumare, salare, pepare, coprire con il coperchio e mettere in forno per circa 1 ora a 180°. girare i pezzi di coniglio e cuocere per altri 10 minuti sempre con il coperchio.
Bookmark and Share

Il non-contest di Cinzia e i pizzoccheri con verza e brie

Un non-contest, un modo per conoscere altre appassionate di cucina attraverso la loro cucina. La mia compagna per scambiarci una ricetta è speedy70 di atuttacucina, un blog con tantissime ricette infatti non è stato facile sceglierne una ma mi sono detta, una la posto le altre me le gusto con calma nei prossimi giorni. Amante dei primi ho scelto una ricetta semplice ma gustosa, in linea con la stagione e certamente con i miei gusti; trovo le foglie di verza bellissime la natura ci regala cose meravigliose e ho voluto usare le foglie esterne, quelle più verdi, come letto per presentare questa ricetta in pirofile monodose.

 

Pizzoccheri cavolo verza e brie (per 4 piccole pirofile monodose)

  • 350 g di pizzoccheri
  • 4 patate tagliate a cubettini
  • 1/4 di cavolo verza tagliato a listarelle
  • 4 grandi foflie sbollentate
  • 100g brie a fettine
  • 50 g di parmigiano reggiano grattugiato
  • 6 foglie di salvia
  • 60 g di burro
  • sale e pepe

Portare ad ebollizzione in una pentola capiente abbondante acqua, salare, mettere le patate e la verza e cuocere per10 minuti dalla presa del bollore. Aggiungere i pizzoccheri e continuare la cottura per 13 minuti, mescolando di tanto in tanto. Nel frattempo, in un pentolino, sciogliere il burro con la salvia e lasciare insaporire. Scolare i pizzoccheri  con le verdure, mettere in ogni pirofila una foglia di verza sbollentata, e formare 2 strati in ognuna, alternando tra uno strato e l’altro il brie e il parmigiano. Versare sull’ultimo strato il burro con la salvia e insaporire con una presa di pepe,  passare nel microonde qualche minuto e portare in tavola ben caldo.

Con questa ricetta partecipo al secondo sorteggio del non-contest di ilricettariodicinzia.

Bookmark and Share

Primo mese, primo colore, prima ricetta: black & white… total chic!

Chi ha tempo non perda tempo! Mi ci sono dedicata appassionatamente al nuovo contest di essenzaincucina e mytasteforfoodstimolante e allegro, partecipare è un piacere tanto che mi è venuto in mente un menù intero ma non so se riuscirò a realizzarlo tutto. Ogni mese un colore, si possono postare più ricette seguendo la linea indicata un mese da Valentina (che ha dato inizio alle danze con il nero e bianco per il mese di gennaio) e il successivo da Cinzia e così via per tutto il 2012! Bello eh?! La mia proposta è minimal-chic, una ricetta che ho fatto tante volte per tante cene, un finger semplice che rivisita un classico della cucina pugliese, “ciceri e trie” ovvero ceci e tagliatelle. La ricetta originale è un primo piatto con ceci e tagliatelle che per metà vengono lessate normalmente e l’altra metà viene fritta, il mio finger invece è un bicchierino di ceci passati con le tagliatelle fritte come decorazione. Questa volta  subisce una nuova trasformazione, in bianco e nero naturalmente, ceci neri e tagliatelle bianche con farina di riso!

Finger food “ciceri e trie” in bianco e nero (ceci neri e farina di riso) per 12 bicchierini

  • 100 g di farina di riso
  • 20 g di farina 00
  • 200 g di ceci neri
  • 1 carota
  • 1 cipollotto fresco
  • 1 pomodorino
  • 1 gambo di sedano
  • 1 carota
  • 1 cucchiaio d’olio e.v.o.
  • sale qb
  • olio per friggere

Mettere in ammollo i ceci per 12 ore. Lavare tutte le verdure e tagliarle a cubetti. Mettere le verdure e i ceci sciacquati nella pentola a pressione con mezzo litro d’acqua e cuocere per 30 minuti dal fischio della pentola. Salare, aggiungere l’olio e frullare tutto con il minipimer e disporre nei bicchierini. Preparare l’impasto per le tagliatelle con le due farine, l’acqua e un pizzico di sale ottenendo un impasto sodo. stendere la pasta, ricavare delle tagliatelle e friggerle per un minuto. Salare e disporre sui bicchierini con la passata di ceci. Servire subito ben caldi.

Con questa ricetta partecipo al contest colors & food…what else? Black&white,totalchic” di Cinzia e Valentina dal 5 al 25 gennaio 2012

Bookmark and Share

Baccalà alla vicentina

Non sono livornese di nascita quindi sono giustificata per non aver mai cucinato il baccalà alla livornese… prima o poi, forse. A richiesta, invece, mi sono cimentata in un ancor più sconosciuto baccalà alla vicentina. La ricetta l’ho presa qui, dalla Venerabile Confraternita Del Baccalà Alla Vicentina… ho fatto qualche piccola modifica per adattarlo ai miei gusti e per essere stato il primo tentativo senza avere un tangibile termine di paragone, mi ritengo soddisfatta! Ah, dimenticavo, servitelo accompagnato da una bella polenta calda, abbinamento perfetto!

Baccalà alla vicentina ( per 12 persone)

  • 1 chilo di stoccafisso secco
  • 250 g di cipolle
  • 1/2 litro di olio e.v.o.
  • 3 acciughe sotto sale
  • ½ litro di latte fresco
  • farina bianca qb
  • 50 g di parmigiano reggiano  grattugiato
  • 1 ciuffo di prezzemolo tritato
  • sale e pepe

“Ammollare lo stoccafisso, già ben battuto, in acqua fredda, cambiandola ogni 4 ore, per 2-3 giorni. Aprire il pesce per lungo, togliere la lisca e tutte le spine. Tagliarlo a pezzi. Affettare finemente le cipolle; rosolarle in un tegamino con l’olio, aggiungere le acciughe sotto sale tagliate a pezzetti; per ultimo, a fuoco spento, unire il prezzemolo tritato. Infarinare i vari pezzi di stoccafisso, irrorati con il soffritto preparato, poi disporli uno accanto all’altro, in un tegame di cotto o alluminio oppure in una pirofila (sul cui fondo si sara’ versata, prima, qualche cucchiaiata di soffritto); ricoprire il pesce con il resto del soffritto, aggiungendo anche il latte, il grana grattugiato, il sale, il pepe. Unire l’olio fino a ricoprire tutti i pezzi, livellandoli. Cuocere a fuoco molto dolce per circa 4 ore e mezzo, muovendo ogni tanto il recipiente in senso rotatorio, senza mai mescolare. Questa fase di cottura, in termine “vicentino” si chiama “pipare”. Solamente l’esperienza saprà definire l’esatta cottura dello stoccafisso che, da esemplare ad esemplare, può differire di consistenza. Il baccalà alla vicentina è ottimo anche dopo un riposo di 12/24 ore. “

Bookmark and Share